Le elezioni FIGC saranno un duello tra Malagò e Abete: voti, alleanze e rischio ineleggibilità

La corsa alla presidenza della FIGC adesso ha il suo favorito ufficiale. Giovanni Malagò ha sciolto le riserve e ha annunciato che mercoledì mattina depositerà in Federcalcio la propria candidatura per le elezioni del 22 giugno. L'ex presidente del CONI lo ha fatto dopo l'ultimo passaggio politico che aspettava: l'orientamento della Lega Serie B, arrivato in serata e favorevole alla sua candidatura.
"Lo avevo detto e sono stato di parola", ha spiegato Malagò all'ANSA, chiarendo di aver atteso "per rispetto istituzionale" la presidente del CIO Kirsty Coventry, a Roma in queste ore, e le componenti federali. "Confermo che domani mattina depositerò in Federcalcio la mia candidatura alla presidenza", una frase che chiude la fase delle attese e apre quella vera della campagna elettorale, destinata a trasformarsi in un duello con Giancarlo Abete.

Chi appoggia Malagò e chi sostiene Abete alle elezioni FIGC
La partita nasce dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell'Italia al Mondiale. La FIGC andrà al voto il 22 giugno in un'assemblea straordinaria elettiva in cui non tutti i voti hanno lo stesso peso. Le componenti federali pesano in modo diverso: la Lega Nazionale Dilettanti vale il 34%, l'Assocalciatori il 20%, l'Assoallenatori il 10%, la Serie A il 18%, la Lega Pro il 12% e la Serie B il 6%.
Ed è proprio qui che si capisce perché Malagò oggi parta avanti. L'ex numero uno del CONI ha dalla sua la Serie A, che lo ha indicato per prima, poi calciatori e allenatori, cioè AIC e AIAC, e ora anche la Serie B. Un blocco che, sulla carta, supera la maggioranza assoluta dei voti ponderati e lo mette in posizione di forza.
Dall'altra parte c'è Giancarlo Abete, ex presidente federale e oggi presidente della LND, la componente più pesante dell'assemblea. Il suo bacino principale è proprio quello dei dilettanti, ma da solo non basta. Per questo la posizione della Lega Pro può diventare importante, anche se allo stato attuale il quadro politico sembra molto più favorevole al suo avversario.

Il rischio ineleggibilità che pesa sulla candidatura di Malagò
La corsa però non è chiusa. Perché sul nome del 67enne romano resta il nodo più delicato: il possibile rischio ineleggibilità. Il tema sollevato dagli ambienti contrari alla sua candidatura riguarda il passaggio diretto dalla guida del CONI alla possibile presidenza della FIGC, con il richiamo alle norme sul cosiddetto pantouflage. Il classe '59 finora ha scelto una linea prudente: quando gli è stato chiesto di commentare, ha preferito non entrare nel merito.
È il nodo che può trasformare una partita politica in una battaglia giuridica. Se i numeri raccontano infatti un candidato già molto vicino alla vittoria, il fronte dell'ineleggibilità resta l'elemento che può agitare le prossime settimane. La sfida per la Federcalcio, dunque, sarà formalmente tra Malagò e Abete, ma si giocherà su tre piani diversi: voti, alleanze e giurisprudenza.