Roberto Baggio e il primo grave infortunio: “Mi vergognavo di essere pagato senza giocare”

Roberto Baggio. Codino. Il rigore di Pasadena che ancora sogna, anche a occhi aperti e poi (magari) prende sonno. E gli infortuni, tremendi, di cui porta ancora i segni addosso e dentro. Tra le pieghe della carriera e della vita del "dieci" c'è di tutto: l'esaltazione e la gioia, il dolore fisico devastante provato al risveglio dalla prima volta che fu operato al ginocchio ("dissi a mia madre: se mi vuoi bene, uccidimi"), una ferita interiore che è sì guarita ma il segno resta lì, come le cicatrici degli interventi subiti. Tra le pagine di Luce nell'oscurità (libro pubblicato da Rizzoli), l'ex campione azzurro racconta (anche) uno dei momenti più drammatica della sua esperienza di calciatore: il primo, doloro e gravissimo, incidente all'articolazione della gamba destra. Baggio allora aveva 18 anni, la diagnosi fu terribile: rottura del legamento crociato anteriore, menisco e capsula del ginocchio destro, tanto da far temere la fine anticipata della sua carriera. Alla sofferenza fisica si aggiunse un'altra sensazione: la profonda vergogna provata durante la lunga riabilitazione. Perché? Non riusciva ad accettare l'idea di essere pagato dalla Fiorentina senza far nulla: "Non incassavo gli assegni, li tenevo nel cassetto".
Le cicatrici di Baggio e il primo infortunio al ginocchio
Baggio ricorda il dramma vissuto quando era ancora giovanissimo, un periodo in cui la medicina sportiva non aveva ancora raggiunto i livelli attuali. L'ex numero 10 racconta di essere stato operato a Saint-Étienne, in Francia, dal professor Bousquet, uno dei primi chirurghi europei a utilizzare materiali organici per la ricostruzione del legamento crociato. L'intervento fu estremamente invasivo: venne prelevato tessuto muscolare dal vasto mediale per ricostruire il ginocchio compromesso. Baggio ricorda anche il viaggio verso la Francia, affrontato insieme alla famiglia sulla vecchia Ford di casa, in un silenzio pieno di paura e incertezza. "Dodici ore di viaggio nel silenzio: era il terrore che non sarei più tornato a giocare", ha ammesso nell'intervista al Corriere della Sera.

Il dolore dopo l'operazione: "Se mi vuoi bene, uccidimi"
La narrazione dell'ex fantasista è durissima. Dopo l'intervento, al risveglio dall'anestesia, il dolore era insopportabile. A peggiorare tutto c'era l'impossibilità di assumere antidolorifici a causa di una forte allergia: "Urlavo per la sofferenza". Baggio confessa di aver detto alla madre parole estreme: "Se mi vuoi bene, uccidimi". Un’immagine che restituisce tutta la sofferenza fisica e psicologica di quel periodo. Il recupero fu lungo e complicato. Non riusciva più a correre né ad allenarsi come prima e il timore di non poter tornare in campo diventava ogni giorno più pesante.
La vergogna di guadagnare senza poter giocare
Uno dei passaggi più toccanti dell'intervista riguarda anche il rapporto di Baggio con il denaro e con il senso della dignità personale. "Per mesi non incassai gli assegni dello stipendio della Fiorentina perché mi vergognavo. Non riuscivo ad accettare l'idea di guadagnare senza poter lavorare, senza poter dare qualcosa in cambio. Così mettevo gli assegni nel cassetto".
Un pensiero che rivela la profonda educazione ricevuta e il legame fortissimo tra lavoro e dignità personale che ha sempre accompagnato il campione italiano. "Mi tornava in mente mio padre, la sua faccia, la sua voce quando diceva che i soldi non meritati portano sfortuna. Per me il lavoro è sempre stato legato alla dignità. Anche se non dipendeva da me, sentivo comunque quel peso".