Davide Valsecchi: “Per fortuna Kimi Antonelli non è cresciuto in Ferrari. A Monte Carlo mi ha fatto paura”

Il GP di Monaco ha spostato ancora più in alto l'asticella intorno a Kimi Antonelli nella Formula 1 2026. La vittoria nel Principato, arrivata dopo la pole position e una gara gestita con una naturalezza quasi irreale tra Safety Car, bandiera rossa, ripartenza da fermo e Lewis Hamilton negli specchietti, ha trasformato il pilota italiano della Mercedes da grande promessa a riferimento reale nella corsa al Mondiale F1. Sullo sfondo resta il momento complesso della Ferrari: Hamilton è salito sul podio con un weekend solido, mentre Charles Leclerc ha chiuso il suo GP di casa contro il muro dopo giorni segnati dai problemi ai freni, dalla polemica con Brembo e dalla sensazione di una SF-26 competitiva ma ancora non abbastanza completa per reggere stabilmente il confronto con la Mercedes. Per questo, dopo Monaco, abbiamo chiesto a Davide Valsecchi di leggere l'attualità della F1 dal punto di vista di chi la pista l'ha vissuta davvero.
Ex pilota, campione GP2 e oggi volto di F1 TV dopo gli anni da commentatore Sky, il 39enne bresciano ha uno sguardo diretto, istintivo, poco ingessato. Nell'intervista a Fanpage.it racconta cosa lo ha impressionato della vittoria di Antonelli a Monte Carlo: non solo la velocità, ma la sicurezza con cui ha dominato una gara che negli ultimi anni era spesso diventata gestione e prudenza. Per Valsecchi, Kimi "sembrava al bar" mentre parlava via radio e oggi può davvero vincere il Mondiale. Ma il passaggio più interessante riguarda anche il suo percorso: secondo l'ex pilota, è stata una fortuna che il talento bolognese sia cresciuto in Mercedes sotto la protezione di Toto Wolff, e non subito dentro la pressione della Ferrari. Nell'intervista si parla anche del momento di Leclerc, della crescita di Hamilton, dei freni, della SF-26 e dei nuovi regolamenti della Formula 1.

Partiamo da Kimi Antonelli. Vincere a Monaco a 19 anni, da poleman, gestendo Safety Car, bandiera rossa, ripartenza da fermo e Hamilton alle spalle: è la vittoria che certifica che non siamo più davanti a una promessa, ma a un grande pilota già fatto?
"Probabilmente la certificazione era arrivata già alla seconda o alla terza vittoria. Forse già alla seconda avevamo avuto la conferma. Detto questo, questa gara ha esaltato un talento che forse non tutti avevano visto così cristallino. Ha Ha vinto davanti a Hamilton, che però ha suonato come un tamburo per tutta la gara. Non penso che abbia mai avuto davvero il pensiero di essere impensierito. Però è il modo in cui ha vinto a fare impressione".
Che cosa ti ha colpito di più della sua gara?
"Negli ultimi anni, chi partiva davanti a Monaco spesso correva con la paura di perdere la gara. Quando parti primo a Monte Carlo hai già fatto l'80% del lavoro: se poi la perdi, vuol dire che l'hai buttata via tu o la squadra, per un errore o per una strategia. Per questo spesso si vedeva il leader spingere poco e farlo solo nei giri necessari per essere sicuro di restare davanti: nelle fasi di pit stop o nelle ripartenze. Antonelli invece, dal primo all'ultimo giro, li ha suonati tutti. Non so se stesse spingendo al massimo, secondo me no: stava sempre al 95%. Ma erano tutti gli altri che, a quel ritmo, probabilmente si sono detti: ‘È troppo rischioso, non riesco a tenerlo, vado del mio passo'".
Quindi Monaco ha aggiunto qualcosa alla percezione del suo talento?
"Sì, perché oltre alla pole, che era già una magia, in gara ha avuto anche la forza, il talento e le palle per suonarli tutti, fregandosene della gestione lenta, del gruppo compatto e di tutte le cose viste negli ultimi anni. In qualifica se l'è giocata spalla a spalla con Verstappen nell'ultimo settore, e sappiamo che Verstappen a Monte Carlo aveva già fatto magie. Si è scontrato con il più grande ed è uscito vincente. Ho visto un sacco di cose, molto più che in tanti altri avversari".
All'estero come viene visto?
"A livello internazionale lo avevano clamorosamente sottovalutato. Come l'avevo sottovalutato io. Vedendolo due anni fa in Formula 2, nelle gare in cui correva anche la Formula 1, dicevo: ‘Bravo'. Però non pensavo fosse così speciale. Non lo aveva sottovalutato Toto Wolff. Non lo avevano sottovalutato quelli che l'avevano visto nei kart o in Formula 4, quelli che dicevano: ‘Erano anni che non arrivava uno così'".

