
L'inchiesta sugli arbitri italiani portata avanti dalla Procura di Milano ha scosso il calcio italiano. Il presidente del Coni, Buonfiglio, ha escluso la possibilità di commissariare la Federcalcio: "Non ci sono i presupposti". Ad oggi gli indagati nell'inchiesta sul "caso Rocchi" sono 5 e tutti appartenenti al mondo arbitrale. Si tratta dello stesso Rocchi – che si è autosospeso – poi Gervasoni (anche autosospeso ndr), Di Vuolo, Nasca e Paterna.
Sarebbero 29 i testimoni che avrebbero già testimoniato in procura. Alcuni di loro avrebbero detto che Rocchi parlava con diversi club, anche se per il momento nessuna società – inclusa Inter – è indagata. In un'altra testimonianza avrebbe svelato cosa è accaduto in sala VAR durante Inter-Roma nell'episodio di Bisseck. Come detto, nessuno dell'Inter risulta iscritto nel registro degli indagati visto che il nome della squadra nerazzurra è stato tirato in ballo per via delle accuse relative a presunte designazioni ‘mirate' di arbitri ‘graditi' al club.
Intanto Antonio Zappi decade da presidente dell'Aia dopo la pronuncia odierna del Collegio di garanzia del Coni. Quest'ultimo ha infatti respinto il ricorso di Zappi contro i 13 mesi di squalifica comminatigli in precedenza. La sua decadenza dovrebbe portare all'apertura della fase di commissariamento dell'AIA che per il momento sarà gestita, come organo, dal Vice Presidente Vicario, Francesco Massini. Durissima la sua lettera di congedo.
Dino Tommasi nel frattempo è diventato il designatore ad interim fino a fine stagione. Gervasoni sarebbe pronto a rispondere al PM di Milano mentre Rocchi, come ha reso noto il suo legale, non si presenterà per rendere l'interrogatorio: "Voleva presentarsi ma ho deciso io di rinunciare". Intanto un arbitro che non ha voluto rendere nota la propria identità ha spiegato: "Per me la frode sportiva è evidente, c'è stata un'alterazione del campionato ma poi valuterà la magistratura".
A breve l' inchiesta passerà di mano, visto che il PM Maurizio Ascione sarà destinato ad altro incarico a Roma.
Cosa è successo martedì 28 aprile
La giornata odierna ha fatto registrare importanti sviluppi nell'inchiesta della Procura di Milano che sta scuotendo il mondo arbitrale. Sul fronte istituzionale, il presidente del Coni Buonfiglio ha escluso l'ipotesi di un commissariamento per la Federcalcio, ma un vero e proprio terremoto ha colpito i vertici dell'AIA. Antonio Zappi è infatti decaduto ufficialmente dalla carica di presidente dopo che il Collegio di Garanzia ha respinto il suo ricorso contro i 13 mesi di inibizione, congedandosi con una dura lettera. In attesa di un probabile commissariamento, l'Associazione passa nelle mani del vice Francesco Massini, mentre Dino Tommasi assume il ruolo di designatore ad interim fino a fine stagione.
Sul piano giudiziario, i cinque indagati (tra cui Rocchi e Gervasoni, entrambi autosospesi) appartengono tutti alla sfera arbitrale. Per quanto riguarda gli interrogatori si registrano strategie opposte: se Gervasoni è pronto a parlare con i magistrati, Rocchi non si presenterà su esplicita decisione del suo avvocato. Nel frattempo, i 29 testimoni già ascoltati in Procura avrebbero fornito dettagli sui dialoghi tra Rocchi e diverse società, svelando anche i retroscena della sala VAR durante l'episodio di Bisseck in Inter-Roma. Gli inquirenti hanno comunque ribadito che nessun club, Inter compresa, risulta sotto indagine. Ad alimentare le polemiche ci ha pensato poi la pesante accusa di un arbitro rimasto anonimo, che ha parlato apertamente di "frode sportiva" e di "campionato alterato".
L'ex arbitro De Santis: "Arbitri non all'altezza di un campionato top, ci vuole commissariamento
Ai microfoni della RAI è intervenuto l'ex arbitro Massimo De Santis condannato per frode sportiva in Cassazione per i fatti di Calciopoli. Molto perplesso l'ex fischietto sulla classe arbitrale attuale e dal VAR: "Di questa inchiesta mi sorprende che il VAR, che doveva essere uno strumento di grande aiuto per gli arbitri, ma soprattutto uno strumento che avrebbe tolto qualsiasi dubbio a calciatori e spettatori, abbia invece portato dei dubbi. Sulla correttezza dei processi non ha alcuna perplessità, ma il livello, dice, è basso. È una classe arbitrale non all’altezza di un campionato top europeo e questa colpa va ricercata sia in tutto il caos che c’è nel mondo arbitrale, quindi con il suo presidente che è stato squalificato, con l’interferenza della federazione sugli arbitri, ma soprattutto sul designatore che non è stato in grado di far applicare un protocollo VAR".
