È un attaccante. Gioca a tutto campo ma resta una punta. Non è un trascinatore, perché differente sono le sue caratteristiche. Si integra alla perfezione con Cristiano Ronaldo. Chi è il calciatore incoronato da Michel ‘le roi' Platini, ex stella della Francia, della Juventus ed ex numero uno della Uefa? Si tratta di Paulo Dybala, l'argentino che dà un po' di Joya alla squadra di Sarri e quando manca si sente. E se con Allegri aveva difficoltà a trovare spazi, giocare con continuità, tracciare i contorni della propria dimensione tattica adesso che a Torino le scelte sono definite sembra averla (finalmente) ritagliata.

Perché Platini parla proprio di lui? L'ex Palermo lo ha raggiunto per numero di presenze in bianconero (saranno 224 col Sassuolo) e di reti realizzate in campionato (68) e spera di agganciarlo anche quanto ai gol su punizione: 13 quelli segnati da Platini, 9 quelli della Joya. Nell'intervista alla Gazzetta dello Sport tesse le lodi del sudamericano che assomiglia molto più a Sivori ("all'Avvocato sarebbe piaciuto") che non a se stesso, al "dieci francese". Lo spiega lo stesso Michel che chiarisce: "Io ero un centrocampista che segnava tanto e anche un uomo squadra e un trascinatore. Paulo no, è un'altra cosa… è più maradonesco".

Se credete che questa riflessione sia una deminutio per Dybala vi sbagliate. Anzi, l'ex bianconero ne esalta le qualità offensive, la fantasia e la capacità di essere al tempo stesso un prezioso uomo assist e uno straordinario finalizzatore. Non fa gol a raffica come CR7 "ma insieme si integrano alla perfezione. Cristiano è un grandissimo fuoriclasse che risolve le partite".

E allora come gioca la Joya? "È decisamente una punta – ha aggiunto Platini -, possono farlo giocare dove vogliono, gira a tutto campo, ma resta una punta. E segna anche abbastanza". Sono 17 le reti complessive in stagione, di cui 11 in campionato e 3 in Champions League. Le altre (2 in Coppa Italia, 1 in Supercoppa italiana) sono giunte a margine di obiettivi sfumati sul più bello.