Che cosa ha cambiato tutto quest'anno?
"Quando l'ho visto in Formula 2 e poi al primo anno di Formula 1 ho detto: ‘Talento ne ha'. Due o tre volte sull'acqua mi aveva fatto vedere una velocità paurosa. Ma quest'anno si è completato. Aveva il talento, poi aveva bisogno delle condizioni e della sicurezza per sbloccarlo. Quest'anno gli sono arrivate le condizioni: macchina con regolamenti nuovi, probabilmente venuta bene anche per i suoi gusti. Non è che l'ha sbloccato: l'ha rilasciato tutto in un colpo. È come se avesse l'extra power e all'improvviso avesse schiacciato il bottone".
Qual è la qualità che più ti colpisce di Antonelli?
"Ho sempre pensato che la velocità fosse il suo miglior talento. La cosa che non puoi comprare nel motorsport è proprio la velocità. Se ci fai caso, questo pensiero è quasi sempre certificato dal fatto che quando vedi da ragazzino uno che è brillante, dieci anni dopo lo rivedi in Formula 1 e dici: ‘Va come un matto'. Hamilton, quando lo vedevi nei kart, dicevi: ‘È un iradiddio'. In Formula 1 è stato un iradiddio per velocità. Kubica l'ho visto nei kart, era un bambino piccolo, e dissi: ‘Quello è il migliore che c'è'. In Formula 1 è stato speciale. Verstappen, quando lo vedevano da giovane, tutti dicevano che era un iradiddio: lo abbiamo rivisto in Formula 1 ed è un iradiddio".
Quindi la velocità è qualcosa che o ce l'hai o non ce l'hai?
"Sì. La miglior qualità di Antonelli, secondo me, è la velocità. È una cosa che difficilmente compri. La affini durante la carriera, ma non è che sei lento nei kart e diventi velocissimo in Formula 1. Quella è innata".
E cosa non ti aspettavi?
"Non mi aspettavo la sicurezza, la tranquillità, le battute alla radio con l'ingegnere mentre stava vincendo a Monte Carlo. Poche volte ho visto vincere Montecarlo così. Anzi, nella storia recente, mai. Da quando commento la Formula 1 è la vittoria più bella che ho visto lì, per sicurezza e per come è arrivata. Molto spesso negli ultimi anni a Monaco era gestione della strategia, dialogo col box. Qui cosa c'era da gestire? Potevano entrare le Safety Car, avrebbe vinto lo stesso. Potevano anche non essere pronti al pit stop: aveva un tale margine che vinceva uguale. Poteva stare da solo e la vinceva comunque. E poi scherzava via radio, sembrava parlare al bar. Questa cosa mi ha fatto paura".
Meglio evitare i paragoni, quindi?
"I paragoni non mi piacciono, però ho pensato: meglio non farli per lui. Sono talmente belli che sarebbe un peccato. Lasciamogli fare la sua strada: magari tra cinque anni saremo qui a dire che quel paragone che sembrava enorme era perfino troppo basso".
La Mercedes gli ha messo in mano la miglior macchina di questo inizio di stagione. Quanto ha influito nella sua crescita così rapida?
"Ha influito perché gli ha permesso di vincere. Secondo me una crescita così rapida è arrivata dalla prima vittoria. Dopo la prima vittoria ha iniziato a suonare Russell come un tamburo. Conta aver certificato, da così giovane, di aver vinto una gara in Formula 1. Ti permette di sbloccarti, di prendere fiducia, di dire: ‘Se l'ho fatto una volta, perché non posso rifarlo?'. Il difficile è ottenerlo la prima volta, poi bisogna essere bravi ad avere costanza. Ma la prima volta sblocca qualcosa".

La prima vittoria cambia proprio lo status mentale di un pilota?
"Sì. È come andare alle Olimpiadi e dire: ‘Sono un atleta olimpico'. Poi però diventi medagliato olimpico. Conta. Conta aver avuto il mezzo per sbloccarsi. Però la sua sicurezza non gliel'ha data solo la macchina. Probabilmente anche con una macchina da quinto posto, dopo un po di gare, avrebbe battuto Russell. Magari ci metteva solo un po' più di tempo. Questa situazione gli ha dato una spinta".
Visto il vantaggio in classifica, possiamo dire che il Mondiale può perderlo solo lui o è troppo presto?
