È morto Mikhail Vassiliev, il Colonnello dell’hockey: guidò Bolzano nel polemico scudetto contro Milano
Mikhail Vassiliev è stato una colonna della mitica "Armata Rossa", il CSKA Mosca e della nazionale dell'Unione Sovietica, una vera e propria leggenda internazionale dell'hockey su ghiaccio, prima di legare indissolubilmente la seconda parte della sua immensa carriera all'Italia. Scomparso all'età di 64 anni, vanta un palmarès internazionale impressionante dominato dall'oro olimpico a Sarajevo 1984, dal titolo mondiale nel 1983, tre titoli europei e ben sette campionati sovietici consecutivi.
Le testate giornalistiche russe ed europee hanno mantenuto il massimo riserbo sul nome specifico della patologia che aveva colpito Vassiliev, per rispettare la privacy e la riservatezza della famiglia in questo momento di lutto. È stato confermato solamente che il decesso è sopraggiunto a causa delle complicazioni di una grave malattia per la quale si trovava ricoverato nella struttura della capitale russa già da qualche tempo.
L'approdo nell'hockey italiano e gli anni d'oro con i Foxes di Bolzano
La storia hockeistica di Vassiliev è legata indissolubilmente anche con quella dell'Italia a partire dal 1990, diventando uno degli stranieri più forti e amati mai visti nel nostro Paese. Ha esordito per l'HC Selva in Serie B ma le sue qualità hanno spinto prima i Mastini Varese e poi l'EV Bozen a ingaggiarlo. Fino alla sua definitiva consacrazione, avvenuta con i Foxes dell'HC Bolzano, dove ha militato stabilmente dal 1996 al 2001, partecipando attivamente a scrivere la storia del club, vincendo 3 scudetti nelle stagioni 1996-97, 1997-98 e 1999-2000.
Straordinaria fu la serie della stagione 96-97 giocata contro l'HC Miano 24, passata alla storia come una delle più infuocate, spettacolari e controverse di sempre dell'hockey italiano. Si giocava al meglio delle 5 gare col Milano 24 del mitico presidente Quintavalle, che spaventò subito i Foxes espugnando il Palaonda in Gara 1 per 3-1. Da quel momento, però, il Bolzano cambiò marcia trainato dall'intelligenza tattica e dal carisma del "Colonnello": sotto la guida di Mikhail Vassiliev i biancorossi travolsero Milano in Gara 2 per 7-1 e si portarono avanti vincendo Gara 3 per 5-1.
La tempesta in Gara 4 della finale scudetto Bolzano-Milano e l'eredità in panchina
La clamorosa serie si chiuse a Milano in Gara 4 con la vittoria del Bolzano per 5-3, ma il finale sfociò in una gigantesca tempesta sportiva: a soli due minuti dal termine della partita, l'arbitro assegnò un pesantissimo rigore a favore del Bolzano ravvisando un'infrazione di "sei uomini di movimento" sul ghiaccio da parte dei milanesi. I rossoblù di coach Bob Manno protestarono in modo furibondo giudicando la decisione del fischietto internazionale tedesco Peter Quartal un torto arbitrale imperdonabile. La reazione del presidente del Milano 24, Quintavalle, fu così drastica che, per protesta contro la Federazione, decise di non iscrivere la squadra al campionato di hockey su ghiaccio, rinunciando al campionato di Serie A1 1997-98.
Quando decise di smettere di giocare, Mikhail Vassiliev non tornò subito in Russia ma scelse di restare in Italia, nella "sua" Bolzano per altri anni proprio per allenare i ragazzi delle giovanili altoatesine. Si integrò a tal punto nella comunità da essere considerato a tutti gli effetti un "bolzanino d'adozione", tanto che la sua figura in panchina, in una carriera culminata con la storica vittoria della Coppa Italia nel 2004 da coach, era rispettata in modo unanime da tutto il movimento hockeistico italiano.