Malagò e la FIGC, il nodo candidatura entro il 13 maggio: “Mi hanno già fatto 6-7 nomi per il ct”

Giovanni Malagò non ha ancora deciso se candidarsi o meno alla presidenza della Federcalcio, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. Il 22 giugno ci sono le elezioni ma l'ex presidente del Coni scioglierà la riserva entro il 13 maggio e solo se capirà di godere d'un sostegno ampio e di scelte condivise sul programma. In questa ottica è cruciale (anche) l'incontro con Giancarlo Abete, il numero uno della Lega Nazionale Dilettanti potrebbe essere il suo sfidante. "Parlerò anche con Abodi ma devo dare priorità al mondo sportivo. Se le altre componenti non sono d'accordo ringrazierò la Serie A e mi fermerò". Lo ha ammesso al termine dell'incontro in Lega Serie A dove ha incassato l'appoggio della quasi totalità delle società alle quali ha indicato qual è la sua idea per uscire dalla crisi. "Penso che il calcio debba mettere da parte i personalismi, meritare d'essere considerato in modo diverso a livello istituzionale, come per altre discipline sportive".
L'appoggio della Lega Serie A, i club favorevoli sono "19 e tre quarti"
Da 18 su 20 club favorevoli (i contrari erano Verona e Lazio) si è passati a 19 e tre quarti della Serie A pronti ad appoggiare la sua figura. E se il numero uno dell'assemblea dei club, Ezio Simonelli, ha scherzato sulla quota delle società ‘volenterose' ("sono diventate 19 e mezzo"), Malagò è stato al gioco e in conferenza s'è lasciato sfuggire col sorriso ironico "Sono 19 e tre quarti, è preoccupante… No, davvero… sono preoccupato". Battute a parte, non è certo il risultato elettorale in cima ai suoi pensieri. Quello arriverà alla fine di un progetto che ha una priorità: "come migliorare la parte sportiva".
L'ex presidente del Coni dirà sì alla candidatura a una condizione
Il concetto che Malagò esplicita è molto chiaro: "Mi sembrava doveroso cominciare i confronti da chi aveva pensato a me per questa candidatura, anche considerando l'atipico consenso di questa componente. Sono previsti altri incontri, tra poco con il presidente di Lega B, domani Lega Pro, poi Aic e Aiac entro fine settimana. Non ho certezza di continuare la candidatura, lo farò dopo aver parlato con tutti". E non ci sta nemmeno a farsi tirare per la giacchetta nel toto commissario tecnico della Nazionale. Qualcuno, addirittura, lo ha contattato anche prima di Bosnia-Italia. "Mi hanno già fatto sei, sette nomi di allenatori… ma io non ho parlato con nessuno, non so neanche se mi candido".

L'ex presidente del Coni prende a esempio la propria esperienza al vertice dello sport italiano e aggiunge un'altra sfumatura alla sua candidatura. È un dettaglio col quale rimarca come i colloqui in atto accompagnino il percorso (non mandato) esplorativo iniziato quando è stato chiamato in causa dalla Serie A. E che, ammesso riesca a diventare presidente federale, si aspetta un atteggiamento costruttivo dalla parte sconfitta. Usa la parola convincimento al posto di compromesso e ne spiega il senso: "All'interno del Coni, con le debite eccezioni, hanno saputo coesistere sport con anime molto diverse. Se uno vince e gli altri perdono, onestamente, entri in un contesto in cui devi remare per ottenere un certo tipo di obiettivo e invece ti prosciughi dietro altre situazioni".