Guido Meda: “Mi accusavano, ma non ho giustificato Bezzecchi. Sapevo che Marc Marquez non si ritirava”

Il punto di svolta della stagione del motorsport si decide adesso, tra asfalto rovente e strategie millimetriche. Abbiamo incontrato Guido Meda al termine della presentazione What’s Next dei palinsesti della prossima stagione di Sky. Per lo sport, con Meda, vicedirettore di Sky Sport e responsabile della redazione motori, abbiamo parlato dei prossimi appuntamenti in calendario 25 tappe da qui alla fine dell'anno tra MotoGP e Formula 1. Un conteggio che, inevitabilmente, si moltiplica a dismisura se si allarga l’orizzonte ai weekend di Moto2 e Moto3, fino a toccare la Superbike mai così spettacolare, dove Nicolò Bulega sta letteralmente dominando la scena.
Tra le grandi novità svelate sul palco c’è anche l’ingresso ufficiale del giovanissimo talento Kimi Antonelli come nuovo testimonial di Sky Italia, a conferma di un filo rosso che lega sempre di più la scuderia dei motori alle storie dei futuri campioni. Subito dopo la presentazione, abbiamo spento i riflettori del palco per accendere il registratore. Ne è nata una chiacchierata senza filtri, dritta al punto, in pieno stile Meda: dalle difficoltà e la metamorfosi psicologica di Marco Bezzecchi al "fattore" Marc Márquez, fino al fascino enigmatico di Ai Ogura e le nuove scommesse tecniche che ridisegneranno la griglia di partenza del prossimo anno.
Un anno fa, proprio in questo periodo, ci eravamo lasciati con una tua dichiarazione molto precisa su ciò che ti mancava ancora da fare professionalmente: avevi detto che ti sarebbe piaciuto commentare l'America's Cup in Italia ( e manca poco, nda) e, subito dopo, la vittoria di un campionato mondiale da parte di Marco Bezzecchi. Al di là dei tre zeri consecutivi che ha collezionato in queste ultime gare, ti aspettavi un inizio di stagione così?
Sì, me lo aspettavo, ma voglio chiarire che non lo dico perché mi ritengo un mago, un indovino o un genio dei pronostici. Il motivo è molto più pratico: quando sei dentro questo ambiente da così tanto tempo e diventi a tutti gli effetti un cittadino del paddock, impari a osservare e a decifrare l'evoluzione naturale delle cose, delle persone, dei piloti e anche dei mezzi tecnici. Sono dinamiche che finisci per comprendere perché le vedi nascere e svilupparsi da vicinissimo, giorno dopo giorno.
E poi diciamo che arrivava da un ottimo finale di stagione 2025.
Esatto, non dobbiamo dimenticare che Marco aveva chiuso la scorsa stagione vincendo le ultime tre gare di fila. Per questo motivo non poteva che ripartire da quel livello di competitività e con quegli stessi favori del pronostico. Poi, per la verità, si tende a dire "al di là dei tre zeri", come se potessimo cancellarli con un colpo di spugna, ma la realtà è che quei tre passaggi a vuoto pesano tantissimo. Sono un ingombro enorme, un fardello grosso come un macigno nella sua stagione attuale.
Tre zeri sono pesanti, però…
Sì, e la cosa interessante è che sono arrivati per tre motivi completamente diversi tra loro: il primo è stato puramente fortuito, legato a un errore del suo compagno Martin; il secondo è derivato da una componente mentale ed emotiva, una sorta di corto circuito dovuto alla frustrazione del momento; il terzo, invece, è stato sportivo e meno male che è uscito solo con qualche graffio dalla super caduta ad Assen.

Tornando per un attimo all'episodio che ha coinvolto Bezzecchi e il marshall: ti aspettavi un provvedimento così severo e rigido nei suoi confronti?
