Il numero 50 di Jason Dupasquier non verrà assegnato a un altro concorrente della Moto 3 e sarà ritirato dalla competizione. Un piccolo gesto, nulla rispetto al dolore fortissimo per la tragedia avvenuta, ma importante (anche) per non dimenticare e onorare la sua memoria. La morte del pilota 19enne svizzero ha sconvolto il mondo delle corse, "nulla ha più senso e ti chiedi che ci fai ancora lì", è stato il filo conduttore che ha accomunato la reazione di tutti i protagonisti. L'incidente avvenuto nelle qualifiche del Gran Premio d'Italia al Mugello ha lasciato il segno e venerdì prossimo (18 giugno) sull'asfalto del Sachsenring – dove si svolgerà il GP di Germania – verrà celebrata la cerimonia per ricordare quel ragazzo strappato troppo in fretta ai suoi sogni, alla vita.

Il terribile incidente di Dupasquier al Mugello

Azionare la sequenza videoclip e tornare indietro al giorno dell'impatto è dura. "Perdere un figlio è straziante", le parole di Paolo Simoncelli, padre di Marco, il ‘Sic' che in Malesia restò vittima di una carambola molto simile a quella capitata all'elvetico. Sembra ieri, è come se il tempo si fosse fermato a quel ‘maledetto highside' capitato a Dupasquier alla curva Arrabbiata 2: caduto sull'asfalto, finito in quel punto cieco del tracciato dove i rischi sono altissimi, era stato colpito dalla sua moto (piombata addosso nella carambola) e dai mezzi di altri due piloti, il giapponese Sasaki e lo spagnolo Alcoba. "Credo di averlo preso alle gambe", disse quest'ultimo a caldo raccontando lo shock di quei momenti.

La morte in ospedale per le lesioni gravissime

Un giorno e mezzo, tanto è durata l'agonia del giovane che all'ospedale ‘Careggi' di Firenze era arrivato in condizioni disperate, trasportato in elicottero dopo il soccorso ricevuto in pista. Dupasquier aveva subito un delicato intervento di neurochirurgia per le gravissime lesioni riportate alla testa (oltre all'addome e al torace). Non è servito a salvargli la vita, il 30 maggio ha esalato l'ultimo respiro.