Il caso Rocchi scoperchia le faide nell’AIA: voti studiati per aggiustare le classifiche degli arbitri

Gianluca Rocchi ha deciso di autosospendersi dopo l’apertura dell’inchiesta della Procura di Milano che lo vede coinvolto per ‘frode sportiva'. Un caso che potrebbe scuotere l'AIA e il calcio italiano a due mesi dalle elezioni per il nuovo presidente della FIGC: in base agli sviluppi della vicenda il CONI potrebbe anche portare avanti il commissariamento della Federazione ma è ancora presto per valutare questa ipotesi.
Di certo, al momento ci sono solo le accuse a carico dell'ex designatore che riguarderebbero tre episodi: presunte interferenze nelle designazioni arbitrali di due partite dell’Inter nel 2025 e una possibile violazione del protocollo VAR in occasione di Udinese-Parma nella scorsa stagione. L’interrogatorio di Rocchi è stato fissato per il 30 aprile. Per completezza di informazione, bisogna sottolineare che nell’ambito dello stesso fascicolo risulta indagato anche il supervisore VAR Andrea Gervasoni, chiamato a chiarire il proprio ruolo nella gestione delle procedure.

La lettera di Rocca, le valutazioni e le classifiche degli arbitri
Proprio legandoci alla vicenda di Udinese-Parma possiamo affrontare uno dei temi meno mainstream di questi ultimi anni ma che ha effetti a 360° sul piano sportivo, ovvero quello delle valutazioni e dei punteggi dei fischietti italiani: nel momento in cui un arbitro prende una decisione in campo e l'altro al VAR sancisce se è giusto o sbagliato, viene fatta una valutazione; ma se accade una cosa come quella della partita appena citata, con qualcuno che bussa dal vetro, ecco che si verifica un'alterazione del flusso decisionale secondo quello che sono le regole.
A parlare di questa situazione era stato assistente arbitrale calabrese Domenico Rocca, che in una lettera-esposto del maggio 2025 ricostruiva e denunciava una lunga serie di ‘alterazioni', favoritismi e negligenze in capo al designatore arbitrale, ai componenti della Can, a quelli della Con; sottolineando "la violazione dei principi di lealtà, correttezza e trasparenza nelle designazioni e nelle valutazioni”, nonché alle competenti autorità ordinarie per “valutare eventuali profili civilmente e penalmente rilevanti”.

Uno dei passaggi salienti della denuncia esposto è questo: "In Udinese-Parma viene concesso un calcio di rigore giusto, solo perché a Lissone come super visore Rocchi si alza rapidamente dalla postazione per “bussare” (si sente anche nell’audio delle registrazioni) più volte sul vetro della stanza di Paterna Var e Sozza Avar per richiamare la loro attenzione che a sua volta chiameranno l’arbitro per un ofr e far assegnare giustamente come detto un rigore che i var si erano persi… (ma perché in Inter-Roma, Gervasoni super visore di giornata non “bussa” ai Var per far assegnare un calcio di rigore netto (dove la Commissione al raduno ammette pubblicamente davanti a tutti arbitri e assistenti che abbiamo perso un rigore netto) a favore dell’Inter? errore grave, che molto probabilmente determinerà la perdita del campionato della società Inter a favore della società Napoli.?! Ma questo è solo un accenno. Da inizio stagione ne potrei raccontare tantissime, fra arbitri, assistenti e VAR e di casi simili o addirittura anche casi peggiori, naturalmente sono tutti scritti da parte poiché ne parleremo più avanti nelle opportune sedi”.
Quella 2024-2025 è stata una stagione decisamente complicata per gli arbitri italiani, così come quella 2025-2026, ed è stata segnata da decisioni spesso controverse e da interpretazioni non sempre uniformi all’interno della sala VAR. Le accuse mosse da Rocca — tutte ancora da verificare — si inseriscono in un contesto interno già teso, caratterizzato da dinamiche di forte competizione. Un ambiente in cui la permanenza ai vertici, con i relativi benefici economici, dipende da margini minimi: anche solo pochi decimi di valutazione o una partita in più o in meno possono determinare una conferma ai massimi livelli oppure una rapida retrocessione.
Non solo Rocca, da Minelli a Gavillucci: le denunce degli arbitri sulle storture interne all’AIA
Il caso dell’assistente arbitrale Domenico Rocca rappresenta una delle denunce più forti degli ultimi anni contro il sistema di valutazione dell’AIA, accusato di scarsa trasparenza nelle graduatorie e nelle promozioni. Ma, come anticipato, non si tratta di un caso isolato: nel tempo altri arbitri hanno denunciato criticità simili, parlando di possibili manipolazioni o valutazioni poco trasparenti nelle carriere.