No, per essere del tutto sincero non mi aspettavo una sanzione di questa portata. Però voglio che sia chiara una cosa, partendo da un presupposto che per me è fondamentale: quel tipo di gesto non si giustifica in alcun modo, e io non mi sognerei mai di farlo. Ci tengo a precisarlo perché subito dopo il fatto qualcuno mi ha accusato sui social di aver cercato di giustificarlo. Io non ho giustificato l'atto in sé, mi sono limitato a spiegare la dinamica profonda dal punto di vista del pilota. Ho detto che il marshall ha commesso l'errore di toccare il motore della moto, e a un pilota puoi toccare qualsiasi cosa, puoi dire qualunque cosa, ma non devi mai toccargli il motore o la moto in quel modo, specie subito dopo una caduta. A Bezzecchi è partito un gesto inconsulto, dettato dall'adrenalina, un gesto che resta schifoso ed esecrabile, e su questo non ci piove. Sappiamo tutti che è stato un errore. Il punto è che non so quale potesse essere la sanzione ideale o "giusta" in un caso del genere. Non so se sarebbe stato meglio optare per una multa pecuniaria molto pesante, magari abbinata a due giornate di squalifica o a dei lavori socialmente utili. La Federazione ha deciso per questa linea dura ed è andata così, la decisione è presa e non si discute.
Come si va avanti?
Quello che dobbiamo fare adesso è scavalcare la polemica e cogliere il vero significato profondo che sta dietro a questo provvedimento. Il messaggio è chiaro: questo sport, e il mondo dello sport in generale oggi, non tollera e non può più tollerare alcun tipo di gesto che possa anche solo lontanamente richiamare l'idea della violenza o dell'irruenza fisica. È stata una sanzione fortemente esemplare ed educativa, nata per mettere un punto fermo. Di intemperanze, reazioni scomposte e gestacci ne ho visti a centinaia nel corso della mia carriera, e molti di questi, forse anche peggiori, in passato sono passati del tutto inosservati. Ma una volta il motociclismo era un mondo decisamente più rustico, ruspante, tollerante verso certi sfoghi. Oggi l'attenzione mediatica e l'immagine pubblica contano moltissimo, c'è una sensibilità diversa e giustamente la direzione gara deve porre dei limiti chiari e dire "signori, da qui in avanti questo non è più ammesso".

In questo scenario, come vedi la situazione nel gruppo di testa e tra gli inseguitori?
Guarda, è del tutto ovvio che Márquez lo vediamo ancora tutti pienamente in grado di giocarsela e di esprimersi ad altissimo livello. È un'opinione diffusa, un istinto che ho anche io e che condivido con la maggior parte degli appassionati e degli addetti ai lavori. Se guardiamo al pacchetto complessivo degli inseguitori, quello che sulla carta ha più crediti di tutti è indubbiamente lui. E il motivo è persino banale: parliamo di un pilota che ha vinto più di chiunque altro, che ha un palmarès che fa semplicemente paura e che ha ampiamente dimostrato nel corso della sua intera carriera di saper recuperare dalle situazioni più disperate.
Anche se non è più il Marc dello scorso anno…
E bisogna fare attenzione, perché in quel pacchetto di testa non c'è solo lui: ci sono almeno sei o sette piloti racchiusi in pochissimo spazio. Quest'anno Márquez, forse a causa dei troppi acciacchi fisici che si porta dietro, forse per un po' di fisiologica stanchezza, o forse semplicemente perché è stato molto intelligente e maturo in certe occasioni specifiche, ha preferito gestire. Ha capito quando era il caso di accontentarsi del piazzamento senza andare a rischiare il tutto per tutto o la caduta a ogni costo. Proprio per questa sua gestione oculata, a mio avviso, è quello che ha i margini più ampi per recuperare terreno.
Bez lo vedi ancora protagonista?
Certo. In tutto questo, sarebbe una storia bellissima, oltre che estremamente giusta dal punto di vista sportivo, se Bezzecchi riuscisse finalmente a far girare questa ruota dalla parte giusta. Non dimentichiamoci mai che Marco è un essere umano straordinario ma anche estremamente sensibile, un ragazzo che vive e si accende di sentimenti puri. Le lacrime e le scuse pubbliche che abbiamo visto dopo l'episodio con il marshall sono state un momento molto bello, emozionante, che ha mostrato il suo lato più vero. Lui è così, prende tutto di petto, nel bene e nel male. A volte gli parte una reazione d'istinto che può essere brutta o sbagliata sul momento, ma fa parte della natura di un uomo che corre guidato dalle emozioni e dagli impulsi. È una persona autentica, accesa dai sentimenti.

