video suggerito
video suggerito
Opinioni

L’Inter col Bodo Glimt ha scoperto cosa voleva dire davvero McTominay (e quanto avesse ragione)

La squadra che è prima in classifica in Serie A, ed è avanti di 10 punti sulla seconda, ha preso 5 gol tra andata e ritorno ed è stata eliminata da una formazione che al Meazza ha disputato una gara disciplinata. Altro che “salmonari”, a fare la figura dei baccalà siamo noi.
A cura di Maurizio De Santis
0 CONDIVISIONI
Immagine

La Norvegia ci ha sbattuto (quasi) fuori dai Mondiali 2026: ci giochiamo tutto nello spareggio con l'Irlanda tra un mese. I norvegesi del Bodo Glimt hanno preso a pedate l'Inter cancellandola dai playoff di Champions League segnando 5 gol tra andata e ritorno (3 in casa, 2 al Meazza). Mostrando una condizione fisica (loro che sono andati a prepararsi a Marbella perché il campionato s'è fermato a novembre) decisamente migliore rispetto ai nerazzurri. Andavano a un'altra velocità, avevano un altro ritmo e un'altra testa. E, cosa peggiore, la squadra di Chivu non ha mai dato l'impressione di aumentare i giri del motore, trovare il guizzo e piazzare la giocata. Ha sì tenuto un possesso palla bulgaro (quasi del 70% nel primo tempo) ma le è servito a nulla, restando imbrigliata in una manovra lenta, prevedibile, scolastica, di facile lettura. Pigiava sull'acceleratore ma faceva solo baccano. Non c'era intensità, né il calciatore che riuscisse a saltare l'uomo, sgusciare via e creare superiorità.

Senza Lautaro Martinez, Calhanoglu e Dumfries (rientrato nella ripresa dopo una lunga assenza) l'Inter non è stata capace, lucida, efficace abbastanza. Ma la scusa delle assenze vale fino a un certo punto, considerato il valore tecnico complessivo delle rose a confronto. Non aveva gli "occhi della tigre" (come si dice in gergo). Non c'era mordente. E sentire Barella a fine match dire "non penso che ci abbiano messo in grande difficoltà, il calcio è anche che non finisci nelle prime 8 per un rigore al 90° (il Liverpool a San Siro ndr) e ti devi fare due partite in più e la trasferta a Bodo" significa aver capito nulla di quello che è successo in 180 minuti (e prima ancora). O di essere chiuso in una bolla straniante. Il Bodo no: che sia il fondo in sintetico oppure il prato del Meazza cambia poco, ha tenuto i piedi nella giusta dimensione. Ha mostrato di averne di più. Molto di più.

E se quanto visto questa sera è tutto quello che l'Inter è in grado di fare, ricorrere all'alibi delle "tante partite giocate", come ha fatto Chivu, è da perdente dentro. Anzi viene in mente il discorso fatto da Scott McTominay dopo il 2-2 e un match gagliardo a San Siro. Parole da leader che divennero virali sui social, che chiariscono cosa (non) è stata l'Inter al di là delle assenze e delle difficoltà. Il Napoli fu autore di una grandissima prestazione anche senza Anguissa, De Bruyne, Neres infortunato e con Rrahmani mancato a lungo. Assenze sottolineate dallo scozzese che si chiese cosa sarebbero stati i nerazzurri senza alcuni calciatore chiave. "Voglio dire, pensate se l'Inter non avesse Thuram, Lautaro Martinez, Barella, Calhanoglu… sarebbe difficile. È difficile per noi, eppure ogni volta spingiamo forte nella partita in questo modo". Ecco, stasera mancavano due di questi ma il resto è sembrato poca cosa davvero, nonostante la posta in palio così alta richiedesse un furore maggiore.

La squadra che è prima in classifica in Serie A, ed è avanti di 10 punti sulla seconda, è stata eliminata da una formazione che al Meazza ha disputato una gara disciplinata. E il fatto stesso che sia bastata una prestazione "semplicemente" attenta è sufficiente a determinare perché la squadra di Chivu non ce l'ha fatta, né mai avrebbe potuto giocando in quel modo. Ancora una volta una squadra di lassù, del Nord Europa più vicino al Polo, ci ricorda che il nostro calcio non fa più paura a nessuno. È alla periferia del mondo. Altro che "salmonari", a fare la figura dei baccalà siamo noi.

0 CONDIVISIONI
Immagine
Da venticinque anni nel mondo dell’informazione. Ho iniziato alla vecchia maniera, partendo da zero, in redazioni che erano palestre di vita e di professione. Sono professionista dal 2002. L’esperienza mi ha portato dalla carta stampata fino all’editoria online, e in particolare a Fanpage.it che è sempre stato molto più di un giornale e per il quale lavoro da novembre 2012. È una porta verso una nuova dimensione del racconto giornalistico e della comunicazione: l’ho aperta e ci sono entrato riqualificandomi. Perché nella vita non si smette mai di imparare. Lo sport è la mia area di riferimento dal punto di vista professionale.
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views