Fondi. Diritti TV. Ritorno dei tifosi allo stadio per Euro 2020. Nel corredo accessorio di motivazioni che hanno spinto sette società di Serie A a chiedere le dimissioni del presidente di Lega, Paolo Dal Pino, c'è di tutto. Sfiduciato, si attende la reazione del numero uno di via Rosellini: rassegnare il proprio mandato e lasciare l'incarico oppure andare avanti contando sul sostegno di altri club.

Comune denominatore della protesta: la cattiva gestione dell'ex massimo dirigente. Un malumore trasversale che ha saldato sullo stesso fronte le posizioni di Atalanta, Fiorentina, Inter, Juventus, Lazio, Napoli ed Hellas Verona. Ne aveva dato notizia il Sole 24 ore che citava due lettere, di cui una partita dallo Studio Chiomenti: un documento che formalizzava l'atto di sfiducia nei confronti di Dal Pino con l'invito, nemmeno tanto sfumato, a farsi da parte prendendo atto della situazione e dell'eventualità che gli potessero essere chiesti danni per il suo periodo a capo dei club.

Due atti molto forti. Arrivano al termine di un periodo molto travagliato e culminato con il lungo tira e molla sull'assegnazione dei diritti Tv per la trasmissione dello spettacolo calcio a DAZN dopo quasi vent'anni di collaborazione con Sky. C'è ancora un altro aspetto altrettanto determinante: l'ipotesi degli investimenti da parte di soggetti del private equity in Serie A. I sette club hanno ribadito la contrarietà all'ingresso della cordata composta dai Fondi Cvc, Advent e Fsi.

Ulteriore motivo di dissenso: l'apertura degli stadi al pubblico per il campionato Europeo 2020. Non che le società in questione siano contrarie al ritorno dei tifosi, anzi… ma ritengono che una decisione del genere andava caldeggiata con largo anticipo a fronte di una situazione non più sostenibile. E il conflitto scoppiato in seno alla Lega di A in virtù anche della posizione assunta dal presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, è stato il prologo di quanto accaduto con l'atto di sfiducia.