Il PM dell’inchiesta sugli arbitri Maurizio Ascione destinato ad altro incarico: lascia la Procura di Milano

Giovedì 30 aprile toccherà a Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni essere ascoltati in veste di indagati (lo sono assieme ad altre tre persone per ora, ovvero Paterna, Nasca e Di Vuolo) negli uffici della Procura di Milano dai titolari dell'inchiesta penale che si è abbattuta sul mondo arbitrale con la pesante accusa di frode sportiva in concorso (con chi non è dato sapere). Nei giorni scorsi sono già sfilati una trentina di ex arbitri di Serie A e B, per lo più in veste di testimoni, per essere sentiti sul sistema di designazioni, valutazioni, promozioni/dismissioni della gestione Rocchi e soprattutto sulle interferenze esterne – che se provate sarebbero irregolari – da parte di chi era dietro le vetrate delle stanze della sala VAR di Lissone.
Maurizio Ascione, PM dell'inchiesta su Rocchi e gli arbitri, sta per lasciare la Procura di Milano
È il PM Maurizio Ascione a occuparsi da oltre un anno dell'inchiesta sugli arbitri (che in uno dei capi d'accusa a Rocchi verte anche su designazioni asseritamente "combinate" a favore dell'Inter, che peraltro non è indagata). Tra poco tuttavia il 53enne magistrato napoletano non sarà più il titolare del fascicolo, essendo stato destinato ad altro incarico. Ascione sta per lasciare il suo ruolo di Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Milano, dove da parecchi anni si occupava di reati economici, ambientali e contro la pubblica amministrazione, per trasferirsi alla Procura Europea a Roma, come Procuratore Europeo Delegato. Il trasferimento già è stato deciso dal Consiglio Superiore della Magistratura e dovrebbe essere effettivo nella prossima estate.
Fino a quel momento sarà ancora Ascione a tirare le file dell'inchiesta arbitrale – per la quale, avendo superato l'anno dalla sua apertura, è stata chiesta una proroga di 6 mesi – ma qualora poi il PM, ritenendo di avere elementi sufficienti, dovesse fare richiesta di rinvio a giudizio e il GUP da parte sua valutasse che le accuse sono fondate e dunque decidesse di mandare gli indagati a processo, non sarebbe il magistrato partenopeo a sostenere il ruolo dell'accusa nel processo, ma qualcun altro al posto suo.

È un normale avanzamento di carriera per il magistrato napoletano: ne ha fatto domanda, è il primo in graduatoria
La notizia del nuovo incarico di Ascione che lo allontana dall'inchiesta sugli arbitri ha scatenato i commenti sui social – in servizio perenne di complottismo h24 – dividendoli in due fazioni: c'è chi parla di ‘premio' per aver scoperchiato il calderone dei veleni del calcio italiano e chi al contrario ci vede una ‘punizione' o volontà di insabbiare tutto togliendolo da mezzo. Ovviamente nessuna delle due tesi ha un briciolo di verità: si tratta di un normale avanzamento di carriera, richiesto dallo stesso Ascione tempo fa (andrà a migliorare per prestigio e retribuzione), dopo averne maturato pieno diritto.
La designazione del CSM è arrivata su sua domanda: Ascione ha presentato candidatura per il ruolo di Procuratore Europeo Delegato a Roma ed è risultato primo in graduatoria tra i magistrati che avevano avanzato richiesta. La delibera è stata presa all'unanimità nelle scorse settimane. Si tratta di una procedura selettiva standard per incarichi alla Procura Europea: i magistrati interessati presentano domanda, il CSM valuta curricula ed esperienze e nomina i migliori. Nessun trasferimento imposto dall'alto per sabotare l'inchiesta né al contrario una corsia preferenziale a mo' di ricompensa: è tutto assolutamente normale, già deciso prima che l'indagine sugli arbitri esplodesse pubblicamente. A trasferimento avvenuto, l'inchiesta passerà a un altro PM di Milano, che ovviamente erediterà e capitalizzerà tutta la mole di lavoro già fatto dal suo predecessore.