Kimi Antonelli scopre in diretta TV a Singapore che può vincere il Mondiale F1 ad Austin: “Davvero?”

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Kimi Antonelli scopre soltanto nell’intervista TV dopo il podio di Singapore che ad Austin potrà già vincere il Mondiale F1. La sua reazione arriva dopo un weekend durissimo tra nuova Mercedes, problemi ai freni, caldo, liquido nell’abitacolo e track limits.

Kimi Antonelli arriva sul podio del GP di Singapore dopo uno dei weekend più complicati della sua stagione in F1 e scopre soltanto davanti alle telecamere ciò che ha appena conquistato. Nell'intervista ufficiale con F1 TV dopo la bandiera a scacchi della gara vinta da Verstappen, Jenson Button gli fa infatti notare che ad Austin avrà già la prima possibilità matematica di diventare campione del mondo di Formula 1. L'italiano spalanca gli occhi: "Posso? Davvero?". Poi quasi si corregge da solo e torna sulla linea seguita per tutto l'anno, cioè pensare al prossimo weekend e provare a fare il massimo. La classifica piloti 2026, però, adesso recita 340 punti contro i 238 di George Russell, vale a dire 102 lunghezze di distacco.

Per capire da dove deriva l'incredulità basta volgere lo sguardo a ciò che il 20enne bolognese ha dovuto attraversare nel fine settimana sul circuito di Marina Bay. Mercedes aveva infatti scelto il suo box per continuare l'esperimento con la nuova W17 che non aveva funzionato come sperato a Sepang, mentre il suo compagno di squadra era tornato alla vecchia specifica. Venerdì il confronto era stato durissimo: Russell secondo nella Qualifica Sprint, Kimi settimo a quasi sette decimi, con una macchina definita "molto difficile" e imprevedibile. Tornare completamente indietro durante il weekend era impossibile per la complessità delle modifiche.

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Mercedes ha provato a fare una retromarcia in corso d'opera cambiando profondamente l'assetto. E sabato il classe 2006 ha cominciato a intravedere finalmente il vero potenziale del nuovo pacchetto: quarto nella Sprint e poi quarto anche nelle qualifiche del GP, questa volta a soli 189 millesimi dalla pole. La nuova W17 continuava ad avere una finestra di funzionamento strettissima, ma Antonelli aveva almeno ritrovato abbastanza fiducia da puntare apertamente al podio.

Domenica invece il problema arriva ancora prima di partire. Sulla griglia i freni della Mercedes smettono di fornire correttamente informazioni, apparentemente per un sensore, e i meccanici devono intervenire sulla vettura pochi minuti prima del giro di formazione permettendogli comunque di prendere il via.

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Poi comincia il calvario dentro l'abitacolo. Singapore è una delle gare che più di tutte mette alla prova il fisico dei piloti e l'emiliano aveva deciso di correre senza gilet refrigerante, dopo aver raccontato che in passato un guasto al sistema gli aveva addirittura pompato addosso acqua a circa 50 gradi provocandogli un colpo di calore.

Durante la gara segnala del liquido tra i piedi, poi arriva una comunicazione molto più allarmante: "Non ho freni, sono andato dritto", riferendosi al fatto che la corsa del pedale del freno si era allungata rispetto a quella che aveva inizialmente. Mercedes controlla i dati e, dopo alcuni giri, la situazione sembra rientrare. Nel frattempo Antonelli, come spesso gli è capitato in questa stagione, deve anche stare attentissimo ai track limits: il bolognese riceve infatti una bandiera bianca e nera arrivando al limite della penalità.

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Eppure è proprio negli ultimi giri che costruisce il podio. Approfitta della battaglia tra Hamilton e Norris, passa la McLaren e la Ferrari e porta la sua Mercedes al terzo posto allungando poi oltre i cinque secondi che avrebbe potuto prendere nel caso di un ulteriore track limit. Russell, partito dal fondo per il cambio della power unit, risale soltanto fino alla nona posizione. In un weekend cominciato con la sua macchina quasi ingestibile, il leader del campionato guadagna altri 13 punti sul compagno, avversario diretto per il titolo.

Da Austin restano ora cinque Gran Premi e 125 punti disponibili. E Kimi Antonelli arriva in Texas con 102 lunghezze di margine e con la prima occasione per chiudere il Mondiale già a 20 anni, diventando il più giovane campione della storia della Formula 1. Lui, almeno davanti alle telecamere di Singapore, sembrava essere l'ultimo ad aver fatto i conti.

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