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Lys Gomis: “Ero schiavo di alcol e droga, ho sprecato soldi. Oggi vivo e lavoro nel centro di recupero”

Lys Gomis è stato un portiere, ha giocato in Serie A con il Torino e difeso anche i pali del Senegal. A un certo punto la sua vita è cambiata, è finito nel tunnel delle dipendenze. Ne è venuto fuori e ora senza filtri ha deciso di raccontare il suo percorso.
A cura di Alessio Morra
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Lys Gomis è stato un calciatore professionista. Ha avuto una buona carriera, giocando in Serie A e con la nazionale del Senegal. Ha lasciato un buon ricordo nel calcio. Dopo aver lasciato l'attività ha vissuto anni complicati. Delle sue dipendenza, ad alcol e droga, ne ha parlato apertamente. E oggi che le brutte esperienze sono alle spalle Gomis raccontando la sua storia cerca di aiutare chi ha vissuto difficoltà gigantesche simili alle sue. Ha toccato il fondo, poi è risalito. Quegli errori che lo hanno portato ad isolarsi dal mondo e soprattutto dalla famiglia oggi li considera un dono. Aiutato anche da tanti amici del mondo del calcio dopo aver intrapreso un percorso di recupero in una comunità oggi.

La tua è una storia particolare che hai deciso di raccontarla pubblicamente senza filtri. Perché hai deciso così e dove lo stai facendo? 
Questa storia mi ha aiutato a conoscermi. Credo sia giusto raccontarla ad altre persone. Dopo tutte le difficoltà che ho avuto e ho vissuto ho deciso di diffondere questa storia nelle scuole, ma anche nei centro sportivi. Voglio comunicarla a tutti, anche ai ragazzi che vanno all'oratorio. Io spiego loro che i sogni possono essere il motore della vita.

Parlando con i ragazzi punti tanti sulle parole sogno e immaginazione, perché?
Un sogno che mi aveva fatto crescere che mi aveva tolto brutte abitudini e che mi aveva dato una disciplina. Ed io il mio sogno sono riuscito a trasformarlo in un'azione facendo il calciatore. Io in generale credo nell'immaginazione, che penso sia il motore della vita. Immagino una cosa e poi sono disposto a fare tutte le azioni che servono per arrivare al risultato. Io questo voglio insegnare ai ragazzi. Perché quando ho avuto il periodo delle dipendenze per me era cambiato tutto, non avevo più scopi nella vita.

Tu hai capito quali sono stati i tuoi errori?
La totale libertà rende la persona prigioniera. Io avevo tutte le libertà di scegliere cosa poter fare. Potevo fare tutto ciò che volevo della mia vita e invece mi chiudevo a casa sentendomi inutile. Perché rimanevo prigioniero del mio passato, rimanevo prigioniero di qualcosa che non avevo, che nel mio caso era non avere più il mio papà. In quei momenti non riuscivo a vedere che avevo una vita, non riuscivo a pormi degli obiettivi.

Poi ti sei posto delle domande, domande che ti hanno fatto riflettere.
Mi sono chiesto: che cosa voglio io realmente nella mia vita? Dentro di me ho trovato le risposte. Ho avuto la fortuna di fare questo sport. E dopo aver capito molte cose so che posso dare un messaggio d'aiuto e di speranza. Ti dico di più, non è un problema chiedere aiuto quando si è in difficoltà. Questa parola, aiuto, è quella che mi ha cambiato la vita. Perché io prima non ero disposto a farmi aiutare delle persone. Poi ho iniziato a dire: "Sì, voglio essere aiutato".

Lys Gomis con la maglia del Lecce in una partita di Coppa Italia contro il Genoa.
Lys Gomis con la maglia del Lecce in una partita di Coppa Italia contro il Genoa.

Raccontandoti non ti sei fatto il minimo sconto.
Sì, perché ero io a fare le cose, non davo la possibilità alle persone che erano al mio fianco di contribuire alla mia vita. Ero un egoista, te lo ripeto: ero un egoista. All'inizio fingevo di farmi aiutare, perché tanto imponevo la mia realtà. Quando ho capito che dovevo farmi aiutare dalle persone mi sono salvato la vita. Ora ho deciso di raccontarmi, e lo faccio sinceramente.

