Hamilton a Barcellona spiega il ruolo di Carlo Santi nella sua svolta in Ferrari: “Non sapevo chi fosse”

Lewis Hamilton nel GP di Barcellona della Formula 1 2026 ha vinto la sua prima gara con la Ferrari e sul podio non ha voluto accanto soltanto un rappresentante qualsiasi della squadra. Con lui c'era Carlo Santi, l'ingegnere di pista diventato in pochi mesi una delle figure centrali della sua rinascita a Maranello. Una scelta tutt'altro che casuale, perché dietro la prima vittoria in rosso del sette volte campione del mondo c'è anche il rapporto costruito con l'uomo che ha raccolto un'eredità pesantissima: quella di Peter Bonnington, il "Bono" degli anni d'oro in Mercedes.
Nel post-gara del GP di Barcellona, quando gli è stato chiesto cosa avesse provato ad avere Santi accanto durante l'inno, Hamilton ha raccontato l'inizio di un legame nato quasi dal nulla: "Non ci conoscevamo, non avevamo mai parlato e non sapevo davvero molto di lui. Non sapevo niente di lui. Ci siamo incontrati e penso che ci siamo trovati subito".

Chi è Carlo Santi, l'uomo "nascosto" nel remote garage di Maranello
L'ingegnere veronese, infatti, non era partito come scelta definitiva. Dopo il difficile primo anno di Hamilton in Ferrari e la separazione tecnica da Riccardo Adami, il suo nome era stato indicato inizialmente come soluzione ad interim temporanea, mentre a Maranello era arrivato dalla McLaren Cedric Michel-Grosjean che, dopo un primo periodo di ambientamento, avrebbe dovuto assumere il ruolo di ingegnere di pista. Ma è stato proprio il sette volte campione del mondo a spingere per dare continuità al rapporto con Santi, dopo aver trovato con lui una comunicazione più naturale e un metodo di lavoro più vicino alle sue esigenze.
Carlo Santi, però, non è un volto nuovo dentro la Ferrari. È cresciuto nell'area tecnica del Cavallino, ha lavorato nella dinamica veicolo, nella simulazione e poi nel gruppo Formula 1. Il suo nome era rimasto quasi invisibile all'esterno fino al secondo ciclo ferrarista di Kimi Raikkonen: prima come performance engineer nel 2016 e nel 2017, poi come ingegnere di pista nel 2018, l'ultima stagione del finlandese a Maranello e quella della sua vittoria ad Austin, l'unica del suo secondo passaggio in rosso.
Dopo l'addio del finlandese e l'arrivo di Charles Leclerc, l'ingegnere veneto era rimasto in Ferrari ma in un ruolo più defilato, lontano dal muretto e dai team radio ascoltati da tutti. Dal 2019 ha lavorato soprattutto nel remote garage di Maranello, la struttura che durante i weekend di gara supporta in tempo reale gli ingegneri in pista: un lavoro meno visibile, ma centrale per l'analisi delle prestazioni, per il supporto operativo e per le attività di medio-lungo periodo che coinvolgono più reparti della squadra. Poi l'incontro casuale con Hamilton che lo ha riportato improvvisamente sotto i riflettori.

Carlo Santi, il "Bono italiano" che Hamilton ha voluto tenere con sé
Già nelle scorse settimane il 41enne di Stevenage lo aveva definito il suo "Bono italiano": un paragone pesantissimo, perché Bonnington è stato molto più di una voce alla radio nella carriera di Hamilton. È stato il filtro tecnico, emotivo e strategico dei suoi anni migliori. Con Santi, però, il britannico ha ritrovato qualcosa che nel primo anno Ferrari sembrava essersi perso: la possibilità di descrivere la macchina, curva per curva, e sentirsi capito.
Dopo Barcellona lo ha spiegato con parole ancora più personali. "È fantastico potersi connettere con un ingegnere diverso da quello a cui ero abituato", ha detto Hamilton, sottolineando quanto sia stato speciale condividere quel momento con Santi. Poi il dettaglio umano: "È molto, molto tranquillo. Si capisce che gli è difficile esprimere le emozioni. Io gli do questi grandi abbracci e lo tiro dentro, dicendogli grazie".
La frase più significativa, però, è arrivata subito dopo: "Mi piace pensare che questo abbia probabilmente riacceso l'amore che ha per essere un ingegnere, così come ha fatto con me come pilota". In poche parole Hamilton ha spiegato la sua svolta: non solo una Ferrari più competitiva, non solo una strategia perfetta a Barcellona, ma un ambiente tecnico finalmente costruito attorno a un linguaggio condiviso.
La vittoria del Montmelò diventa così il simbolo di un percorso più lungo. Nel 2025 Hamilton era sembrato spesso un corpo estraneo dentro la Ferrari. Nel 2026 ha ottenuto cambiamenti, ha ritrovato fiducia e ha scelto di aggrapparsi a una voce nuova. Quella di Carlo Santi, l'uomo che non conosceva nemmeno e che ora ha voluto con lui sul podio della sua prima, storica vittoria in rosso.