Le frasi di Andrea Pirlo, che sembrano ipotizzare una sorta di ‘due pesi e due misure' a detrimento della Juventus nella valutazione di alcune situazioni di gioco. Le urla di Fabio Paratici e Pavel Nedved in tribuna al ‘Maradona' dirette verso il quarto uomo, Calvarese, e l'arbitro Doveri. L'ultima giornata di campionato – ma in precedenza c'era stato anche l'episodio di Agnelli che inveisce contro Conte – ha restituito l'immagine di una squadra nervosa, che si sente braccata, nel centro del mirino, accerchiata e ingiustamente penalizzata.

"Certi episodi hanno fatto quello che dovevano fare", è la prima espressione che il tecnico bianconero utilizza per protestare contro un brutto clima, denunciare una strana tendenza, una linea di giudizio indirizzata a senso unico perché – dice – "tanti episodi vengano giudicati in modo diverso quando si gioca contro la Juventus, ormai siamo sempre sulla bocca di tutti". A cosa si riferiva? Anzitutto, al rigore su Rrahmani ("A noi uno così non lo avrebbero mai dato") poi all'ammonizione (con relativa espulsione per somma di ‘gialli') emendata a Di Lorenzo per una trattenuta su Chiesa. Ma la lista dei torti – secondo la vecchia signora – è molto più lunga e parte da lontano. Quanto accaduto contro i partenopei è solo la punta dell'iceberg.

Rigori a sfavore e altri a beneficio ignorati, espulsioni subite e quelle che avrebbero meritato gli avversari ma sono stati trattati con indulgenza, difformità nel giudizio da parte del Var. Una severità eccessiva nel comminare squalifiche. Ecco cosa c'è alla base del nervosismo e della polemica che ha spinto la Juventus ad alzare la voce. Il conto delle cose che non vanno, non piacciono e sono sospette inizia dai provvedimenti presi, di volta in volta, nei confronti di Paratici multato ("per atteggiamento minaccioso" e "per critiche irrispettose a bordo campo") e poi fermato dal Giudice Sportivo "per epiteti gravemente insultanti" così come capitato anche a Nedved (in tutti i casi, episodi verificatisi all'Allianz Stadium). Entrambi sono finiti di nuovo sotto i riflettori per le proteste sopra le righe e un po' sguaiate nell'anticipo di campionato a Napoli.

Nel novero figurano anche le espulsioni (con relativa squalifica) del portiere, Pinsoglio (rosso dalla panchina), del vice di Pirlo, Baronio, e di Morata che a Benevento pagò con il cartellino rosso una "espressione irriguardosa" diretta all'arbitro Pasqua per la mancata concessione di un calcio di rigore a De Ligt, trattenuto in maniera vistosa da un avversario. Qualcosa di molto simile era capitata anche contro il Verona (Bernardeschi strattonato) ma in nessuno dei due casi il Var è intervenuto a correggere le valutazioni del direttore di gara. Lo fece in occasione della gara contro la Fiorentina, quando Cuadrado venne espulso per fallo su Castrovilli, mentre tacque su Cristiano Ronaldo (spinto dallo stesso Castrovilli) e su Bernardeschi (contatto con Dragowski). Ci fu dell'altro: la mancata espulsione di Borja Valero per somma di ammonizioni a causa di un'entrata in ritardo su Bentancur.

Già allora, alla vigilia di Natale, Pirlo si lasciò sfuggire un concetto che, a distanza di qualche settimana, sarebbe divenuto il leit-motiv dell'ultimo periodo: "È un trend che va avanti da tempo… gli episodi arbitrali non ci girano a favore. Le immagini sono evidenti a tutti". A cosa si riferiva? La Juventus contestò l'espulsione di Chiesa a Crotone e, durante la sfida contro l'Atalanta, l'arbitraggio di Doveri (lo stesso di Napoli) che perdonò a Romero e a De Roon un'irruenza da sanzionare con maggiore severità: nel caso del primo fu clamorosa – secondo i bianconeri – un'entrata con il piede alto a martello su Arthur; nel secondo un intervento altrettanto scomposto e pericoloso su Cuadrado.