A un certo punto hai gettato la maschera.
Ho usato maschere per troppo tempo, l'ho usata per tanti anni. Era la maschera del ragazzo forte che non ha problemi, del ragazzo che ha tutto. Invece ero un ragazzo ragazzo sensibile, debole, molto debole che non era riuscito a curare se stesso, ma che aveva curato solo l'atleta, ed ho sbagliato. Perché quando ho smesso sono arrivati i veri problemi. Non è vero che solo chi ha una grande forza interiore riconosce che ha bisogno di aiuto. Io posso parlare di dipendenze.

I tuoi errori hanno anche prodotto delle difficoltà con la tua famiglia, anche con tuo madre.
Io ho fatto tanti sbagli. Quando ho avuto le mie dipendenze sai qual è la cosa che mi ha ammazzato di più? Vedere mia madre soffrire. Soffriva perché vedeva un figlio che si stava autodistruggendo e non era in grado di aiutarlo. Essere impotente perché un figlio ti rifiuta l'aiuto che tu gli vuoi dare è devastante. Quello è il vero disastro. E chi l'aveva creato? Io. Quando qualcuno vuole aiutarci delle volte ce la prendiamo e ci allontaniamo. E cosa succede quando ci allontaniamo? Facile: rimaniamo da soli.

Tu hai avuto dipendenze pesanti, riesci a parlarne anche con i ragazzi a scuola o all'oratorio?
Ti riferisci ad alcol e cocaina? Se mi trovo davanti un ragazzo di 16 o 17 anni non sono così diretto. Magari parlo di sostanza e lascio libera interpretazione. I ragazzi capiscono cos'è una dipendenza. Poi c'è stato qualcuno che mi ha chiesto: "Lys ma cosa prendevi?". Lì sono stato sincero. Perché per avere un rapporto bisogna dire la verità pure se talvolta è cruda. In ogni caso parto sempre dall'alcol perché l'alcol è la sostanza più distruttiva che ci sia.

A te l'aiuto principale chi lo ha dato?
Io sono stato aiutato dal centro Narconon Falco. È un centro riabilitativo dove sono stato per sette mesi, esattamente si trova vicino Bergamo, a Leffe. Sai cosa mi ha salvato? Riuscire ad accettare i miei errori. Perché prima non li accettavo. Dal momento che li ho accettati sono riuscito a vederli. Allora, sì che ho capito l'entità del dolore che causavo alla gente. Ho cominciato a soffrire internamente per quello che ho fatto e a quel punto sono stato in grado di chiedere perdono alle persone, non scusa, perché scusa era una parola che usavo tutti i giorni. Ho chiesto perdono perché ho sentito il dolore che ho causato a loro e ho accettato ciò che mi dicevano.

Gomis è stato portiere professionista per oltre un decennio.
Gomis è stato portiere professionista per oltre un decennio.

Tra i tuoi ex compagni di squadra e tra i tanti amici che hai nel mondo del calcio c'è qualcuno che ti ha aiutato?
Quando sono entrato in quel programma ho avuto un grande supporto da Mattia Perin, che è stato uno dei tanti amici saliti in cattedra per tirarmi fuori dai dai casini. Il Torino calcio mi è stato vicino. Il Lecce con il presidente Sticchi Damiani. Ma ti ripeto volentieri il nome di Perin, ma posso farti anche i nomi di Darmian, Padelli, D'Ambrosio si sono stretti attorno a me. Il calcio è pieno di gente che mi ha aiutato. Perin lo conosco da tanto tempo, da quando eravamo nelle giovanili e quel legame è rimasto. Lui mi chiama, ci mandiamo messaggi ed è una persona che mi motiva tutti i giorni. Così come Padelli, Daniele c'è sempre stato. Quando l'ho chiamato per dirgli quello che stavo passando lui mi ha detto io per te ci sono sempre. Così come anche Francesco Cosenza.

