Americano che lasci, americano che trovi. Che il brand As Roma faccia gola negli States è ormai risaputo da anni, da quando i tifosi romanisti hanno accolto Thomas DiBenedetto e i suoi soci per il nuovo corso Made in USA dopo gli anni di successi dell’era Sensi. Tra i suoi soci, anche quel James Pallotta che nel 2012 ha assunto il controllo del club e che adesso ha firmato un accordo per farsi da parte, insieme agli altri componenti della capogruppo As Roma Spv. Un’operazione da 591 milioni di euro, quella che porterà la Roma nelle mani di Dan Friedkin, imprenditore californiano che aveva avviato le trattative prima che l’emergenza Covid-19 ponesse un freno all’affare. La rivalutazione economica ha rallentato ulteriormente i negoziati, con aperture verso altri potenziali investitori dal Kuwait, a cui è stato concesso tempo fino al 5 agosto per presentare un’offerta vincolante. Una volta scaduti i termini, a Pallotta non è rimasta alternativa alla strada americana, per una cessione da completare entro il 31 agosto.

Entro quando va completata la cessione della Roma?

L’operazione prevede due fasi. La prima ha una scadenza fissata al 17 agosto e l’esito delle trattative dipenderà dalle intenzioni di As Roma Spv, la controllante del club giallorosso (con Pallotta come soggetto di riferimento) che detiene l’83,3% della società capitolina, ovvero la quota che passerà nella mani di Friedkin, insieme ad un 3,3% come partecipazione diretta. Se entro questa data non si dovesse chiudere l’affare, “As Roma Spv ha il diritto di risolvere gli accordi sottoscritti e trattenere l’importo versato in deposito a garanzia come commissione di risoluzione”, a meno che la stessa controllante non decida di prolungare i termini. A quel punto, scatterebbe la seconda fase: entro il 30 agosto è atteso il closing, senza il quale “sia As Roma Spv che Friedkin hanno il diritto di risolvere l’accordo sottoscritto senza trattenere alcuna commissione di risoluzione”. Una volta completata l’offerta, Friedkin dovrà lanciare un’offerta pubblica per il 13,4% delle azioni, attualmente in circolazione, essendo la Roma quotata in Borsa.

Della trattativa tra Friedkin e Pallotta, ormai, se ne parla ampiamente da mesi. Dopo le anticipazioni de “Il Tempo”, lo stesso club ha precisato – pur senza mai menzionarlo – di avere avviato i negoziati per un’eventuale cessione in occasione della pubblicazione della relazione semestrale al 31 dicembre 2019. Risultati per nulla tranquillizzanti, con una perdita consolidata di circa 87 milioni di euro, ma soprattutto con un indebitamento che a metà dell’esercizio toccava quota 264 milioni. Un campanello d’allarme che ha portato la società a compiere un’operazione infragruppo per un massimo di 30 milioni di euro: lo scorso 21 maggio il cda ha approvato la cessione di crediti pro-soluto a Neep Holding, azionista di maggioranza del club giallorosso (controllata da As Roma Spv), che acquisirà dunque crediti futuri relativi alla biglietteria o annessi a decorrere dall’8 marzo 2021, fatti salvi i crediti concessi in garanzia nell’ambito del bond da 275 milioni emesso nell’agosto 2019. Un’operazione di factoring con la quale la Roma ha cercato di frenare la cavalcata dei debiti verso la soglia dei 300 milioni di euro. Con l’acquisizione del club, Friedkin si è accollato “alcune passività”, ma oltre alla partecipazione di As Roma Spv ha rilevato anche “alcune attività correlate, compresi i fondi che ha messo a disposizione del club per supportare la sua prevista capitalizzazione”.

Cosa ha peggiorato i conti della Roma

I risultati sportivi degli ultimi anni hanno contribuito a peggiorare ulteriormente lo stato di salute delle casse giallorosse, che in questa stagione hanno dovuto fare a meno degli introiti garantiti dalla partecipazione alla Champions League. Senza prendere parte alla massima competizione continentale, il primo semestre dell’esercizio 2019/20 si è chiuso con 40 milioni di ricavi in meno rispetto allo stesso periodo nell’annata precedente, con un conseguente risultato negativo per 87 milioni di euro. Troppi per non finire sotto i riflettori del fair play finanziario, con la necessità di generare plusvalenze per evitare sanzioni. In condizioni normali, però. Nell’anno della pandemia, invece, la Uefa ha deciso di accorpare gli effetti del 2020 e del 2021 per neutralizzare i deficit previsti per l’anno in corso, facendo una media tra i risultati dei due anni e allargando il triennio di monitoraggio a quattro anni. Quanto basta per scongiurare cessioni eccellenti, almeno in quest’estate, senza considerare l’effetto Coronavirus anche sul brand Roma: in un anno la valutazione è scesa del 21% secondo Brand Finance, attestandosi a 204 milioni di euro.

Le questioni relative a stadio e fair play finanziario

Altro tema centrale in quest’operazione è lo stadio da costruire a Tor di Valle, il punto cruciale della gestione Pallotta con un progetto ancora da concretizzare. Nella valutazione iniziale (di circa 750 milioni di euro), lo stadio chiamava a sé una sessantina di milioni, ovvero quanto speso per studio di fattibilità e bonifica dei terreni. L’iter amministrativo, avviato nel 2012, potrebbe concludersi in autunno con una convenzione da fare approvare in aula, dopo il via libera formale dato a luglio dalla sindaca Virginia Raggi, che ha predisposto una due diligence interna al Campidoglio e una commissionata al Politecnico di Torino. Anche se ufficialmente non si fa menzione dello stadio negli accordi tra Pallotta e Friedkin, la costruzione dell’impianto rientra tra i principali asset al centro dell’operazione.

Con uno stadio ancora da fare, la mannaia del fair play finanziario evitata e un indebitamento che si avvicina sui 300 milioni di euro, la trattativa si è conclusa con un netto taglio a favore di Friedkin nella somma da mettere sul piatto per l’acquisto della Roma. Se prima della pandemia la valutazione si aggirava sui 700 milioni, adesso non arriva neanche a 600, cifra che si avvicina alla stima di Kpmg, che al 1º gennaio indicava come valore della società 602 milioni. Tra la ricapitalizzazione e i debiti se ne dovrebbero andare già tra i 350 e i 400 milioni di euro, considerando che il nuovo proprietario della Roma, indicato da Forbes come il 504º uomo più ricco al mondo (con un patrimonio di 4,1 miliardi di dollari), dovrà completare l’aumento di capitale da 150 milioni di euro già deliberati, per i quali restano da versare 80-90 milioni. A maggio, quando circolarono voci riguardo ad un’offerta dello stesso Friedkin di 570 milioni, per Pallotta si stimava un saldo negativo di almeno 100 milioni tra la parte che sarebbe andata come corrispettivo per la cessione e quanto investito in questi anni nello sviluppo del club. Tocca ora a Friedkin risollevare la Roma dopo anni di incertezze, tra debiti e mancate vittorie.