"No, lo vince. Non è che lo può perdere: lo può vincere. Ha tanti punti di vantaggio e soprattutto ha questa sicurezza, insieme a una vettura che sembra andare sempre bene anche cambiando un po' l'assetto. Ha questa simbiosi con la macchina che è difficile disfare in due giorni".
Chi può impensierirlo davvero?
"Nella vita può succedere di tutto, però se sta attento, se non fa stupidate e affronta la Formula 1 con tranquillità, senza essere ossessionato dalla vittoria ma pensando a fare il miglior risultato possibile, è difficile perderlo vedendo come va. E vedendo anche l'affidabilità che ha. I suoi avversari hanno tutti un sacco di problemi tecnici, lui non ha mai niente. Mi viene da dire che il principale rivale sia Verstappen dal punto di vista sportivo. Norris invece è quello che rischia di più: sta correndo molto bene, e di solito McLaren migliora durante l'anno. Però ha avuto tanti problemi. Guardando anche i problemi di affidabilità degli altri, quando guardi la classifica dici: basta stare tranquilli".
Per anni in Italia i piloti italiani sono stati mediaticamente oscurati dalla Ferrari. Questa volta il riferimento italiano della F1 sembra essere Antonelli, e non Maranello. È un bene?
"È un bene. Sono contento. Pur sostenendo Ferrari, perché quando sei in giro per la Formula 1 ci sono un sacco di italiani nei team e per forza di cose spingi per loro, sono contento che un italiano li abbia messi sotto. Se vince un altro pilota, preferisco vinca un pilota italiano. Sono sincero".
C'è chi dice: perché non lo ha preso la Ferrari?
"Leggo ogni tanto: ‘Perché non l'ha preso Ferrari?'. C'è tempo. Non è meglio che Ferrari lo ingaggi quando avrà 25 o 26 anni, magari già campione del mondo? Intanto in Formula 1 vince. Per andare in Ferrari ci sarà tempo".
Quindi per Antonelli è stato meglio non partire subito dalla Ferrari?
"Secondo me sì. Guarda già la pressione che a volte ha Leclerc, nonostante abbia dimostrato di essere vincente in Formula 1. Pensa un pilota giovane italiano in Ferrari l'anno scorso, con una macchina che faceva pochi risultati. Avrebbe magari fatto una stagione pessima come quella di Hamilton e pensa cosa gli avrebbe fatto la stampa, i media e il pubblico. Siamo stati fortunati che sia andato in Mercedes. È vero, sono rivali, ma è sbocciato in un ambiente più sereno. Soprattutto Toto Wolff gli ha dato tranquillità e protezione quando ne aveva bisogno. In questo è stato un maestro".
Quanto pesa il ruolo di Toto Wolff in questa storia?
"Toto Wolff ha visto cose che anche quelli che se ne intendono facevano fatica a vedere. Ha creduto in lui anche quando tanti dubitavano. Alla fine gli sta vincendo il Mondiale: per questo Toto Wolff è il più bravo tra noi. Antonelli ha trovato in Wolff il suo mentore, quello che lo ha gestito e gli ha indicato la strada. E i dati dicono che è quasi infallibile. Bravi loro".

Passiamo alla Ferrari. A Monaco sembrava l'occasione giusta, invece è arrivato il secondo posto di Hamilton e un weekend complicato per Leclerc, chiuso con l'incidente. Questa Ferrari è da titolo o è ancora incompleta?
"Incompleta non lo so, perché parliamo di Formula 1: non è che ci sono macchine incomplete. Ci sono rivali formidabili. Sono i migliori ingegneri del mondo, uniti ai migliori piloti e ai migliori progettisti. Vincere non è facile. So che sulla carta Ferrari dovrebbe vincere, ma come spesso succede negli ultimi anni, anche quest'anno è piazzata ma non vincente. Fine della storia: accontentiamoci dei podi. È buona, ma non abbastanza. Ha trovato nella Mercedes un rivale insormontabile, soprattutto con Antonelli".
In Ferrari però Hamilton sta andando forte. Te lo aspettavi?
"Mi sorprende come stia andando forte Hamilton. So che Leclerc ha avuto inconvenienti tecnici, sfortune varie e forse scelte non perfette. Questa storia dei freni lo sta mettendo in difficoltà. Però, a prescindere da Leclerc, Hamilton nelle ultime due gare non è uscito sconfitto nella sfida interna: qualifiche e gara, è andato forte. Sta facendo clamorosamente bene. Se guardi la classifica, rispetto a quello che ci aveva fatto vedere l'anno scorso, praticamente nulla delle sue capacità e del suo talento, quest'anno Hamilton è di nuovo un gran corridore".