Parlando della tua storia ai giovani, pure a dei ragazzi che provano a diventare calciatori, sei riuscito a capire tante cose.
Il mondo del calcio mi sta riaccogliendo in questa veste nuova, è stato anche bello ritornare dove sono cresciuto, cioè al Torino, dove sono stato preso come esempio per i giovani. Guardando i ragazzi si riesce bene a capire la potenza del messaggio e fin dove può arrivare. A loro spiego cosa può succedere a un atleta quando smette, gli racconto anche degli errori che ho fatto in gioventù, fino a quelli che ho fatto qualche anno fa quando uscivo e mi rifugiavo nell'alcol. E di quando ho iniziato a farlo nel momento in cui ho smesso di giocare. Non è facile ripartire dopo il ritiro. Il problema poi è che dalla bottiglia rischi di non sganciarti più.

Adesso tu cosa fai?
Io ho deciso di rimanere qui al Narconon Falco. Faccio conferenze, racconto la mia storia e aiuto il prossimo, cerco di fare quello che hanno fatto per me. Ufficialmente sono un operatore che aiuta le persone con dipendenze, organizzo gli eventi benefici per raccogliere fondi per il Narconon Falco e per gli enti che hanno bisogno. Ovviamente facciamo partite di calcio, spesso coinvolgendo anche ex calciatori. In generale posso dire che voglio dedicare la mia vita a chi è in difficoltà e con fierezza aggiungo che ho trovato un nuovo scopo: dedicare la mia vita a quella degli altri, a quelli che stanno soffrendo.

Nel periodo più brutto della tua vita hai rotto anche con la tua famiglia, ora in che rapporti sei con loro?
Questo programma mi ha aiutato perché avevo perso il rapporto con i miei fratelli, non parlavo con mia mamma, litigavo con i miei amici. Adesso non è totalmente tutto ok, perché li ho delusi. Ed io ho tutto da dimostrare. Con mio fratello ci parliamo poco e niente. Sono consapevole di aver fatto degli errori con tutti loro. Loro avevano provato ad aiutarmi in tutti i modi. Adesso mi sento un uomo migliore. Mio fratello è ancora arrabbiato e non mi risponde se gli mando un messaggio. Ma ha ragione. Mi devo guadagnare la sua fiducia. La mamma è la mamma, con lei è tutto ok. Se c'è una persona che non ti abbandonerà mai è lei, neanche se vai in prigione.

Hai dovuto riallacciare i rapporti con la tua ex compagna e soprattuto con tua figlia.
Per tanto tempo l'ho accusata di questo o di quello. Adesso manteniamo un bel rapporto per nostra figlia. Sono cambiato, mi sono preso le mie responsabilità, sia per quello che ho creato che per quello che ho disfatto. La vita è un dono per me e sono felice di poter vedere mia figlia, so che la famiglia è la cosa più importante. Io avevo perso la speranza, quella nella vita, quella nel prossimo e anche quella in me stesso. Sono felice di avere una seconda opportunità.

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Cosa è successo per portarti, se posso permettermi, sulla cattiva strada?
Sono finito in un tunnel quando ho smesso di giocare, come ti ho detto. Ma determinante è stata la perdita di mio papà, che era il mio compagno di vita, era il mio migliore amico e condivideva il mio sogno con me. Quando l'ho perso, ho perduto tutte le basi e anche la voglia di giocare, perché era uno scopo che avevo insieme a lui. Quindi mi sono ritrovato senza il mio compagno di viaggio. Continuavo a vivere sentendo la sua mancanza, stavo male, piangevo, e ho scoperto le dipendenze.

Ti sei mai chiesto come materialmente sei finito in quelle difficoltà?
La crisi sai come nasce? Nasce perché l'unico modo per non vivere quella difficoltà è annebbiarti il cervello. A quel punto tu cosa fai? Bevi, fai di tutto perché non vuoi stare lucido. Perché quando c'è lucidità vai dritto a quel pensiero, al tuo chiodo fisso, attingi alla mancanza che c'è. Per me dopo l'alcol è arrivata pure la droga. Lì vai sempre a parare. Perché poi ti serve sempre qualcosa di più grande, visto che il tuo corpo poi l'alcol lo assorbe e tu vuoi poterti sballare. Se resti sano ti ritrovi a combattere con i tuoi pensieri. Il punto è che poi ne diventi schiavo.

