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Samuele Maragliano, speaker della Sampdoria: “Facevo eventi e mi hanno notato. Dopo un giorno era fatta”

Dalla gradinata al microfono: il viaggio inatteso di Samuele Maragliano dentro il mondo Sampdoria. Tra passione, tifosi e identità, il racconto a Fanpage.it, per ‘Vita da Speaker, di chi vive il calcio con la voce e con il cuore.
A cura di Vito Lamorte
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C’è chi sogna di scendere in campo e chi, invece, trova il proprio posto un passo più indietro, ma con la stessa intensità nel cuore. La storia di Samuele Maragliano è fatta di coincidenze, passione e un legame viscerale con la Sampdoria. Da attore e animatore a voce ufficiale dello stadio, il suo percorso non era scritto, ma si è costruito giorno dopo giorno, fino a diventare parte integrante dell’atmosfera dello stadio Luigi Ferraris. Tra emozioni, errori, scaramanzie e senso di responsabilità, oggi è lui a dare ritmo a quei 30.000 cuori che battono all’unisono e Maragliano, per ‘Vita da Speaker', racconta a Fanpage.it questo suo fantastico viaggio nel mondo a tinte blucerchiate dalla gradinata al microfono ufficiale.

Da quanto tempo è lo speaker della Sampdoria?
"Dallo stadio da dicembre 2023, quindi questa è la terza stagione".

Com’è nata questa opportunità?
"In realtà non avevo programmato di fare lo speaker. Arrivo dal mondo della recitazione e dei musical, ho studiato spettacolo e comunicazione e fatto l’animatore nei villaggi turistici. Poi conducevo eventi a Genova e grazie a quello sono stato notato dall’event manager della Sampdoria, che mi ha scritto all’improvviso chiedendomi se fossi sampdoriano. Il giorno dopo ero a Bogliasco… e dopo dieci minuti mi ha proposto di diventare speaker".

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Un percorso quindi totalmente inaspettato…
"Assolutamente sì, è successo tutto molto velocemente".

Come prepara le partite, soprattutto per quanto riguarda pronunce e giocatori?
"Mi informo molto tramite conoscenze dirette. Ho amici nel mondo del calcio e spesso chiedo a loro, oppure a ex giocatori. In Serie B non sempre è facile perché gli highlights non hanno telecronaca, quindi bisogna arrangiarsi".

Ha mai commesso errori in diretta?
"Sì, una volta ho attribuito un gol a Sibilli invece che a Niang. Sono cose che possono capitare".

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Che rapporto ha con la tifoseria organizzata?
"Molto bello. Essendo cresciuto in Gradinata Sud, conoscevo già tante persone. All’inizio qualcuno era scettico perché arrivavo dai social, ma è comprensibile. Oggi sento grande affetto: quando manco allo stadio, molti tifosi mi scrivono per chiedere se ci sono ancora".

Quanto conta conoscere l’ambiente per fare questo lavoro?
"Tantissimo. Se sei cresciuto nella tifoseria capisci i momenti. Ad esempio, durante una contestazione è giusto abbassare i toni e non “gasare” lo stadio. Serve sensibilità".

Ha dei rituali prima delle partite?
"Sì, parecchi. Cambio parcheggio se la Samp perde, uso sempre la sciarpa di mio zio, e con il DJ decidiamo dove posizionarla. Inoltre scrivo sempre una frase sul foglio delle distinte: ‘Non può piovere per sempre'".

Il momento più emozionante da speaker?
"Il primo gol annunciato, sicuramente. Ma anche un momento molto toccante è stato quando Sven-Göran Eriksson è tornato a Marassi con i protagonisti della Samp degli anni ’90: lì mi è scesa una lacrima".

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E un momento storico che avresti voluto raccontare?
"La vittoria contro il Napoli che portò la Samp ai preliminari di Champions League. Ricordo ancora la voce dello speaker su quel gol di Pazzini".

Ha un giocatore preferito, attuale e storico?
"Oggi dico Simone Giordano, perché siamo cresciuti insieme. Storicamente invece Cassano, Pazzini e Quagliarella".

Quanto margine di libertà ha nel suo lavoro?
"Abbastanza. Le decisioni le prendiamo insieme allo staff. È un lavoro comunque molto schematico, ma c’è spazio per interpretarlo".

Un aneddoto curioso?
"Una volta ho soprannominato De Luca ‘il cigno di Bolzano' dopo una tripletta… il giorno dopo Genova era piena di adesivi con cigni! (ride, ndr)".

Cosa pensa dell’evoluzione del calcio che va sempre più verso l’entertainment?
"Serve equilibrio. In alcuni stadi funziona, in altri meno. A Genova, per esempio, certe cose troppo ‘spinte' non rispecchiano la cultura delle tifoserie".

Cosa la emoziona ancora oggi quando accende il microfono prima della partita della Sampdoria?
"Due cose: vedere 30.000 persone unite per un’unica passione e, semplicemente, la Sampdoria. Perché la Sampdoria è la Sampdoria".

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