Davide Valsecchi: “Antonelli vince il Mondiale anche non presentandosi più. Russell? Kimi sportivamente lo ha ucciso”
Per Davide Valsecchi il Mondiale di Kimi Antonelli è ormai molto più vicino di quanto dica la matematica. L’ex pilota e opinionista, intervistato da Fanpage.it, considera superata la fase mentalmente più difficile della stagione e vede nel ventenne Mercedes una tranquillità fuori dal comune: a suo giudizio il passaggio decisivo è arrivato già a Baku, quando Antonelli ha gestito la pressione senza errori e senza prendere rischi inutili. Ora, con il vantaggio accumulato e la possibilità di diventare campione del mondo già ad Austin, per Valsecchi è soprattutto una questione di tempo.
Il giudizio diventa ancora più netto quando il discorso si sposta sul confronto interno alla Mercedes. "Kimi lo ha ucciso sportivamente parlando", dice Valsecchi riferendosi a George Russell, convinto che la velocità mostrata da Antonelli abbia progressivamente messo in crisi il compagno. E quando gli ricordiamo che a Singapore Kimi ha scoperto quasi con sorpresa di poter chiudere il Mondiale già ad Austin, Valsecchi non ha dubbi: quella reazione era autentica, perché a suo giudizio Antonelli ormai non ha bisogno di fare calcoli.
Kimi può diventare campione del mondo già ad Austin. È questo il momento in cui cambia davvero tutto nella testa di un pilota?
"Sono convinto che la parte peggiore mentalmente per lui sia già passata. Era quando Russell credeva ancora nella rimonta. Ora può vincerlo matematicamente già alla prossima, ma gli bastano talmente pochi punti che anche se dovesse fare male per diverse gare consecutive resterebbe comunque nella posizione ideale".
Qual è stato allora il momento psicologicamente più difficile?
"Probabilmente Baku. Lì ha corso tranquillo, una gara molto accorta, prudente, ben calcolata nei sorpassi. Non ha mai preso rischi inutili ed è rimasto fuori da tutti i problemi. Secondo me quella era la fase più complicata mentalmente e l'ha superata molto bene".
Adesso invece che situazione vive?
"Adesso è soprattutto una questione di tempo. Dietro di lui c'è una battaglia enorme: Russell dovrebbe praticamente vincerle tutte, ma ci sono le Ferrari, Verstappen e tanti altri piloti in mezzo. Kimi è vicino a realizzare non semplicemente qualcosa di grande o un sogno, è vicino a fare la storia".
Pensi che possa comunque sentire la pressione?
"Qualche pensiero naturalmente lo avrà. Ma anche se facesse tre weekend consecutivi meno buoni, con quella macchina significherebbe magari arrivare sesto o settimo. L'unica cosa che deve fare è evitare di combinare grossi guai in tutte le gare, e sinceramente non mi sembra proprio il tipo di pilota portato a farlo".
A Singapore ha fatto un'altra gara molto solida. Ti ha confermato questa impressione?
"Sì, ha fatto un'altra bellissima gara, condita anche dal sorpasso nel finale. Sta facendo tutto talmente bene che non sono preoccupato. Credo che nelle prossime gare continuerà semplicemente a dare il massimo, perché ormai gli manca relativamente poco per avere la certezza matematica".
Ad Austin però chiudere il Mondiale non sarà semplice.
"No, perché lì deve vincere e ha bisogno anche di una serie di risultati favorevoli. Ma se non succede ad Austin, può succedere alla gara dopo o a quella successiva. Per questo secondo me non c'è motivo di caricarsi di pressione".
Quando gli hanno detto che poteva diventare campione già ad Austin è sembrato quasi sorpreso. Era spontaneità vera?
"Secondo me sì, spontaneità vera. Appena finita una gara non sai nemmeno esattamente quanti punti abbia fatto il tuo compagno o quali siano tutte le combinazioni. Anch'io quando l'ho sentito ho pensato: ‘Davvero? Con così tante gare ancora da disputare?'. Mi è sembrata una reazione assolutamente naturale".
Da pilota vorresti conoscere tutte le combinazioni prima di un weekend così?
"No. Non ti fissi su queste cose. Se non lo vince lì, lo vincerà dopo. Non ha senso sprecare energie facendo calcoli e preoccupandosi. Kimi ha un ottimo management e una famiglia che lo segue bene. Credo che gli diranno semplicemente di divertirsi e continuare a correre come sta facendo".
Quindi deve ignorare i numeri?
"La cosa grandiosa non sono i numeri, è che sta correndo benissimo. Invece di perdersi nei pensieri sul Mondiale, continua a fare grandi weekend. Anche quando Russell sembrava più veloce, Kimi è rimasto sempre lì, piazzato bene e senza errori, mentre Russell per esempio ha sbagliato quando era davanti nella Sprint".
