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Pogacar nella lista dei convocati per gli Europei è una pessima notizia per lui e per il ciclismo

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Il nome di Tadej Pogacar nella lista della Slovenia per gli Europei del 2 ottobre ha scatenato irrefrenabili entusiasmi. Mostrando l’attuale distorsione del ciclismo. E non solo.

Tadej Pogacar correrà i prossimi Europei di ciclismo che si terranno dal 2 al 7 ottobre, a Lubjana, in Slovenia? "No" era la risposta fino a 24 ore fa ma oggi, 22 marzo l'UEC, l'Unione Europea di Ciclismo ha visto bene di incasinare il tutto gettando nel marasma più totale il mondo del ciclismo. Perché? Semplice: ha pubblicato la lista di tutti gli iscritti per Nazionale all'appuntamento Continentale e tra i nomi della Slovenia appare proprio quello di Tadej Pogacar.

Peccato che dovrebbe essere solamente un "errore", quella lista è vecchia, una semplice "pre startlist" e risale a fine agosto quando si erano aperte le iscrizioni e si potevano dare già i nominativi dei propri corridori, riserve comprese. Ora, al netto di aver commesso una leggerezza di tal fatta, con il mondo dei media a pedali che hanno rilanciato la notizia come uno scoop incredibile (e a onor del vero lo sarebbe, fosse certificato), resta la sensazione che tutti si aspettino davvero che ciò accada. Anche chi del ciclismo ci vive e lo ama, volendone il suo male.

Intendiamoci: che Pogacar possa tornare a gareggiare il prima possibile e lo si possa ritrovare braccia al cielo al traguardo col suo ciuffo ribelle e quel sorriso da guascone ce lo auguriamo tutti. Nessuno vuole attendere altre settimane, altri mesi senza sbalordirsi di nuovo del Cannibale moderno, straordinario campione, capace di farsi amare e ben volere da tutti. Nemmeno noi. Ma il suo nome all'interno dell'elenco dei convocati per i prossimi Europei di inizio ottobre non è certo una notizia per cui spellarsi le mani dagli applausi o spendersi in sorrisi soddisfatti a 32 denti. A dirla tutta, è una notizia pessima.

Ci spieghiamo subito e lo facciamo attraverso la cronaca dei fatti. Lo scorso 29 agosto 2026, nel corso dell'8a tappa della Vuelta 2026, Tadej Pogacar ha impattato con un detrito sul ciglio della strada. Forse un sasso, per alcuni un rimasuglio di un dispositivo, finito lì chissà come. Fatto sta che si è ritrovato letteralmente frantumato a terra: clavicola fratturata in modo scomposto, insieme a diverse vertebre e commozione cerebrale. Ritiro, operazione, recupero. I tempi? Beh, basti pensare a quelli "canonici" in questi casi che riportano una rieducazione complessa e  che per i medici richiede un approccio multifattoriale, tra i 4 e i 6 mesi. Calendario alla mano? In sella non prima di dicembre o gennaio.

E allora perché il solo leggerlo su una lista, di una corsa a inizio ottobre oltretutto, ha fatto esplodere un così facile e pandemico entusiasmo? È qui che sta il punto: la distorsione, oramai sistematica, alla quale tutti si sono inchinati o si stanno inchinando. Quella delle logiche sempre più perverse del ciclismo, e della società, moderni che impongono ed esigono che lo show continui, senza interruzioni, per il piacere dei suoi tifosi, dei fan, delle pressioni che giungono dagli sponsor e dalle stesse squadre alla costante ricerca di ottenere rilevanza e ritorno d'immagine.

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La lista "preliminare" dei Campionati Europei di ciclismo in cui compare anche Pogacar

Non è accettabile che si possa staccare la spina ed è impensabile che lo possa fare Tadej Pogacar. Il migliore di tutti, la "gallina dalle uova d'oro", che smuove interessi colossali con la propria presenza o il semplice annuncio di essa. Colui che ha ingrassato la ruota del ciclismo moderno, gli ha dato nuova spinta, incarnando oltre alle bandiere e ai nazionalismi di giornata, l'essenza stessa del ciclismo: il campione che è riuscito a farsi amare da tutti. Così ecco la grancassa che è risuonata subito incessante, richiamando a sé le sodali legioni, per spingere perché il sogno si avveri, perché la prima attrazione del circo ritorni a stupire, mentre ad altri è rimasto solo il ruolo di nani o di ballerine.

Tutti, nessuno escluso, oggi hanno festeggiato il rientro di Pogacar agli Europei. Tutti hanno ridotto ad una semplice boutade che si tratti di una lista vecchia, sorvolando su ciò che rappresenta davvero: la prova di fatto dell'attuale distorto concetto di sport. Tutti si sono piegati alla "lavatrice" in cui si trova a correre il ciclismo moderno, la stessa frenetica, caotica e pericolosa transizione di posizioni che vivono i corridori negli ultimi chilometri prima del traguardo e che da anni oramai ha superato di gran lunga i confini del plotone in volata.

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Tadej e Urska, una delle storie più belle e pulite del ciclismo e dello sport moderno

Speriamo solo che tra questi sostenitori infaticabili dello "show must go on", non ci sia anche tu, caro Tadej. Perché leggere il tuo nome per i prossimi Europei è una pessima notizia, per te e per il ciclismo in generale. Tra i tanti insegnamenti che ci hai regalato in questi anni ce n'è uno che, forse, qualcuno non ha ancora completamente appreso: Pogacar è oltre il ciclismo, incarna l'essenza vivente di chi ancora conserva e diffonde i valori sani di uno sport.
Dunque, Tadej, continua nella riabilitazione, guarisci e riposati. Prenditi tutto il tempo necessario, ce n'è anche in questo ciclismo che prova a divorare tutto. E non tradirci.

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Giornalista professionista dal 2000, con la passione per l’informazione che mi accompagna fin dal 1995, ho attraversato ogni branca del mestiere: dalla carta stampata alla radio, dalla televisione alle testate online. Come inviato e corrispondente per il Corriere dello Sport, cronista per Mediaset, caporedattore, opinionista, conduttore e autore, ho sempre cercato di analizzare, approfondire e raccontare con rigore e umanità, nel rispetto assoluto della notizia e di chi la legge o la ascolta. Dal 2010 sono nella redazione sportiva di Fanpage.it fin dai suoi primissimi giorni, con il privilegio di scrivere di tutto ciò che è sport. Il calcio, il ciclismo e l’hockey vivono in modo particolare nel mio cuore: non sono solo risultati o classifiche, ma emozioni vere, storie di sacrifici, di sogni e di passione che si rincorrono su un campo, su una strada o su una pista di ghiaccio.
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