Quale soluzione dunque per De Santis? Ripartire dal commissariamento: "E oggi, per riscrivere una nuova pagina nel mondo del calcio, bisogna ripartire proprio dagli arbitri: un commissariamento che riscriva le regole e che porti a una selezione dove i migliori effettivamente arrivino in Serie A. E l’altra è che sia data la possibilità agli arbitri, soprattutto in Serie A e Serie B, di utilizzare l’arma, chiamiamola così, del VAR a chiamata, come accade in Serie C.
La lettera d'addio di Zappi: "I giudici non hanno trovato verità e giustizia"
Antonio Zappi affida ad una lettera la sua amarezza per il verdetto del Collegio di garanzia del Coni che ha respinto il suo ricorso contro i 13 mesi di squalifica comminatigli. L'ormai ex presidente dell'AIA sanzionato per le pressioni indebite per forzare le dimissione di due figure chiave come Maurizio Ciampi (all'epoca responsabile della CAN C) e Alessandro Pizzi (all'epoca responsabile della CAN D) ha parlato di giudici che non sono riusciti a trovare "verità e giustizia", spiegando che a suo dire la giustizia "non è di questo mondo".
"Cari Amici, scrivo queste righe con un peso nel cuore difficile da esprimere. Lascio il mio incarico con malinconia, ma anche con profondo rispetto per ciò che questa esperienza ha rappresentato nella mia vita, e con sincera gratitudine.
Un pensiero va anche ai giudici: a coloro che, nella ricerca della verità e della giustizia, purtroppo non sono riusciti a trovarle. Evidentemente, parafrasando ironicamente un passaggio evangelico, la giustizia non è di questo mondo. Le decisioni giudiziarie però si rispettano, e scelgo di affidarmi ai numerosi attestati di stima e solidarietà ricevuti in questi mesi e in queste ore, che per me rappresentano una chiara assoluzione sul piano umano e morale.
Perché chi conosce davvero questa vicenda sa bene cosa è realmente accaduto e comprende quanto essa sia inserita in un contesto ben più ampio e complesso. Lascio il mio ruolo con la consapevolezza di aver contribuito, per quanto possibile, alla crescita dell’Aia.
Rivendico con orgoglio:
• la nomina di Organi Tecnici di altissimo profilo, dotati di competenze e credibilità riconosciute anche a livello internazionale;
• il rafforzamento della tutela normativa di contrasto alla violenza a favore dei giovani arbitri, frutto di un impegno istituzionale che ha portato alla modifica del Codice Penale, con l’auspicio che tale norma trovi sempre più concreta applicazione;
• uno storico e significativo contenimento dei costi di gestione delle designazioni arbitrali riconosciuto nei giorni scorsi dallo stesso Consiglio federale Figc ed il rispetto di un budget 2025 Aia assegnato e fortemente ridotto, ottenuto attraverso una gestione attenta, responsabile ed efficiente, nonostante le ingiuste e infondate accuse mediatiche e, purtroppo, anche istituzionali.
Non sono invece riuscito a portare a compimento una riforma tecnica e associativa ampia e strutturata, orientata alla progressiva professionalizzazione degli arbitri di vertice e alla ridefinizione dei percorsi per quelli di base. Non per mancanza di progetti e volontà, ma perché ogni cambiamento che si pretendeva di imporre non rispettava la storia e i valori dell’Associazione. Una riforma autentica, in particolare per il livello di vertice, può nascere solo nel rispetto dell’autonomia tecnica dell’Aia e mai contro gli arbitri.
Purtroppo, il contesto in cui ho operato ha finito per confondere il medico con la malattia: chi cercava di difendere la meritocrazia tecnica dall’ingerenza politica è stato invece interpretato come parte di quelle stesse logiche che intendeva contrastare. Solo allora chi non conosce ciò di cui sta parlando può aver confuso avvicendamenti dirigenziali di esclusiva qualità tecnica con spoil system da mero scambio politico.