Poi la tua vita è cambiata di nuovo.
La mia compagna mi disse di essere incinta. La vita quasi contemporaneamente mi ha dato e mi ha tolto. Solo ora mi accorgo del dono che mi è stato dato. Dopo la perdita di mio padre ho avuto un motivo in più per sperare di tirarmi fuori per chiedere aiuto, pensando a mia figlia. Non potevo morire anche io visto che avevo una bambina.

Parliamo anche di calcio. Sei soddisfatto della tua carriera?
Lo sono molto. Io nasco del tifoso del Torino e fare l'esordio con la squadra che seguivo in curva è stato splendido. Quei cori li cantavo anche io e li ho sentiti da giocatore è stato splendido. Ho anche fatto parte della nazionale del Senegal, giocare con Sadio Mané o Kalidou Koulibaly è stato un onore e un piacere. Stare in campo con loro, giocare con loro è stato unico.

Ed hai vissuto esperienze molto diverse in tantissime realtà differenti.
In generale ho fatto un bel viaggio. Ho giocato nel Lecce, sono stato a Viareggio, ho fatto una stagione importante a Trapani. Ma oggi quello che mi gratifica di più sai cos'è? Tutte le società per le quali ho giocato mi sono state vicine nel momento della grande difficoltà, questo significa che ho lasciato un bel ricordo. Vivere al Sud mi ha insegnato anche a essere più spontaneo, più caloroso, di essere meno distaccato della gente. Giocare in Sicilia, così come a Lecce o a Pagani mi ha cambiato. Devo ringraziare il calcio per aver avuto la possibilità di sposare più culture.

È brutto essere materiali, ma a volte bisogna anche badare al sodo. A livello economico le tue dipendenze ti sono costate molto?
Se ti devo dire che non ho buttato soldi ti direi una bugia. Fortunatamente avevo avuto la possibilità di guadagnare abbastanza da calciatore. Ora però è tutto apposto anche da quel punto di vista. Sono tranquillo faccio la mia vita normale, lavoro e uno stipendio. Oggi dopo tanto tempo posso dirti che non posso trovare giustificazioni per quello che ho fatto. Perché ero io ad andare a cercare quella gente. Loro non erano certo i miei migliori amici. Quindi non posso parlare di sfortuna. Avevo un'altra vita, ero uscito dalla mia realtà per entrare nella loro.

Che lavori fai adesso Lys?
Lavoro nel centro per cui lavoro, vivo qui. Accolgo i ragazzi che vengono da noi, li aiuto, faccio i procedimenti. Molti di loro quando scoprono che ho giocato in Serie A si stupiscono tantissimo. Immagina la faccia che fanno. Loro capiscono diciamo tra virgolette grazie a me che da qualunque posizione si può finire in difficoltà. Vedendo me pensano che anche un calciatore può mettersi nei guai e così non si sentono così delle m****. La potenza del calcio è unica, perché arriva con forza a tutte le persone. Quando comunico che ho avuto una dipendenza tutti capiscono che si può finire giù da qualunque posizioni tu ti possa trovare. Se posso aiutare il prossimo sono felice e mi fa piacere raccontare la mia storia perché non è facile mai avere il coraggio di chiedere aiuto.

Oggi ti senti una persona diversa.
Io ho giocato in Serie A, in Serie B e con la nazionale. La gente pensa che ho perso tutto? Non è vero. Io ho vinto tutto. Ho vinto tutto, perché la mia vita me la sono ripresa. Ora è tutto nelle mie mani. Adesso faccio esattamente quello che sento di voler fare. Anche se è stato complicato, se mi guardo indietro lo capisco bene. Sono stato all'inferno, ma oggi io sono frutto di quell'inferno. Ho cambiato vita, mentalità, ho avuto traumi forti dovuti alle litigate, ma ora sono qui. E anche se c'è qualcosa che non va, come con mio fratello, con il quale non ci parliamo, va bene. Perché ognuno ha i suoi tempi e se li anticipi vuol dire che non sei pronto.

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