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Perché il Como rischia una stangata in Europa: regole UEFA severe anche per i troppi stranieri

La squadra di Fabregas è in Europa League e può ancora sognare la Champions ma la favola bella si scontra con la realtà dei regolamenti continentali. Tre i nodi da sciogliere: stadio, bilancio e composizione della rosa.
La favola Como e la realtà delle norme Uefa per l’Europa: 3 i nodi da sciogliere.
La favola Como e la realtà delle norme Uefa per l’Europa: 3 i nodi da sciogliere.

Il Como è 5° in Serie A con 68 punti dopo 37 giornate: la qualificazione in Europa League (fase a gironi) è sicura ma c'è ancora una speranza di agganciare il quarto posto che vale la Champions League (dipende anche dai risultati di Roma e Milan in particolare). Eppure, mentre il sogno continentale è a portata di mano, la realtà burocratica delle norme Uefa rischia di complicare tutto. Non certo l'esclusione dalle Coppe (se ottiene la licenza) ma di parteciparvi in condizioni di significativo svantaggio tecnico (per una rosa ridotta e limitata) oltre che logistico. Sono tre le lacune da colmare: calciatori italiani/italiani formati in Serie A ("sono costosi e non possiamo pagarli con cifre dilazionate", le parole del presidente Mirwan Suwarso), bilancio e stadio. E bisogna farlo in fretta per non sprecare un'opportunità storica.

Regolamento Uefa sulle liste: perché il Como non è a norma (e cosa deve fare)

Oggi il Como non è a norma per le coppe europee. Allo stato attuale della rosa a disposizione di Fabregas, la Lista A da presentare alla Uefa sarebbe ridotta, rendendo complicata una stagione già impegnativa con partite ogni tre giorni. Perché? Per partecipare a Champions League, Europa League o Conference League, ogni club deve compilare una elenco di massimo 25 giocatori (di cui almeno 2 portieri). Tra questi 25, almeno 8 devono essere locally trained o homegrown, ovvero giocatori formati localmente.

La suddivisione è precisa: 4 club-trained, giocatori che hanno trascorso almeno 3 stagioni intere (o 36 mesi) nel club tra i 15 e i 21 anni; 4 association-trained, giocatori formati in un altro club della stessa federazione (cresciuti in un settore giovanile italiano per almeno 3 stagioni/36 mesi tra i 15-21 anni). Che abbiano il passaporto italiano non basta: un connazionale arrivato da adulto da un altro paese non è considerato homegrown. E lo stato dell'arte presenta diverse pecche.

Edoardo Goldaniga è uno dei 3 italiani in rosa: in A ha giocato solo 14 minuti.
Edoardo Goldaniga è uno dei 3 italiani in rosa: in A ha giocato solo 14 minuti.

La rosa lariana è tra le più internazionali della Serie A (oltre il 90% di stranieri). Gli homegrown confermati, però, sono pochissimi: principalmente Edoardo Goldaniga (difensore cresciuto in Italia, 14′ in Serie A e 90′ in Coppa Italia in questa stagione) e il terzo portiere Mauro Vigorito (zero minuti giocati). E i giovani della Primavera hanno minuti limitati e non sono sufficienti.

Cosa rischia la società lariana in base alla situazione attuale

Se il club non raggiunge gli 8, la Lista A si riduce di conseguenza (per esempio, con soli 4 homegrown, massimo 21 slot). Non si possono riempire i posti vuoti con stranieri: la rosa europea diventa più corta, con meno rotazioni e maggiore rischio infortuni.  Esiste anche una Lista B (aggiornabile durante la stagione) per Under-21 (nati dal 1° gennaio 2004 in poi per la stagione 2025/26) che hanno trascorso almeno 2 anni consecutivi nel club dal 15° compleanno. Utile per i giovani dell'Academy, ma non sostituisce gli 8 obbligatori della Lista A.

Cosa deve fare il Como? Nel mercato estivo serve un'iniezione di italiani formati nel nostro paese: acquistare 4-6 profili con esperienza Uefa (difensori, centrocampisti, esterni) già cresciuti in Italia tra i 15-21 anni. Ecco perché il nome di Miretti della Juventus è tra i più caldi in queste ultime ore. Promuovere e far maturare rapidamente i giovani dell'Academy.

Gli altri due nodi da sciogliere: stadio e Fair Play Finanziario

Oltre alla lista giocatori, restano due nodi ancora da sciogliere che sono determinanti per la gestione futura della società in previsione del debutto in Europa.

Lo Stadio Sinigaglia non è a norma Uefa (quanto a capienza, hospitality, strutture fisse e altre voci fondamentali): giocare le partite europee in trasferta per tutta la stagione o fino alla conclusione dei lavori comporta anzitutto un'eventuale perdita d'incassi e del "vantaggio" casalingo. Altra questione tutt'altro che trascurabile: il bilancio.

Mirwan Suwarso è il presidente dei lariani, finanziati dalla famiglia Hartono.
Mirwan Suwarso è il presidente dei lariani, finanziati dalla famiglia Hartono.

Financial Fair Play: con l'Europa scatta il monitoraggio stretto Uefa. Football Earnings Rule (la regola degli utili calcistici a bilancio) e Squad Cost Rule sono i paletti che, al momento, costringono il Como a fare i conti con la propria situazione economica, florida solo perché la famiglia Hartono a immesso capitali che hanno colmato le perdite. Ma è un circolo "vizioso" che alla Federazione non piace. La Uefa chiede stabilità finanziaria ai club partecipanti, tollerando un rosso tra i 60 e i 90 milioni di euro in un triennio. E in questa ottica prevede un tetto alle spese del 70%, ponendo i costi della rosa (stipendi, commissioni, ammortamenti) in rapporto coi ricavi. Il Como ha già ampiamente superato il limite, con poco più di 100 milioni di disavanzo in un solo esercizio. Altra nota dolente: circa 112 milioni di euro di spese, a fronte di circa 55 milioni di ricavi.

In queste condizioni può ottenere la licenza per partecipare alle Coppe? Sì, a patto che si tenga entro i margini di un Settlement Agreement (piano di rientro strutturale) spalmato su tre anni: deve ridurre le perdite e tenersi nei parametri indicati. In caso di mancato rispetto va incontro a multe, limitazioni sulla rosa o, in casi estremi, esclusione dalle coppe (raro al primo anno, ma possibile se non si adegua).

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