Qual è l'errore peggiore che potrebbe fare adesso? Diventare troppo conservativo?
"Il Mondiale per me è talmente indirizzato che dovrebbe fare qualcosa di veramente assurdo per perderlo. Dovrebbe praticamente smettere di andare alle gare o cambiare completamente atteggiamento. E sinceramente non vedo nulla nel suo carattere che faccia pensare a una cosa del genere".
Quindi non temi che inizi a correre pensando soltanto a non sbagliare?
"No. Ha già fatto talmente tante cose difficili quest'anno che portare a casa questa situazione mi sembra la parte più semplice. È stato superiore per tutta la stagione e adesso deve soltanto continuare a fare quello che ha fatto finora".
Hai detto che è stato superiore persino a Verstappen nell'adattamento ai nuovi regolamenti.
"Sì. Verstappen adesso sta correndo ai suoi massimi ed è fortissimo. Ma Antonelli è stato incredibilmente bravo ad adattarsi subito ai nuovi regolamenti, a non lamentarsi e ad andare forte fin dall'inizio mantenendo un livello altissimo. Questa è una parte enorme del lavoro che ha fatto".
E il confronto interno con Russell?
"Ha stracciato il suo compagno. Per lunghi tratti Mercedes aveva una macchina nettamente superiore, quindi il vero confronto era soprattutto interno. E quando la macchina non è più stata dominante, Kimi ha continuato a portare a casa i risultati".
Cosa ti impressiona di più nel modo in cui gestisce le gare?
"La tranquillità di fondo. Quella lucidità nei pensieri anche sotto il massimo sforzo è sempre stata una qualità dei grandi campioni. Guarda il monitor, capisce come si sta sviluppando la gara e riesce a far sembrare normali cose che per altri sarebbero difficilissime".
È questa la sua vera grandezza?
"Forse sì. Ha una tranquillità fuori dal comune nello svolgere un lavoro che è estremamente adrenalinico. Poi naturalmente ci sono velocità e talento, ma quell'attitudine gli ha permesso di fare praticamente una stagione perfetta".
Ha commesso pochissimi errori. Quanto conta?
"Qualche piccolo errore c'è stato, ma parliamo di stupidaggini rispetto agli avversari. In una stagione nella quale vai così forte qualche sbaglio può capitare. Nel complesso ha corso con una serenità e una continuità impressionanti".
Russell invece sembra essere entrato in difficoltà proprio mentre Kimi continuava a crescere.
"Sì. La velocità di Kimi secondo me lo ha sorpreso molto. E adesso sembra che Russell faccia più fatica anche nella naturalezza con cui affronta le situazioni. Quando il tuo compagno fa sembrare semplici certe cose, per te può diventare ancora più complicato".
Quali sono state le gare simbolo della stagione di Antonelli?
"Per me ha messo due pietre miliari. La vittoria a Monte Carlo, dove ha dominato con una tranquillità incredibile e ha dato distacchi enormi, cosa rarissima negli ultimi anni. E poi Monza, con quella rimonta nella quale superava gli avversari quasi fossero birilli".
Quanto ti ha impressionato la prestazione di Monza?
"Da quando guardo la Formula 1 dal vivo credo di aver visto quattro o cinque performance di quel livello. Mi vengono in mente certe rimonte di Verstappen o Vettel. Quello che ha fatto Kimi a Monza appartiene a quel tipo di prestazioni che ricordi per anni".
La sua serenità è naturale o ha dovuto impararla?
"Attenzione a dire che gli venga tutto facile. In passato ha commesso errori importanti. A Monza, al debutto in un weekend ufficiale di Formula 1, finì contro le barriere. Anche l'anno scorso a Imola, con amici, famiglia e pubblico italiano, aveva sentito molto la pressione. Quindi non è infallibile".
Quest'anno però sembra diverso.
"Probabilmente ha lavorato anche su questo. Un anno in più di esperienza ti solidifica, e forse la prima vittoria lo ha liberato: quando hai già dimostrato di poter vincere, puoi pensare ‘la parte più difficile l'ho fatta'. Da quel momento, se la macchina vale la vittoria vinci, se vale il terzo posto fai terzo".
Quindi non è corretto dire che non senta la pressione.
"No. Ha dimostrato in passato che può sentirla. Ma quest'anno l'ha gestita benissimo ed è stato praticamente infallibile. E sono convinto che non butterà via nulla adesso. Anzi, nei momenti più importanti mi è sembrato spesso nella sua versione migliore".
Monte Carlo è l'esempio principale?