Porterò con me ricordi indelebili: idee diventate realtà, primi obiettivi raggiunti, momenti condivisi intensamente. Ma anche l’amarezza per un percorso interrotto prematuramente, a causa di vicende oscure e difficili da comprendere fino in fondo. Si chiude così un capitolo importante della mia vita, uno di quelli che lasciano un segno profondo. Ora si apre una nuova fase. Mi metterò alla prova in contesti diversi, guidato dal desiderio di continuare a crescere. Un passo necessario verso nuove sfide che affronterò con curiosità e determinazione.
Desidero ringraziare sinceramente tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo percorso: il mio Comitato Nazionale, tutti i colleghi, e chiunque abbia condiviso con me responsabilità, sacrifici e soddisfazioni. Senza di loro, nulla sarebbe stato lo stesso. Insieme abbiamo vissuto momenti intensi, fatto scelte difficili, affrontato sfide complesse e costruito anche qualcosa che resterà. Ringrazio i tanti giovani, che ho sempre amato e che ho posto da sempre al centro della mia azione dirigenziale, e che in questi lunghi mesi mi hanno sostenuto nell’affrontare l’ingiustizia con messaggi commoventi di chi si preoccupava anche del mio morale e della mia salute. Ho imparato che, nei momenti in cui si spegne la luce, un “come stai” vale molto più di qualsiasi retribuzione. E non potrò mai dimenticare anche i “meno giovani”, i “saggi” dell’Aia, alcuni dei quali per difendermi hanno sfidato anche reprimende e avversità.
In questo periodo ho imparato molto: la resilienza nelle difficoltà e l’importanza delle relazioni autentiche. Perché, alla fine, sono sempre le persone a fare la differenza. Porterò con me ogni gesto di fiducia, ogni opportunità di crescita. Rimetto a Francesco (il vicepresidente vicario Massini, ndr), timoniere sicuro nella tempesta, ogni giorno al mio fianco e sostegno incrollabile di un’Aia in difficoltà, a Michele (Affinito, l'altro vicepresidente, ndr), insieme a lui un faro nel mare agitato e al mio straordinario Comitato Nazionale – dolce nei gesti e roccioso nell’anima – il compito di prendere atto della definitività del giudicato sportivo che mi riguarda e, come qualcuno in passato ha già saputo dire con eleganza, non escludo un ritorno. Con stima e riconoscenza. Grazie. Antonio Zappi".
Antonio Zappi non è più il presidente dell'AIA, decade la sua carica da presidente dopo l'ultimo ricorso
Antonio Zappi decade da presidente dell'Aia dopo la pronuncia odierna del Collegio di garanzia del Coni. Quest'ultimo ha infatti respinto il ricorso di Zappi contro i 13 mesi di squalifica comminatigli in precedenza. La sua decadenza dovrebbe portare all'apertura della fase di commissariamento dell'AIA che per il momento sarà gestita, come organo, dal Vice Presidente Vicario, Francesco Massini.
La sanzione dei 13 mesi per Zappi arrivò a gennaio 2026 quando fu sanzionato per aver esercitato pressioni indebite per indurre alle dimissioni forzate due figure chiave dell'organigramma tecnico come Maurizio Ciampi (all'epoca responsabile della CAN C) e Alessandro Pizzi (all'epoca responsabile della CAN D). Secondo le carte del tribunale, l'obiettivo di Zappi era quello di forzare un ricambio interno per favorire l'ingresso di nuovi designatori aggirando così le procedure democratiche e gli statuti previsti dalla FIGC. Con una squalifica superiore ai 12 mesi infatti, Zappi decade automaticamente dalla carica di Presidente.
Antonio Zappi si dice ferito dopo l'udienza al Coni: "Descritto come sleale e abusante delle funzioni"
Antonio Zappi, presidente dell'Aia inibito 13 mesi, uscendo dal Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni dopo l'udienza durata circa un'ora e mezza ha espresso tutto il suo malessere: "Quello che mi ha ferito di più è sentirmi descrivere come abusante delle proprie funzioni e sleale, uno che ha violato l'articolo 4 del codice di giustizia sportiva. Prima che un arbitro – ha aggiunto Zappi – sono un uomo di profondi valori: sentirmi condannato a 13 mesi, che per l'Aia e il sistema sono un ergastolo dirigenziale, credo sia anche un tema di sproporzione della pena".
