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Come farà il Como a giocare in Europa anche se non rispetta il Fair Play Finanziario

Il Como sogna l’Europa ma i conti non rientrano oggi nei parametri UEFA. Ecco perché la qualificazione non salterebbe e come può intervenire un settlement agreement.
A cura di Michele Mazzeo
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Il Como continua a inseguire un posto nelle coppe europee per la prossima stagione. Oggi è quinto in Serie A e spera ancora in un posto nella prossima Champions League, ed essendo anche ancora in corsa in Coppa Italia (stasera il ritorno della semifinale contro l'Inter dopo lo 0-0 dell'andata) ha due porte aperte per giocare l'Europa League, mentre, nella peggiore delle ipotesi, accederebbe al playoff di Conference League. Il tema, dunque, non è tanto se la squadra di Fabregas possa qualificarsi, quanto cosa succederebbe dopo. Perché il club lariano, spinto dagli investimenti della famiglia Hartono, oggi non ha conti compatibili con i rigidi parametri UEFA del Fair Play finanziario.

Nel bilancio al 30 giugno 2025, infatti, la società "Como 1907" ha chiuso con una perdita di 105 milioni di euro, mentre nel prospetto pro-forma consolidato del gruppo il rosso sale a 132 milioni, con 55 milioni di ricavi operativi, 190 milioni di costi totali e 94 milioni di costi per il personale. Il patrimonio netto consolidato resta però positivo grazie ai continui versamenti della ricca proprietà, che ha immesso nuovo capitale anche dopo il 30 giugno 2025. Dunque il Como non ha un problema di sopravvivenza garantita dagli Hartono, ma di compatibilità con le regole UEFA.

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L'organo di governo del calcio europeo difatti non ragiona come la FIGC. Per iscriversi alle coppe non basta avere alle spalle una proprietà ricchissima. Servono solvibilità, assenza di debiti scaduti verso club, dipendenti, fisco e UEFA, ma anche rispetto della "football earnings rule" e della "squad cost rule". La prima fissa uno sforamento accettabile di 60 milioni di euro in tre anni, con possibili margini ulteriori solo in casi particolari; la seconda impone che stipendi, ammortamenti dei cartellini e commissioni non superino il 70% dei ricavi dal 2025-2026. La UEFA, inoltre, esclude dal conteggio alcuni investimenti strutturali, come quelli in infrastrutture e settore giovanile.

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Evidente quindi che, stando a tali parametri, il Como oggi è fuori scala. Questo però non significa che verrebbe escluso automaticamente dalle coppe europee. La strada più probabile sarebbe quella già vista in altre occasioni: un settlement agreement con il Club Financial Control Body della UEFA. Vale a dire il meccanismo con cui Nyon concede tempo per rientrare alle società che non rispettano i parametri, imponendo però una tabella precisa: multe, obiettivi annuali intermedi, possibili limiti alla registrazione di nuovi giocatori nella lista UEFA e, in caso di mancato rispetto dell'accordo, anche l'esclusione dalla successiva competizione europea per cui il club si qualificasse. Nell'ultima tornata ufficiale la UEFA ha chiuso accordi di questo tipo con Chelsea, Barcellona, Aston Villa, Lione e Hajduk Spalato, mentre il Porto è stato sanzionato con una multa.

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Ad oggi dunque il Como potrebbe giocare in Europa, ma solo entrando subito sotto stretto controllo UEFA. È questa la vera differenza. Gli Hartono (che, secondo l'ultimo rilevamento fatto da Forbes, hanno un patrimonio stimato di 43,8 miliardi di dollari) hanno già spinto il club dalla Serie D fino alla lotta per un posto in Champions League con investimenti enormi e una crescita rapidissima, ma ora il miracolo sportivo deve trasformarsi in equilibrio economico. Premi UEFA, aumento dei ricavi commerciali, sviluppo del brand, stadio e soprattutto eventuali plusvalenze diventano i passaggi obbligati per rendere sostenibile il progetto. Senza questo cambio di passo, nemmeno la smisurata ricchezza della proprietà basterà ad evitare l'esclusione dal calcio che conta.

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