Il Cannibale incorona Pogacar: “Oramai Tadej è superiore anche a me”. Perché Merckx ha ragione

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Il "Cannibale" originale, Eddie Merckx, e il "nuovo" cannibale, Tadej Pogacar a confronto (immagine IA)
Eddy Merckx riscrive la storia e incorona Pogacar come il più grande di sempre. Dall’attacco perpetuo al trionfo nell’era della scienza, ecco perché il Cannibale ha ragione.

La frase che riscrive la storia del ciclismo moderno arriva direttamente dalla voce di chi quella storia l'ha dominata per decenni: Eddy Merckx ha ufficialmente incoronato Tadej Pogacar, ammettendo senza mezzi termini. "Ormai è superiore a me". Un'affermazione storica rilasciata nell'anticipazione della serie documentaria "Anatomy of a G.O.A.T." di Eurosport e TNT Sports, che ha subito trovato il pieno accordo di un altro gigante delle corse a tappe: Alberto Contador.

Ma perché l'ammissione del "Cannibale" non è solo un attestato di stima o una concessione figlia della nostalgia, bensì un'analisi tecnica profonda e drammaticamente vera? Pogacar, a soli 28 anni e con oltre 100 vittorie da professionista in bacheca, ha dopotutto ridefinito i confini dell'impossibile. E ancora non ha terminato la propria missione.

Il ritorno del ciclismo totale in un'epoca di iper specializzazione

Il primo pilastro su cui si fonda la tesi di Merckx riguarda lo stile d'attacco. Il belga ha riconosciuto nello sloveno il suo stesso istinto killer: "Non ha paura di attaccare. Quando è al Tour in maglia gialla, lui attacca. Da questo punto di vista, mi somiglia parecchio". C'è tuttavia una differenza sostanziale che gioca a favore di Pogacar ed evidenzia il motivo della sua superiorità: Merckx correva in un ciclismo in cui il concetto di "multidisciplinarità" e di presenza costante da marzo a ottobre era la norma.

Pogacar sta dominando allo stesso modo in un'era di iper specializzazione estrema. Oggi i corridori preparano al millimetro singoli obiettivi stagionali, focalizzandosi solo sui Grandi Giri o solo sulle Classiche Monumento. Tadej scardina questo dogma: distrugge gli specialisti delle corse di un giorno alla Sanremo, al Giro delle Fiandre o alla Liegi, e poche settimane dopo annienta gli scalatori puri sulle vette del Tour de France. Vincere tutto oggi, contro atleti preparati in laboratorio per un unico obiettivo, ha un peso specifico superiore rispetto al passato.

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La costanza spietata da febbraio a ottobre: l'effetto "Usain Bolt"

A supportare la tesi del Cannibale intervengono le parole di Alberto Contador, che ha tracciato un parallelo emblematico: "È molto difficile trovare un atleta di un'altra disciplina che sia stato così tanto superiore ai propri avversari. Ci ho riflettuto e mi è venuto in mente solo Usain Bolt. Ma, naturalmente, Tadej è così in ogni gara a cui partecipa, da febbraio a ottobre". La superiorità di Pogacar non si limita al picco di forma di tre settimane a luglio. La sua è una tirannia sportiva che dura otto mesi all'anno.

I dati biometrici e di performance tracciati, come gli stessi analizzati nel documentario attraverso le piattaforme "Whoop" mostrano una capacità di recupero e una costanza uniche nella storia dello sport. Se Bolt esauriva la sua epocale superiorità in meno di dieci secondi in una finale olimpica, Pogacar la diluisce e la mantiene intatta su migliaia di chilometri, dalle temperature invernali delle Strade Bianche fino alle foglie morte del Giro di Lombardia.

L'empatia e la sensibilità nel "cannibalismo" tra Merckx e Pogacar

Infine, ma non per ultimo, c'è anche un elemento intangibile, quasi emotivo, che rende Pogacar strutturalmente "superiore" nell'immaginario collettivo e agli occhi dello stesso Merckx: il modo in cui vince. Il soprannome "Cannibale" fu dato a Merckx quasi con timore reverenziale, talvolta con sfumature di antipatia per la sua spietatezza geometrica e totalizzante. Pogacar, pur avendo la stessa fame insaziabile di vittorie, corre sempre con il sorriso. Ha umanizzato il dominio. Il suo è un ciclismo istintivo, fatto di scatti a 100 chilometri dall'arrivo che sembrano sfidare la logica dei computer delle ammiraglie.

C'è una profonda sensibilità nel suo rapporto con la bicicletta e con i tifosi: Tadej diverte e si diverte. Ha restituito al ciclismo quell'anima epica e un po' folle che la tecnologia stava lentamente spegnendo. Merckx, vedendo Pogacar, non vede solo qualcuno che batte i suoi record, ma vede soprattutto ciò che ad altri è nascosto: l'evoluzione perfetta del suo stesso DNA sportivo, ripulito dalla pressione e arricchito da una gioia pura che rapisce gli appassionati.

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Pogacar, l'ultimo rappresentante di una dinastia senza precedenti

A soli 28 anni, con una bacheca che conta già cinque Tour de France, un Giro d'Italia, due Mondiali e 13 Monumenti, con 130 vittorie totali da professionista, Tadej Pogacar non sta semplicemente vincendo le corse: sta ridefinendo il concetto stesso di leggenda. Se il più grande corridore del Novecento dichiara la propria resa storica di fronte all'attuale talento dello sloveno, non resta che goderci lo spettacolo di un atleta che capita una sola volta nella storia dello sport ogni 50 anni.

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