Parliamo di pista, dal tuo punto di vista di commentatore, è più stimolante e divertente raccontare un campionato del mondo caratterizzato da questa totale incertezza? Certo, vedere così tanti errori da parte dei protagonisti a volte dispiace, perché si ha quasi l'impressione che non vinca necessariamente il pilota più forte in assoluto, ma quello che sbaglia meno o che rimane in piedi quando gli altri cadono…
Sì, mi rendo conto che possa sembrare un discorso un po' cinico se analizzato freddamente dall'esterno. Sembra quasi che chi racconta o chi guarda vada in qualche modo a beneficiare o a godere delle sfortune, delle cadute e degli errori altrui, sia che capitino a un pilota o all'altro. Però, se lasciamo da parte il moralismo e guardiamo allo spettacolo sportivo, è evidente che più i valori in campo sono ravvicinati, più le gare sono combattute e aperte, e molto più diventa entusiasmante e gratificante raccontarle al pubblico.
Secondo te perché piace di più?
Perché dentro le grandi storie dello sport si inseriscono ed emergono prepotentemente le storie umane, con le loro debolezze e i loro riscatti. Pensa, ad esempio, alla storica cavalcata di Bagnaia quando è riuscito a recuperare quei 91 punti di svantaggio: quel genere di imprese, quelle rimonte che sembrano impossibili sulla carta, generano una tensione narrativa, un'attesa e un gusto del racconto pazzeschi per chi fa il mio mestiere. E questo, di riflesso, rende l'intera vicenda infinitamente più godibile, appassionante e memorabile anche per lo spettatore che si siede sul divano semplicemente per guardare la gara. La verità è che tutti, dagli addetti ai lavori agli appassionati della domenica, vogliono un campionato del mondo che rimanga aperto e che si decida soltanto all'ultima curva dell'ultimo Gran Premio stagionale. Se vogliamo trovare un piccolo "difetto" alla straordinaria e incredibile stagione che Márquez ha disputato l'anno scorso, è stato proprio il fatto di essere stata… una cavalcata trionfale solitaria dall'inizio alla fine. Davanti a un dominio del genere non puoi fare altro che rimanere a bocca aperta per l'ammirazione, provi un rispetto totale per quello che il pilota sta facendo sul piano tecnico, ma inevitabilmente viene a mancare quel brivido dell'attesa, l'imprevedibilità del risultato. È una dinamica che abbiamo già vissuto spesso in passato con altri grandissimi campioni, è successo con Jorge Lorenzo, con Casey Stoner e, ovviamente, in diverse stagioni con Valentino Rossi.

Tra le grandi sorprese e i personaggi più interessanti del panorama attuale c’è sicuramente Ai Ogura. È un pilota fortissimo, concreto, ma allo stesso tempo sembra quasi un "non-personaggio" per come si pone mediaticamente. Eppure, questa sua apparente freddezza attira tantissimo l'attenzione del pubblico. Tu come lo interpreti?
Guarda, la penso esattamente come te, ed è una tesi che vado sostenendo da parecchio tempo. Prima di tutto, dobbiamo dare a questo ragazzo un grande merito storico: Ogura è il pilota che è riuscito a ricordare a tutto il Giappone motociclistico di essere… il Giappone! Sembra una banalità, ma non lo è affatto. Tra il ritiro improvviso e doloroso della Suzuki, le enormi e prolungate difficoltà tecniche della Yamaha e della Honda che faticano tantissimo a ritrovare la retta via, e con la Kawasaki che corre stabilmente solo in Superbike, si rischiava seriamente di perdere di vista l'enorme valore storico di quel Paese nel nostro sport. I costruttori giapponesi hanno preso delle sonore legnate negli ultimi anni da parte delle case europee, Ducati e Aprilia in testa, e questo ha ridimensionato il loro ruolo, ma il Giappone rimane un patrimonio fondante e insostituibile per la storia del motociclismo mondiale, e Ogura lo sta dimostrando in pista.
