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Allegri carica Inter-Juve con un discorso motivazionale alla squadra: cosa ha detto

Domenica sera il derby d’Italia che si gioca a San Siro vale una fetta di scudetto. Il tecnico bianconero sta incoraggiando i calciatori come fosse una finale, nel faccia a faccia ha ripetuto sempre lo stesso concetto.
A cura di Maurizio De Santis
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Massimiliano Allegri non vuole solo battere l'Inter ma anche che la sua Juventus dia una prova di forza in termini di gioco e di personalità. E il derby d'Italia che si gioca domenica sera è il bivio che la sorte ti mette davanti: lo vinci e dai una volta alla stagione, ribaltando il tavolo scudetto che è ormai una sfida a due, oppure ti resta la retorica dell'uscita dal campo a testa alta e di tante pacche sulle spalle che alimentano solo rimpianti.

Il tecnico livornese vuole i tre punti in tasca e un successo che, dopo il colpo solo sfiorato all'andata (1-1, gol di Vlahovic e Lautaro), può legittimare il campionato della rinascita e dei sassolini da togliere dalle scarpe dopo un'annata tremenda come quella scorsa e scorie di quella attuale. I vertici societari dimissionari, azzerati e ricomposti in corsa, le penalizzazioni, la classifica che cambia una volta sì e l'altra pure, i processi rapidi e le sentenze lampo, quel brutto pasticcio della vicenda scommesse (che Fagioli ha confessato) e del caso di doping (Pogba): i conti si regolano ora e qui, è il momento per farlo, per iniziare a riprendersi tutto.

È anche per questa ragione che sta caricando l'ambiente come fosse una finale. Allegri ha preso il copione e ha cominciato la recita a braccio. Le allusioni e le battute pronunciate finora fanno parte di quella strategia della tensione e della pressione da mettere addosso all'avversario. Inzaghi ha fatto finta di niente, lasciando cadere nel vuoto le battute. Le ha ignorate, ma non le ha dimenticate… sa che la migliore risposta, quella che vale davvero, la può dare il campo. Sarà il campo a mettere una croce sopra al "i ladri che scappano e le guardie rincorrono" e ancora a quel "noi siamo Sinner, loro sono Djokovic" che vede la ‘giovane e talentuosa Juve' pronta a disarcionare gli avversari favoriti. Proprio come ha fatto l'azzurro che agli Australian Open ha spazzato via il numero uno al mondo dominandolo, mettendogli i demoni in testa, lasciandolo tormentato, impotente e sotto schock.

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È stato come gettare benzina sul fuoco in un periodo di caos e polemiche per la situazione arbitrale tra errori dei fischietti, i dubbi, le rivelazioni e le insinuazioni sull'utilizzo del Var denunciati da una gola profonda anonima, i presunti benefici di cui avrebbero goduto finora i nerazzurri. Il linguaggio scelto dall'allenatore bianconero per incorniciare i termini della corsa primato, scatenando un putiferio di reazioni social per l'ironia tagliente, ha un fine chiaro: entra nel corredo accessorio del discorso motivazionale che in queste ore è stato scandito da altri incoraggiamenti fatti alla squadra perché sia sul pezzo (come si dice in gergo).

"È l'occasione che aspettavamo", ha detto Allegri a gruppo che aveva intorno a sé in campo. Ha guardato i calciatori negli occhi, uno a uno. Li ha scrutati, sferzati, arringati, pungolati nell'amor proprio. Ha parlato loro per un'ora e mezza quasi. "Siamo forti", ha sottolineato più volte. Li ha preparati alla battaglia (sportiva) che li attende nell'arena che sarà gremita come non mai. Perché Inter-Juventus non è una partita come le altre, lo sa anche l'arbitro Maresca designato. Perché vincere o… vincere, non c'è altra strada per (ri)fare la storia.

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