Una fonte anonima spiega come funzionava il 'Codice dei segni': "Non tutti ricevevano i suggerimenti"
Una fonte anonima del mondo arbitrale rende noto ciò che detto in sei ore di deposizione davanti al pm Ascione. Il discorso si incentra soprattutto sul cosiddetto ‘codice dei segni' a Lissone: "Esisteva ma non tutti ricevevano i suggerimenti di Rocchi o altri – spiega in un'intervista anonima la persona che non ha voluto rendere nota la propria identità -. Chi non si piegava a questo metodo veniva esautorato. All'epoca c'era già un grosso malumore nel resto del gruppo degli addetti al Var, anzi la definirei una totale ribellione sotto traccia della componente sana del gruppo".
Il testimone, che evidentemente faceva parte del gruppo dei ‘ribelli' sottolinea ancora: "Per me la frode c'è perché c'è stata un'alterazione del campionato – spiega -. Queste stesse persone che prima beneficiavano degli aiuti quest'anno invece stanno facendo numerosi errori".
Rocchi non si presenterà davanti al pm per l'interrogatorio: voleva presentarsi ma ha deciso il suo legale
Il legale di Gianluca Rocchi, avvocato Antonio D'Avirro, ha fatto sapere che giovedì 30 aprile Rocchi, autosospeso perché indagato per fronte sportiva dalla Procura di Milano "non si presenterà per rendere l'interrogatorio". Lo stesso legale dell'ormai ex designatore ha spiegato: "Voleva presentarsi ma ho deciso io di rinunciare perché, allo stato, non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mandato difensivo". Dunque Rocchi ha deciso di non deporre davanti al pm di Milano.
Il presidente del Coni, Buonfiglio: "Non ci sono i presupposti per commissariare la FIGC"
Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, si è espresso così sull'ipotesi di commissariamento della FIGC, alla luce anche dell'inchiesta della Procura di Milano sul mondo arbitrale: "Il Presidente del Coni ha il compito di monitorare, ma questo non vuol dire fare lo sceriffo né che mi lasci influenzare da destra e sinistra, o da chi parla al mio posto. Sono stato eletto per far rispettare le regole ma il primo che deve rispettarle sono io. Conoscendomi, quando ci sono stati i presupposti, ho commissariato o no? Sì. Stavolta no".
Zappi in audizione al Collegio di Garanzia: "Solidale con Rocchi e Gervasoni"
Il presidente dell'Aia, Antonio Zappi, così ha parlato prima dell'audizione al Collegio di Garanzia del Coni che deciderà sul ricorso presentato dopo la condanna del Tribunale Federale e la conferma della squalifica in appello. Il motivo? Avrebbe esercitato pressioni sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D (Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi), spinti alle dimissioni per poi essere sostituiti da Daniele Orsato e Stefano Braschi. "Uno sportivo affronta le partite che gioca sempre con fiducia e grande speranza. Da dove nascono? Chi è accusato di atti che non ha commesso, o disciplinarmente non rilevanti, ha la speranza di incontrare un giudice che lo riconosca". A proposito dell'inchiesta della procura di Milano, Zappi sottolinea di aver "mandato un messaggio a Rocchi e Gervasoni, sono vicino e solidale con loro".
C'è altro grande accusatore: è Abbattista, sentito dalla Procura di Milano
Nell'inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale entra anche Eugenio Abbattista, che è stato anche un varista. Quando lasciò nel 2024 fu durissimo: "Scendere da un treno impantanato, nel puzzo del pregiudizio, del vittimismo, dell'ingrata non memoria storica è la scelta più sensata che potessi fare, mi sono dimesso perché ero stanco della sensazione di schifo che avvertivo attorno". Abbattista è stato interrogato dai pm dell'inchiesta meneghina.
L'avvocato di Rocchi: "Frode, accusa pesante. Domani decidiamo se comparire dal pm"
Domani, 30 aprile, è fissata l'audizione di Gianluca Rocchi dinanzi al pm. Il designatore degli arbitri si è autosospeso in seguito all'inchiesta nella quale è coinvolto per il resto di presunto concorso in frode sportiva. "Domani decideremo come rispondere all'invito a comparire per il 30 aprile: se andare oppure avvalerci della facoltà di non rispondere – le parole dell'avvocato difensore, Antonio D'Avirro -. Non conosciamo i dettagli dell'accusa di concorso in frode sportiva, siamo in una situazione di oscurità totale". Quanto al caso Paterna e all'intervento sul VAR di Udinese-Parma spiega: "Chi è intervenuto ha corretto un errore in cui si stava incorrendo, perché è pacifico che quello fosse rigore: anziché alterare il risultato della gara, che è la finalità che caratterizza il reato di frode sportiva, ha evitato che il risultato della gara venisse alterato, ha corretto un errore. È stata rispettata la lealtà sportiva, perché è chiaro che fosse un rigore clamoroso e plateale".