Un carattere molto introverso…
Per quanto riguarda il suo carattere e il suo modo di porsi, trovo che sia assolutamente assimilabile a Kimi Räikkönen nel mondo della Formula 1. Fa parte di quella categoria di sportivi che parlano pochissimo, che non amano i fronzoli e che spesso ti liquidano con risposte talmente secche, telegrafiche e asciutte da risultare incredibilmente affascinanti proprio per quel motivo. È un meraviglioso paradosso mediatico. Non lo sentirai mai parlare a sproposito, non dirà mai una parola in più solo per compiacere i giornalisti o per fare spettacolo davanti alle telecamere. Lui ascolta la domanda, ti risponde in modo preciso, usa pochissimi vocaboli ed è a posto così. La cosa divertente, però, è che chi lo conosce bene nel privato, chi lavora nel suo box o lo frequenta abitualmente all'interno del paddock fuori dai momenti ufficiali, descrive un ragazzo completamente diverso. Dicono che sia in assoluto uno dei piloti più simpatici, ironici e divertenti dell'intero ambiente. Ha un umorismo cinico, tagliente, davvero pazzesco. Possiede un senso dell'ironia formidabile, è uno che scherza tantissimo, ma lo fa sempre con quel suo tocco cinico e distaccato che lo rende unico. In sella, poi, ha uno stile di guida di un'eleganza cristallina. È uno di quei piloti metodici, che magari impiegano un po' più di tempo rispetto ad altri per assimilare i concetti e adattarsi a una nuova categoria, ma una volta che ha capito la moto e ha fatto suo il metodo, non lo schiodi più da lì, diventa un martello. La Yamaha, assicurandosi le sue prestazioni, ha messo a segno un colpo di mercato straordinario.

Se la Yamaha dovesse riuscire a trovare "mezza moto" in termini di competitività pura per la prossima stagione, con piloti del calibro di Jorge Martín e Ai Ogura, le cose potrebbero farsi davvero molto interessanti…
Tu dici "se azzeccano mezza moto", ma la realtà del motociclismo moderno è che non esiste più la possibilità di azzeccare una moto a metà. Nella MotoGP moderna o riesci a mettere insieme un progetto tecnico perfetto e totale in ogni sua componente, oppure sei tagliato fuori dai giochi, senza vie di mezzo. Il livello tecnologico, ingegneristico e sportivo della MotoGP attuale è talmente esasperato che non tollera la minima carenza o approssimazione tecnica. Proprio per questo motivo, io credo che la Yamaha abbia fatto una scelta sacrosanta e strategica quest'anno: hanno accettato di soffrire, di navigare nelle retrovie e di utilizzare questa stagione come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto in vista del prossimo anno. Certo, mi dispiace tantissimo sul piano umano e professionale per piloti come Fabio Quartararo, per Alex Rins e per lo stesso Toprak Razgatlıoğlu, che è un talento immenso, decisamente superiore a quello che i risultati attuali possono far vedere. Però, avendo a disposizione un layout di motore di questo tipo, la casa di Iwata ha fatto benissimo a sacrificare l'immediato per gettare le basi del futuro.
Spostandoci in casa Aprilia, la casa di Noale si trova oggi ad avere quattro moto competitive che vanno fortissimo in quasi tutte le condizioni. Questa abbondanza di piloti veloci non rischia di trasformarsi in un'arma a doppio taglio? Non c'è il pericolo concreto che finiscano per pestarsi i piedi a vicenda, togliendosi punti pesanti in ottica campionato?
Questo è un tema centrale e di grande attualità. Massimo Rivola ha già ampiamente dimostrato a tutti, nel corso degli ultimi anni, le sue grandi qualità manageriali e la sua lungimiranza nel far crescere il progetto Aprilia da zero fino ai livelli attuali. Adesso, però, la sfida si sposta su un piano diverso e forse ancora più complesso: deve dimostrare di saper gestire le risorse umane, i caratteri forti dei piloti, le inevitabili rivalità interne, gli ingombri mediatici e psicologici all'interno del box. Deve confermare la sua capacità di mantenere la squadra unita, evitando che le esigenze o le ambizioni di un singolo pilota finiscano per penalizzare il lavoro di un altro. È una sfida di altissimo livello, un vero esame di maturità per la gestione sportiva, ma Rivola ha tutte le carte in regola, l'esperienza e l'intelligenza necessarie per gestire al meglio questa situazione e far quadrare i conti.

