La Juventus ci aveva scommesso: quel giovane esterno mancino poteva essere la classica pepita d'oro scovata sulla bancarella di un venditore che aveva deciso di non valorizzarla. Armand Traoré alla Juve ci arrivò in prestito oneroso in cambio di 600mila euro versati all'Arsenal: correva l'estate del 2010 e la Vecchia Signora aveva appena dovuto applaudire il Triplete dell'Inter.

Erano le ultime code della prima ricostruzione post Calciopoli, con risultati ancora deludenti e non all'altezza del blasone bianconero. Nella stagione precedente, la squadra allenata da Ciro Ferrara e – dopo il suo esonero – da Alberto Zaccheroni si era faticosamente classificata settima in campionato, raggiungendo i preliminari di Europa League. In estate fu deciso allora di azzerare la vecchia dirigenza, dopo che il 19 maggio 2010 Andrea Agnelli era diventato il nuovo presidente: via Secco e Bettega, depotenziato Blanc, dentro Marotta e Paratici.

Sarà la svolta da cui nascerà la Juventus dei 9 Scudetti consecutivi, ma non subito. In mezzo c'è un'altra stagione da settimo posto con Gigi Delneri in panchina e Traoré in rosa. Il difensore senegalese – allora quasi 21enne – fu uno dei colpi minori della campagna estiva della nuova dirigenza, assieme a pezzi più costosi come Bonucci, Krasic, Quagliarella e il ‘Malaka‘ Martinez.

Come si vede da questi nomi, il buon Traoré non fu il solo a tradire le aspettative, con la scusante per lui di due infortuni consecutivi in avvio di annata che ne ritardarono l'esordio a novembre. Poi ancora un altro stop di due mesi all'inizio del 2011, per una partecipazione davvero ridotta alla stagione bianconera: in totale restano di lui negli almanacchi solo 12 presenze in tutte le competizioni con la maglia della Juve.

Poi, proprio all'alba dell'inizio della dittatura bianconera con Conte prima e Allegri poi, Traoré fece ritorno all'Arsenal, che tuttavia lo scaricò subito al QPR, dove rimase per 5 stagioni. A 26 anni le promesse erano palesemente non mantenute e le successive esperienze con Nottingham Forest, Cardiff e Çaykur Rizespor non ne rilanciarono la carriera. Rimasto svincolato al termine dell'anno trascorso in Turchia (una sola presenza), tornò brevemente al Cardiff senza tuttavia mai scendere in campo, terminando il contratto a gennaio 2020.

Allora aveva 30 anni, oggi – parecchi mesi dopo – Traoré conferma che è finita: il calcio lo ha emarginato senza appello.

"Purtroppo ora ho abbandonato l'idea di trovare un club. Non mi alleno con una squadra professionistica da oltre 16 mesi e non gioco da più di 2 anni, quindi sto spostando le mie energie verso qualcos'altro. È un peccato finire la mia carriera in questo modo, ma credo che questo sia stato il mio destino".

Intervistato da ‘TuttoJuve', il 31enne Traoré spiega quanto sia bello poter dire di aver vissuto la Juve, anche se le cose non sono andate esattamente come sperava.

"Mi sono davvero divertito a Torino. Ho incontrato belle persone dentro e fuori dal club. Giocare per un club leggendario come la Juventus, mi ha reso tifoso della Juve per il resto della mia vita. Sarò sempre fedele alla Vecchia Signora".

Quanto alle sue precedenti rivelazioni sui giocatori bianconeri colti a fumare, il senegalese conferma tutto.

"Non era il primo giorno, ma i calciatori in Italia e Francia hanno l'abitudine di fumare sigarette. I giocatori fumavano quando giocavo nelle giovanili francesi, lì è normale a differenza dell'Inghilterra dove non si vedono questi comportamenti. Ho solo pensato che fosse abbastanza divertente da raccontare e diverso da quel che avevo visto. Nient'altro".

Adesso per Traoré si apre una nuova vita senza calcio: a giudicare dalle foto del suo ricco profilo Instagram, la serenità non gli manca.