Il PM dell'indagine Ascione sarà trasferito a Roma
Il pubblico ministero dell'inchiesta milanese sugli arbitri, Maurizio Ascione, sta per lasciare la Procura di Milano: sarà trasferito alla Procura Europea a Roma, un normale avanzamento di carriera su sua richiesta.
La testimonianza sull'audio di Bisseck in Inter-Roma
L'episodio che coinvolse il difensore tedesco e quello ivoriano era finito già tempo fa sotto la lente d'ingrandimento. Ora riguardo quella partita di Inter-Roma spunta una testimonianza che riguarda il presunto consiglio del VAR di quell'incontro Di Bello all'AVAR Piccinini, che voleva segnalare il fallo, al quale disse: "Fatti i fatti tuoi".
29 arbitri sono stati già in Procura: "Rocchi parlava con molti club"
Secondo quanto apprende e scrive Repubblica sarebbero 29 gli arbitri ad essersi recati già in Procura a Milano per parlare di quanto accadeva nel mondo arbitrale. Secondo quanto riferito da un testimone al quotidiano l'ex designatore Rocchi negli anni avrebbe parlato con molti club di Serie A.
Quanto guadagnano gli arbitri: il sistema lega anche voti e VAR
L’inchiesta della Procura di Milano ha portato alla luce vari aspetti del mondo arbitrale italiano. In molti si sono chiesti qual è il sistema di voti che promuove o frena la carriera di un arbitro? Quanto guadagna un direttore di gara?E cos’è il “paracadute” del passaggio a video match official?
L'intervista di Pasquale De Meo a Fanpage: "Vivevamo un clima di terrore"
L'ex assistente ha parlato con Fanpage.it e nell'intervista ha raccontato di quello che hanno vissuto: "Tutti lì vivevano e vivono con questo stato di ansia totale, non sono sereni, non c'è libertà. Chi ha gestito fino a oggi ha creato questo sistema che ha minato la serenità della valutazione, basta ascoltare molti dialoghi che sono avvenuti al VAR. Ti chiedi: ‘Ma questi come fanno ad analizzare così un episodio così chiaro', proprio perché c'è questa paura alla base di tanti errori che sono stati commessi. Negli anni c'è stata sempre un'escalation, ma in negativo. L'asse, fino a poco fa, era costituito da Gravina che comandava il governo del calcio e i suoi fedelissimi Chinè e Rocchi. Era un sistema contro cui ti andavi a scontrare".
L'inchiesta della Procura di Milano sugli arbitri italiani: 5 gli indagati
La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta sugli arbitri italiani e il designatore Gianluca Rocchi è finito al centro dell'inchiesta con accuse ben delineate e circoscritte che lo vedrebbero coinvolto nel reato di frode sportiva. Le indagini degli inquirenti si concentrano su diverse partite della passata stagione, la 2024/25 ma non solo.
Gli indagati nell’inchiesta della procura di Milano apparterrebbero tutti al mondo arbitrale. L’Inter e i suoi dirigenti sarebbero estranei all'inchiesta. Le partitefinite nel mirino del pm Maurizio Ascione sono quattro o cinque ma non appartengono a questa stagione. Nel frattempo l'Aia ha deciso che sarà Dino Tommasi il designatore ad interim fino a fine stagione.
Gi indagati nell'inchiesta arbitri:
Gianluca Rocchi (Ex Designatore Serie A e B): Indagato per concorso in frode sportiva. La ricostruzione degli inquirenti riporta come Rocchi avrebbe interferito illecitamente sulle decisioni del VAR e scelto ufficiali di gara "graditi" a determinate società.
Andrea Gervasoni (Supervisore VAR): Indagato per frode sportiva. Per lui sospetti di condizionamento nei confronti degli addetti in sala VAR durante episodi chiave.
Daniele Paterna (Assistente VAR): Indagato per falsa testimonianza. La sua posizione è legata alle dichiarazioni fornite in particolare per il match Udinese-Parma.
Luigi Nasca (Ufficiale VAR): Indagato per frode sportiva. A lui vengono contestate le prestazioni al VAR in partite come Inter-Verona del 6 gennaio 2024 e Salernitana-Modena.
Rodolfo Di Vuolo (AVAR): Indagato per frode sportiva in concorso per via del suo ruolo in Inter-Verona.