Guardando alle prospettive future e alla prossima stagione, Nicolò Bulega sembra essere vicinissimo a chiudere un cerchio perfetto: da essere l'erede di Rossi a correre per il suo team con tutto quello che ha passato nel mezzo. Pensi che lui e Razgatlıoğlu possano essere protagonisti nella prossima stagione?
Sì, lo spero vivamente e ci credo molto. Però voglio fare una precisazione tecnica per evitare malintesi: non sono affatto sicuro che le Pirelli che vedremo introdotte nel motomondiale saranno l'esatta copia conforme, la fotocopia identica per intenderci, degli pneumatici che siamo abituati a vedere correre nel mondiale Superbike. Ci tengo a sottolinearlo perché vorrei provare a uscire da quello che rischia di diventare un facile luogo comune da bar. Parliamo di prototipi e di moto completamente diverse per pesi, potenze, quote ciclistiche ed erogazione, mezzi che di conseguenza richiederanno coperture sviluppate su specifiche totalmente differenti. Ciò detto, resta il fatto oggettivo che la filosofia costruttiva di quelle gomme è indubbiamente molto più vicina allo stile di guida, alle abitudini e alle caratteristiche tecniche di Nicolò Bulega. Già l'anno scorso, quando lo abbiamo visto debuttare ed effettuare i test con le Michelin sulla pista di Portimão, si era capito chiaramente che stava interpretando bene la situazione.
Per concludere questa nostra chiacchierata, hai mai avuto, anche solo per un istante nel corso degli ultimi anni così difficili, il timore concreto o il sentore sportivo che Marc Márquez potesse decidere di mollare tutto e ritirarsi definitivamente dalle corse dopo la sequenza infinita di infortuni che ha subito?
No, ti rispondo in modo secco e deciso: no, non l'ho mai pensato e non ho mai avuto questo timore. Posso certamente sbagliarmi nelle mie valutazioni, ci mancherebbe, ma l'idea del ritiro non ha mai sfiorato la mia mente quando pensavo a lui. Sono stato uno dei pochissimi che per mesi interi, contro l'opinione di quasi tutti, ha continuato a sostenere fermamente quella che poi si è rivelata essere la pura verità storica, ovvero che Marc avesse già firmato un accordo biennale, quando in molti nell'ambiente mi consideravano un matto.
E anche su Pecco ci avevate visto lungo…
Tra i primi a far notare quanto fosse particolare, quasi anomala per gli standard attuali, la scelta di un contratto di ben quattro anni per Bagnaia. Ma queste decisioni ti spiegano perfettamente la pasta di cui sono fatti questi piloti e come lavora una realtà come l'Aprilia: per Marc si tratta di una nuova sfida, di una vera e propria nuova famiglia e di un grande progetto tecnico nel quale entrambe le parti credono in modo totale, viscerale. Sostanzialmente, una scelta del genere equivale a un matrimonio a vita. Per questo ti dico che su Márquez non ho mai nutrito dubbi reali. È un pilota che si è fatto malissimo, che ha toccato il fondo dal punto di vista fisico e che ha vissuto un autentico calvario medico, ma nel corso della sua vita sportiva ha mostrato così tante volte una determinazione ferrea e una capacità di recupero talmente fuori dal comune, che era impossibile pensare che potesse arrendersi o decidere di fermarsi davanti a un problema, per quanto grave e oggettivo fosse. Forse oggi non è ancora tornato al 100% del suo potenziale assoluto se lo paragoniamo al Márquez dei tempi d'oro, e c'è la possibilità concreta che non ritorni mai più a quel livello stellare di un tempo, ma la cosa fondamentale è che è tornato a essere un protagonista. E questo weekend si corre in Germania dove ha vinto 12 volte.