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Le giocatrici dell’Iran si rifiutano di cantare l’inno prima della partita: gli era stato imposto

In Coppa d’Asia le giocatrici dell’Iran sono rimaste in silenzio durante l’inno nazionale in segno di protesta contro il regime, seguendo il precedente della nazionale maschile ai Mondiali 2022.
A cura di Ada Cotugno
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La nazionale femminile iraniana ha esordito in Coppa d'Asia contro la Corea del Sud, ma più che sulla partita l'attenzione si è focalizzata sui minuti che hanno preceduto il fischio d'inizio. Le giocatrici si sono rifiutate di cantare l'inno nazionale, restando in silenzio mentre la musica riempiva tutto lo stadio: è stato un atto di protesta contro l'escalation di violenza che ha colpito il Medio Oriente negli ultimi giorni, cominciata con l'attacco congiunto di Israele e USA all'Iran, una presa di posizione forte forte e simbolica contro il regime che ricalca quanto fatto dalla nazionale iraniana maschile ai Mondiali 2022.

Le calciatrici non hanno cantato e sono state riprese dalle telecamere mentre mettevano in atto la loro protesta, accompagnate dalla loro allenatrice Marziyeh Jafari che proprio in quel momento si è lasciata sfuggire un sorriso mentre osservava la sua squadra. Secondo la giornalista Tracey Holmes a tutta la nazionale femminile era stato ordinato di cantare l'inno per non mettere in imbarazzo il regime, un'indicazione che non è stata presa in considerazione da nessuno con un grande atto di coraggio.

La protesta della nazionale femminile dell'Iran

La Coppa d'Asia femminile ha preso il via in Australia e ha già catturato l'attenzione per alcune vicende che si intrecciano alla stretta attualità. La nazionale femminile dell'Iran ha partecipato alla gara d'apertura dell'evento nonostante il conflitto armato scoppiato all'interno del Paese che ha portato alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei. Ma il calcio non è il primo dei pensieri per le giocatrici che hanno voluto protestare apertamente contro il regime che le opprime approfittando dei riflettori della competizione internazionale: al momento dell'inno nazionale dell'Iran sono rimaste in silenzio, con lo sguardo fiero in segno di protesta e appoggiate dalla loro allenatrice Marziyeh Jafari che è rimasta in piedi davanti alla panchina con il sorriso sul volto.

È stata l'immagine più significativa della serata e il video ha fatto il giro del web per la potenza del suo messaggio. È stato ripreso da diversi giornalisti ed esperti di geopolitica che hanno spiegato le motivazioni del loro gesto: le iraniane si sono rifiutate di cantare l'inno mettendo in scena una protesta silenziosa contro il regime della Repubblica Islamica, accompagnate sugli spalti da alcuni tifosi che sventolavano a bandiera pre-rivoluzionaria islamica raffigurante il leone e il sole dorati. È lo stesso gesto fatto dalla nazionale maschile nel 2022 che in quell'occasione era stato seguito dai fischi dei tifosi sugli spalti. Le calciatrici non hanno rilasciato dichiarazioni e la CT ha evitato domane sulle tensioni politiche in conferenza stampa, concentrandosi soltanto sulla partita e sulla sconfitta per 3-0 che è passata totalmente in secondo piano.

Il precedente della nazionale maschile

Il gesto delle giocatrici dell'Iran femminile, apertamente in protesta contro il regime, ricalca quanto portato avanti dalla nazionale maschile dell'Iran all'esordio ai Mondiali 2022 contro l'Inghilterra. Allora il clima di tensione aveva portato a violenti proteste dopo la morte di Mahsa Amini, arrestata dalla polizia iraniana per non aver coperto i capelli con il velo in maniera corretta. Per questo i giocatori si erano rifiutati di cantare l'inno e i tifosi sugli spalti lo avevano fischiato per sostenere l'atto coraggioso: hanno rischiato grosso, dalla sospensione dalla nazionale al carcere, e alla seconda partita si sono arresi cantando il testo controvoglia, a mezza bocca e con espressioni terrorizzate.

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