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Roberto Baggio svela che Lippi voleva che facesse la spia in spogliatoio: “Mi chiese i nomi”

Roberto Baggio racconta la richiesta di Lippi di fare la spia per lui in spogliatoio, la sua risposta integerrima e come poi l’allenatore viareggino mise in atto “un attacco costante, un mobbing tangibile” nei suoi confronti.
A cura di Paolo Fiorenza
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Non è un segreto che Roberto Baggio, amatissimo da tutti i tifosi di calcio non solo italiani, abbia avuto più di un rapporto conflittuale con i tecnici che lo hanno allenato nel corso della sua carriera. Nella sua nuova autobiografia appena data alle stampe, c'è un capitolo intero dedicato alla questione, con un titolo che dice tutto circa il suo pensiero sui motivi: "Invidia. Vai a capire gli allenatori". Baggio ne parla lungamente a proposito di Renzo Ulivieri, avuto al Bologna, e Marcello Lippi, che ritrovò all'Inter dopo l'annata alla Juventus.

Roberto Baggio sull'invidia degli allenatori: "Corrode il cuore di chi non sa fare i conti con il proprio ego"

"L'amore popolare mi ha dato tanto nella vita e mi commuove ogni volta per la sua potenza – dice Baggio nel libro ‘Luce nell'oscurità' – Ho sempre fatto il massimo per ricambiarlo: questo attraeva, inevitabilmente, molta invidia. Che acceca, corrompe, corrode il cuore di chi non sa fare i conti con il proprio ego. L'invidia rientra nella natura umana. Tutti possiamo provare sentimenti negativi, nessuno è esente. Il punto, però, è sapere gestire gli istinti, capire che sono dannosi perché inquinano la nostra vita e quella delle persone che attacchiamo, e che siamo noi i primi a dovercene rendere conto. Con Ulivieri ho realizzato cosa sia il risentimento personale. Ero talmente amato dai tifosi che dalla panchina sembrava prendersela per quel mio rapporto simbiotico con il pubblico. Il problema si sarebbe riproposto anche due anni dopo con Lippi, e in maniera ancora più forte".

Roberto Baggio presenta il suo libro al Salone Internazionale del Libro di Torino
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Baggio ritrova Lippi all'Inter e rifiuta di fare la spia per lui in spogliatoio

Era l'estate del 1998, il 33enne Baggio si trasferì dal Bologna all'Inter: fu una stagione disastrosa, con ben quattro allenatori a darsi il cambio in panchina (Simoni, Lucescu, Castellini e Hodgson) e un ottavo posto finale. "In quella stagione tormentata, il nome di Lippi prese a circolare già a gennaio. Fu designato per l'anno successivo prima del termine del campionato – racconta Baggio, che poi svela la richiesta fattagli dal suo ex allenatore alla Juve di fare la spia per luiVolle incontrarmi a marzo, e mi chiese di fargli i nomi di chi, nello spogliatoio, avrebbe potuto remare contro di lui. Risposi a modo mio: ‘Mister, io mi alleno al massimo, lei valuterà se merito di giocare o no, ma non mi chieda altro'. Indispettito, cercò fin dall'estate di provocarmi, per istigare una mia reazione. Ma non persi mai la calma, avevo capito il gioco. Se avessi agito diversamente, avrebbe avuto la scusa per accusarmi di spaccare lo spogliatoio".

Il Divin Codino, oggi 59enne, racconta episodi che per lui erano di fatto "mobbing": "Un giorno, Lippi mi urlò con toni arroganti e aggressivi: ‘Fenomeno, dillo ai compagni che cosa non ti sta bene'. Io risposi con la massima tranquillità: ‘Mister, dica lei ai compagni cosa mi ha chiesto di fare' alludendo a quella richiesta di fare la spia. Ricordo anche diversi altri episodi emblematici: ce ne sarebbero a decine a testimoniare la sua ostilità. Uno avvenne un sabato sera in ritiro. Era consentito un bicchiere di vino a pasto, quindi con Peruzzi, Ferron e Frezzolini chiedemmo una bottiglia. Lippi si infuriò. Quella stessa sera era il compleanno di Seedorf, che poco dopo stappò delle bottiglie di champagne per fare un brindisi. In questo caso andava bene, nel nostro evidentemente no".

Lippi e Baggio alla Juve: hanno condiviso la stagione 1994/95, vincendo Scudetto e Coppa Italia
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Il rapporto tra i due è distrutto: "Era un attacco costante, un mobbing tangibile"

"Si è parlato molto, in passato, di un altro esempio che avevo raccontato al pubblico – continua Baggio – Lippi si arrabbiò per un goccio d'olio al peperoncino che avevo messo nell'insalata, per lui una sorta di sacrilegio. Un'altra volta, mentre ero impegnato in un'intervista per un giornale, venne a sacramentare contro di me perché la stavo rilasciando fuori dalla (presunta) zona della stampa. Era un attacco costante, un mobbing tangibile. Quando feci una battuta a un giornalista, dicendo che l'Inter era come una Ferrari pilotata da un vigile urbano, alla ripresa degli allenamenti fui messo a centrocampo per un pubblico processo davanti ai compagni. Ma continuai a non rispondere alle sue provocazioni. Nemmeno quando i minuti in campo cominciarono a calare fino a ridursi praticamente a zero, come se fossi l'ultima delle riserve in attacco; nemmeno quando, prima di una trasferta, mi consigliò ripetutamente di cambiare squadra. Non volevo dargliela vinta, e soprattutto volevo lasciar parlare il campo".

E il campo parlò a fine stagione, in un momento decisivo: "Alla fine, Lippi fu praticamente costretto a schierarmi nello spareggio per un posto in Champions League contro il Parma a Verona. Furono mie le due reti decisive: un calcio di punizione dal vertice destro dell'area che sorprese Buffon e un sinistro potente da fuori area. Vincemmo 3-1, e per me fu un bel riscatto personale, dopo tanti problemi. Qualcuno commentò che avevo favorito proprio l'allenatore che mi aveva mortificato. Forse Lippi, senza quelle due reti, sarebbe stato esonerato a fine stagione. Ma non ci avevo pensato neppure un attimo. Io giocavo per la mia squadra, per onorare la maglia e i tifosi. Facevo solo il mio dovere, con la passione di sempre: giocare a calcio e far divertire gli spettatori. Con coerenza. La coerenza con te stesso, la trasparenza e l'umiltà permettono di non avere mai paura di niente e di nessuno. La gente riconosce le persone vere, concrete, la cui autenticità arriva sempre dritta al cuore. Se riesci a vedere ed esaltare il valore negli altri, lo puoi trovare anche in te stesso, in un gioco di specchi che si riflettono. Anche così si può trovare luce nell'oscurità. Tutti abbiamo la tentazione di scadere nell'invidia, ma è una condanna all'infelicità".

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