Tra i precedenti più noti ci sono gli esposti di Daniele Minelli e Niccolò Baroni, che già nel 2021 avevano segnalato presunte alterazioni dei voti e interventi sulle classifiche per influenzare promozioni e dismissioni. Altri casi, precedenti e successivi, hanno riguardato ricorsi e contestazioni individuali, senza però sfociare sempre in indagini penali, ma confermando un malessere diffuso: uno dei più noti fu quella di Marcello Gavillucci nel 2018.
Come funziona il sistema di valutazione degli arbitri?
Il sistema di valutazione degli arbitri italiani, gestito dall’AIA, è strutturato in modo gerarchico e si basa su più livelli di controllo e giudizio. Gli Osservatori Arbitrali, ex arbitri esperti presenti alle gare, analizzano la prestazione della terna sotto aspetti tecnici, disciplinari e comportamentali. Le loro valutazioni vengono poi integrate o eventualmente corrette dagli Organi Tecnici e dalle Commissioni Nazionali (CAN), che hanno un ruolo decisivo anche nelle designazioni settimanali.
Dopo ogni partita, l’osservatore incontra l’arbitro per un confronto sugli episodi principali e redige un referto con voto numerico. Il sistema di voti funziona per decimi o centesimi, partendo da un voto "base" che rappresenta la prestazione attesa (ad esempio l'8.40 o 8.50): il voto sale (es. 8.60, 8.70) se l'arbitro prende decisioni difficili e corrette, se la gara era particolarmente complessa o se ha mostrato eccellenti doti di "match management" mentre scende (es. 8.30, 8.20 o meno) se ci sono errori tecnici, disciplinari, o una generale mancanza di controllo della gara.

Durante la stagione, i voti si sommano e formano una graduatoria complessiva che include anche test atletici e prove regolamentari. Questa classifica determina promozioni verso categorie superiori o, al contrario, dismissioni per chi si trova nelle posizioni più basse o non rientra nei parametri richiesti.
Un ruolo centrale è svolto dal VAR: gli errori corretti al monitor vengono comunque considerati negativamente nella valutazione, perché certificano l’errore iniziale dell’arbitro. L’OFR (On Field Review) incide quindi pesantemente sul voto finale, anche se ristabilisce la correttezza della decisione.
Gli errori sono pesati in base alla loro gravità e al contesto, distinguendo tra sbagli di lettura e situazioni non chiaramente visibili dal campo. In caso di richiamo al monitor, l’accettazione della correzione è fondamentale: rifiutarla o confermare un errore evidente può portare a penalizzazioni molto severe.

Interventi VAR oggettivi, come fuorigioco o palloni usciti, incidono meno sulla valutazione dell’arbitro centrale, poiché la responsabilità è condivisa con assistenti e tecnologia. Al contrario, decisioni corrette prese in autonomia senza supporto VAR vengono premiate con valutazioni molto alte.
Nel complesso, il sistema mira a combinare prestazione sul campo, dati oggettivi e revisione tecnologica, ma resta fortemente competitivo e determinante per la carriera degli arbitri, che dipende interamente dalla posizione in classifica finale.
Adesso bisognerà capire se e quali saranno gli sviluppi dell'inchiesta ma certamente ci saranno conseguenze molto forti sul calcio italiano: questo particolare aspetto, ovvero quello delle valutazioni e dei punteggi interni degli arbitri, potrebbe portare alla luce del sole una dinamica che è sempre rimasta nel ‘sottobosco' della classe arbitrale.