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Caso arbitro Rocchi

Perché Ivan Zazzaroni è stato sentito come teste per l’inchiesta sugli arbitri: il pm voleva chiarimenti

Ivan Zazzaroni è stato ascoltato per circa due ore dal pm Maurizio Ascione nell’inchiesta sul sistema arbitrale. Il direttore del Corriere dello Sport non è indagato: la Procura voleva chiarimenti sul filone delle presunte designazioni pilotate legate all’Inter.
A cura di Michele Mazzeo
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Anche Ivan Zazzaroni è entrato nel giro di audizioni della Procura di Milano sull'inchiesta che sta scuotendo il sistema arbitrale italiano. Il direttore del Corriere dello Sport, volto noto della tv sportiva, è stato ascoltato questa mattina dal pm Maurizio Ascione come testimone. Non è indagato. La sua audizione, durata circa due ore, sarebbe servita a chiarire alcuni aspetti del filone sulle presunte designazioni arbitrali pilotate contestate all'ex designatore Gianluca Rocchi.

Il giornalista bolognese dunque non è stato convocato perché coinvolto nell'inchiesta, bensì in quanto persona informata sui fatti. Secondo quanto emerso, infatti, il pm voleva approfondire elementi legati alle ricostruzioni giornalistiche circolate nelle ultime settimane e ad alcuni passaggi dell'indagine che riguardano il rapporto tra mondo arbitrale, club e designazioni. In particolare, l'attenzione sarebbe finita sulle ipotesi di arbitri considerati "graditi" o "poco graditi" all'Inter.

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Cosa voleva chiarire la Procura con Ivan Zazzaroni

L'inchiesta nasce attorno a due filoni. Il primo riguarda le cosiddette "bussate" alla sala VAR, cioè presunte interferenze o pressioni sulle decisioni prese davanti ai monitor. Il secondo riguarda invece alcune designazioni arbitrali che, secondo l'ipotesi della Procura, sarebbero state gestite in modo da orientare la presenza di determinati direttori di gara in partite considerate sensibili.

È su questo secondo fronte che si sarebbe concentrata l'audizione di Zazzaroni. Al centro ci sarebbero due episodi contestati a Rocchi, autosospeso dopo l'invito a comparire per concorso in frode sportiva. Uno riguarda la designazione di Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia 2024-2025 tra Inter e Milan: secondo l'accusa, quella scelta sarebbe servita a "schermare" l'arbitro, considerato "poco gradito" all'Inter, impedendogli poi di dirigere eventuali partite decisive dei nerazzurri nella parte finale della stagione.

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L'altro episodio riguarda invece Andrea Colombo, indicato come arbitro "gradito" al club meneghino e designato per Bologna-Inter del 20 aprile 2025. Sono ipotesi investigative, non fatti accertati. E al momento resta un passaggio fondamentale: nessun dirigente dell'Inter o di altri club risulta indagato. Nel registro degli indagati compaiono difatti soltanto arbitri e addetti al VAR.

Da quanto trapelato, il giornalista avrebbe riferito che, sulla base delle sue informazioni, Rocchi non avrebbe ricevuto pressioni dirette da dirigenti di società. Un punto che si lega anche a un altro dato emerso finora: non risulterebbero infatti evidenze di contatti diretti tra il designatore e dirigenti dei club nelle intercettazioni note.

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Il ruolo di Viglione e il filone delle "bussate" al VAR

Il giorno precedente era stato ascoltato anche Giancarlo Viglione, legale della FIGC e responsabile delle Relazioni istituzionali e dell'Ufficio legislativo federale. La sua audizione si è concentrata soprattutto sul fronte delle "bussate" alla sala VAR e sui rapporti tra norme federali, competenze della FIGC e gestione della sala di Lissone, che fa capo alla Lega Serie A.

All'uscita dalla Procura, l'avvocato Viglione ha spiegato: "Abbiamo parlato delle norme che regolano la sala VAR". Una frase che sintetizza il senso dell'audizione: aiutare il pm a capire chi avesse competenza su controlli, protocolli e possibili ispezioni nella struttura del VAR. Secondo le ricostruzioni, il suo contributo avrebbe offerto agli inquirenti uno "spaccato importante" per ricostruire il quadro.

L'indagine resta quindi aperta su più fronti. La Procura di Milano sta cercando di capire se le condotte contestate possano configurare il reato di frode sportiva. La giustizia sportiva, invece, al momento resta in attesa: gli atti dell'inchiesta sono ancora coperti dal segreto investigativo e non possono essere trasmessi alla Procura federale.

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