"Sì. Quello che ha fatto a Monte Carlo non lo vedevo da anni: andare via in quel modo, con quella superiorità e quella tranquillità, è qualcosa di rarissimo. E Monza, allo stesso modo, è una di quelle prestazioni che metto sulle dita di una mano tra quelle viste dal vivo".
A vent'anni, qual è la caratteristica che ti sembra davvero fuori dal comune?
"A parte gli aspetti mentali, che andranno verificati nel tempo, direi senza dubbio la velocità. L'anno scorso Russell era considerato allo stesso livello di piloti come Leclerc o Norris, uno dei potenziali campioni del mondo. Kimi quest'anno lo ha ucciso sportivamente parlando".
Pensi che abbia inciso anche psicologicamente su Russell?
"Sì. Credo che la velocità mostrata da Antonelli già dalle prime gare abbia progressivamente demoralizzato Russell. Quando non riesci più a pareggiare il tuo compagno inizi a cercare altro: provi setup differenti, cerchi qualcosa nella macchina e rischi di entrare in una spirale negativa".
Quindi tutto nasce dalla velocità pura?
"Per me sì. Puoi essere intelligente e fortissimo mentalmente, ma se sei bravo per arrivare settimo non cambia nulla. Antonelli è abbastanza veloce da mettere in difficoltà piloti che fino a ieri consideravamo potenziali campioni del mondo. Poi sopra quella velocità ci mette tutte le altre qualità mentali".
Come parte Russell il prossimo anno dopo una stagione così?
"I piloti di quel livello hanno una sicurezza enorme in se stessi. Russell andrà in vacanza, tornerà e si convincerà che può battere Antonelli. Si costruirà qualsiasi spiegazione possibile per credere che quest'anno ci siano state condizioni particolari e che il prossimo possa essere il suo anno".
È un meccanismo tipico dei grandi piloti?
"Sì. Per stare a quel livello devi essere speciale anche mentalmente. Devi trovare dentro di te qualcosa che ti permetta di credere ancora di poter vincere, anche dopo una batosta. Il fatto che Russell ci riproverà per me è garantito. Che riesca davvero a battere Antonelli è un altro discorso".
Quanto è pesante la batosta ricevuta quest'anno?
"Molto. È questo che mi preoccupa maggiormente per Russell. Non è detto che un pilota riesca sempre a riprendersi da una stagione nella quale il compagno lo ha battuto in maniera così netta. Però quelli che arrivano in Formula 1 sono persone speciali e possono reagire anche a situazioni del genere".
Cosa dovrebbe fare Russell per cambiare subito la dinamica?
"La cosa fondamentale sarebbe presentarsi ai primi test e battere Antonelli sul piano della velocità. Se riesce a farlo può incrinare qualcuna delle sicurezze che Kimi ha costruito quest'anno. Ma se arrivi alla prima gara e Antonelli è ancora davanti, allora rischi di essere spacciato perché ricomincia immediatamente la stessa storia".
E per Russell l'anno prossimo sarà ancora più difficile se Kimi arriverà da campione del mondo.
"Esatto. Antonelli avrà un anno di esperienza in più e soprattutto la sicurezza derivante dall'essere diventato campione. Abbiamo visto quanto sia cresciuto dopo la prima vittoria: appena ne ha ottenuta una, ne sono arrivate altre. Immagina quanto può crescere dopo aver vinto un Mondiale".
Tu hai vissuto personalmente un finale di campionato in lotta per il titolo. Come affrontavi il match point?
"Quando mi giocavo il titolo in GP2 contro Luiz Razia arrivai all'ultimo weekend sapendo che mi bastavano determinate combinazioni. Ti giuro che non ci pensavo praticamente. Mi dicevo: ‘sono primo in campionato, l'ho battuto tante volte, perché dovrei preoccuparmi proprio adesso?'".
Quindi davvero i calcoli passano in secondo piano?
"Sì. Alla fine mi bastava arrivare quarto e arrivai proprio quarto, ma non perché stessi guidando per quel risultato. Quando hai costruito il vantaggio durante tutta la stagione, la parte difficile l'hai già fatta. Secondo me Antonelli si trova esattamente in questa situazione".
Come immagini che vivrà le prossime gare?
"Credo che sarà soprattutto esaltato dal fatto di continuare a correre bene. Quando sei in un momento così positivo quasi non vuoi che arrivi l'inverno. Io ricordo che quando finì la mia stagione ero arrabbiato perché non avevo più gare da fare".
Quindi zero paura e tanta voglia di continuare?
"Secondo me sì. Continuerà a concentrarsi sull'essere il miglior pilota Mercedes e a portare punti anche quando la macchina non sarà la più forte. Essere quello che riesce sempre a ottenere il massimo dà tantissima fiducia al pilota e soprattutto alla squadra".