Il calcio ai tempi del coronavirus. La riunione a distanza richiesta dall'Uefa con le 55 federazioni ha partorito il classico topolino: nulla di ufficiale, fatta eccezione per qualche provvedimento marginale, e tutto slittato a data da destinarsi per l'eventuale ripartenza del sistema. Date, calendari, decisioni rimandate ancora per il persistere della pandemia di coronavirus e una emergenza che pare non arretrare. Intanto si  è semplicemente confermato di fermare le competizioni delle Nazionali, e l'intenzione di ripartire a giugno e concludere le coppe europee.

L'intenzione manifesta e collettiva è quella di cercare di salvare il salvabile, chiudendo le stagioni regolari e dando un senso alle competizioni europee (Champions e Europa League). Ma ogni giorno che passa è un granello di sabbia che va ad ingolfare ingranaggi già in difficoltà. Una corsa contro il tempo per evitare da una parte il collasso e decretare la definitiva sospensione, dall'altro non andando d influire sulla stagione futura con conseguenze strutturali ed economiche ancora peggiori.

I tre capisaldi della ripartenza

Tanti gli argomenti sul tavolo del confronto, tre temi sviscerati integralmente per dare un quadro complessivo il più completo possibile in un momento in cui di certo non c'è nulla. Ma a fine riunione ci sono state idee più chiare e, soprattutto, unità d'intenti su alcuni aspetti che possono essere considerati i nuovi pilastri della ripartenza:

  • I campionati vanno conclusi. Anche se senza date e calendari, è prematuro, si punta a tornare a giocare nel mese di giugno
  • Le Coppe europee verranno concluse: per l'Europa League e la Champions League il ‘piano' di recupero è previsto anche slittando fino ad agosto
  • Gli impegni relativi alle squadre nazionali, in programma nel mese di giugno, sono rinviati a data da destinarsi, lasciando priorità alle altre competizioni

Anche la FIFA pronta a fare la propria parte

L'idea di fondo, a braccetto con la FIFA (pronta a stanziare circa 2.5 miliardi di euro per dare una mano alla comunità internazionale del calcio), è quella di fare di tutto per utilizzare la parentesi estiva pur di concludere i campionati. C'è anche un piano pronto per la deroga dei contratti in scadenza o sui prestiti per far giocare quei giocatori che dopo il 30 giugno non avrebbero più un accordo scritto. Insieme all'Uefa e alle 55 federazioni europee, mercoledì si sono confrontati su questi temi anche l'Eca e la FifPro.