Perché Silvio Baldini non può essere confermato come CT dell’Italia, ma avrà un ruolo fondamentale

Silvio Baldini si congeda da CT dell'Italia dopo aver vinto le due amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia – entrambe in trasferta – col punteggio di 0-1 e col medesimo marcatore: Pio Esposito. Da questo momento in poi Baldini tornerà a ricoprire l'incarico di CT dell'Under 21 e per questo motivo c'è chi giura che possa essere l'ennesima mossa sbagliata nell'affannosa ricerca di un piano per far rinascere la nostra Nazionale. Perché voltare pagina se la strada di convocare tanti giovani già con una discreta esperienza nelle proprie squadre di club sembrava essere quella giusta? Non dobbiamo immaginare di vederci per forza ai Mondiali tra 4 anni. L'errore più grande sarebbe quello di pretendere dal prossimo CT fin da subito questo obiettivo.
E invece il lavoro, enorme, da fare in questo momento, è quello di iniziare dalle radici, rimettere insieme i pezzi. Dotare i settori giovanili di strutture, consentire ai vari istruttori di essere retribuiti con giusti contratti di lavoro e creare un unicum tra il mondo dell'istruzione e lo sport. Un grande progetto di rilancio per un risultato altrettanto importante. Il fine deve essere questo, senza la paura di sbagliare e pensare alle perdite economiche che è un lavoro del genere può determinare in termini di risultati sportivi. Ed è proprio su questo punto che il calcio e chi ci governa, dovranno essere uniti, con la sicurezza di un supporto di risorse proprio dallo Stato pur di salvaguardare il più grande movimento sportivo italiano di sempre.
Baldini, sembra aver già tracciato la strada mostrando a tutto il paese che i giovani calciatori italiani telentuosi esistono, ma non va preteso da loro il risultato immediato, vanno aspettati senza l'ansia di dover raggiungere subito il risultato sperato. L'esempio è il successo agli Europei della Nazionale Under 17. La difficoltà più grande, ad oggi, è rappresentata proprio dal salto dall'Under 21 alla Nazionale maggiore.

Il richiamo di CT con le "etichette" per sperare nella conquista dei Mondiali fin da subito
Il rovescio della medaglia però potrebbe essere proprio questo. Nelle amichevoli di giugno Baldini ha attinto a piene mani dalla "sua" Under 21 (portando alla ribalta diversi giovani). Questo è il suo habitat naturale e promuoverlo stabilmente in Nazionale maggiore potrebbe significare privare l'Under 21 della sua guida ideale nel bel mezzo delle qualificazioni europee. Baldini è stato scelto esplicitamente come traghettatore (l'uomo del mentre).
La Federazione ha congelato la scelta del CT definitivo in attesa delle elezioni interne. Per qualcuno allora confermarlo significherebbe non avere un piano B e improvvisare, l'esatto contrario di ciò che serve per rifondare il calcio italiano. Chi conosce la storia di Silvio Baldini sa che il suo motore non è il denaro, né il prestigio della bacheca, ma una viscerale, quasi mistica, ricerca di valori umani e spirituali nel gruppo squadra. Una filosofia bellissima, che ha prodotto i miracoli di Empoli, Palermo e Pescara, ma che si scontra violentemente con la realtà della Nazionale Maggiore.
Baldini all'Under 21 può essere il fulcro della rinascita azzurra
Oltre l'emotività poi, restano i dati. La carriera di Baldini vanta più di mille panchine, ma quasi interamente in categorie minori del calcio italiano che gli sono costate quell'odiosa e famosa "etichetta" da lui stesso nominata dopo la sfida in Grecia. Per quanto la sua proposta tattica sia coraggiosa, il "sistema" cerca una figura che mastichi il calcio internazionale ai massimi livelli. Si preferisce un tecnico abituato a sfidare i colossi della panchina in un Mondiale o in un Europeo, un profilo moderno e visionario. E questo – purtroppo – non possiamo cambiarlo perché fa parte della mentalità, per certi versi poco al passo coi tempi, del nostro calcio.
A Silvio Baldini va detto un enorme, sincero grazie. Ha ripulito l'ambiente, ci ha ricordato perché amiamo questo sport e ha dimostrato che i giovani italiani sanno giocare a pallone se qualcuno ha il coraggio di schierarli. Ma la sua figura, se proprio non dovesse restare come CT, dovrà essere centrale. Già, perché il regalo più grande che il calcio italiano può farsi adesso è quello di lasciarlo tornare sulla panchina dell'Under 21. Lì dove può continuare a fare la rivoluzione, lontano dai riflettori accecanti della Nazionale Maggiore, mostrando al mondo intero che la soluzione l'Italia ce l'ha da sempre sotto i propri occhi…