Che Hamilton stai vedendo quest'anno?
"Magari è un Hamilton un po' meno giovane, che non tira fuori sempre l'ultimo decimo in qualifica, però quest'anno è un gran corridore. Errori quasi zero, sempre veloce anche nei confronti del compagno e degli altri, sempre propositivo nelle conversazioni radio, nell'atteggiamento e nelle interviste. Mi sta piacendo un sacco l'atteggiamento e l'attitudine di Hamilton quest'anno, mentre l'anno scorso, sportivamente parlando, ormai lo stavo quasi odiando".
Senza entrare nella polemica con Brembo, quanto conta per un pilota la fiducia in frenata?
"È fondamentale. Ho visto l'errore di Leclerc e da fuori ho pensato che fosse andato largo. Poi, sentendo le sue parole dopo la gara, ho pensato che forse, quando ha messo il piede sui freni, la macchina non ha reagito subito come si aspettava. Basta una frazione di secondo per finire mezzo metro largo in Formula 1. A Monte Carlo, dietro Safety Car, si va piano e si frena poco: la reattività, la capacità di portare subito i freni nella finestra giusta e la sensazione che arriva al pilota sono decisive. Noi da fuori sentiamo solo la dichiarazione, ma non percepiamo la reale difficoltà. Per me il punto non è mettere in discussione la qualità generale di un fornitore, ma capire quanto sia facile per il pilota avere i freni sempre nelle migliori condizioni possibili.
Leclerc ha detto di aver faticato tutto il weekend. Mi viene da pensare che abbia faticato a tenere i freni nella giusta temperatura, ma è un mio pensiero personale perché lui non lo ha spiegato nel dettaglio. Il problema è che se fai capire che c'è stato un inconveniente tecnico enorme ma non dici quale, poi si crea confusione. E infatti si è aperto un caso".
Leclerc ha appena rinnovato con Ferrari, ma nelle ultime gare è stato battuto da Hamilton. Questo può incidere sulla fiducia tra pilota e squadra?
"Il trend che aveva preso Leclerc negli ultimi anni era spaziale. Ha avuto come compagno Vettel e gli ha accompagnato il finale di carriera: è arrivato lui, lo ha battuto e Vettel dopo Ferrari è andato in un team di seconda fascia come Aston Martin, poi si è ritirato. Poi ha avuto Sainz, che gliel'ha fatta sudare, perché Sainz è intelligente, costante, furbo. Però alla fine Leclerc è uscito vincente anche da quel confronto: negli anni insieme lo ha battuto più volte rispetto a Sainz".

Con Hamilton il discorso è diverso?
"Quando gli è arrivato Hamilton si poteva pensare: se Lewis non prende di petto questa storia Ferrari, con concentrazione, voglia e capacità di adattarsi, Leclerc rischia di accompagnare verso fine carriera anche Hamilton. L'anno scorso praticamente lo stava facendo. Però quest'anno Hamilton ha iniziato bene, ha detto subito che i nuovi regolamenti gli piacevano, è arrivato carico. E ai campioni non devi dare quelle sensazioni lì".
Quindi oggi chi vedi davanti nella sfida interna Ferrari?
"A mia sensazione Leclerc in questo momento va ancora un po' di più. Ha avuto due gare con difficoltà tecniche: diamogli gli stessi freni e, secondo me, da Barcellona ricomincerà ad andare più forte. A fine anno credo che starà davanti Leclerc. Se mi sbagliassi, sarei contento per Hamilton. Un finale come quello dell'anno scorso, o comunque come gli ultimi anni, sarebbe stato un peccato per uno forte come lui. Vederlo uscire in Q1 a Las Vegas sotto l'acqua, dove di solito lui è sempre stato fortissimo, era quasi una vergogna per un campione così. Nel caso sarei contento per Hamilton".
Passiamo al regolamento: per il 2027 si discute di possibili correzioni e di un passaggio al 60-40 in favore del termico. Saresti favorevole?
"Ti dico la verità: queste storie mi hanno un po' stancato. Per mesi hanno detto che si lamentavano solo i piloti che andavano piano o che non avevano la macchina per vincere. Verstappen non era stato l'unico a dire all'inizio che le macchine erano difficili. Li avevano attaccati tutti, poi continuano a proporre modifiche. Mettetevi d'accordo. Secondo me con i regolamenti hanno esagerato, si sono spinti troppo avanti. Troppe volte ci sono inconvenienti tecnici. Gli inconvenienti tecnici ci sono sempre stati in Formula 1, però se sei duro nelle dichiarazioni, poi mantieni la linea fino alla fine. Non che alla terza gara cambi e torni un po' indietro sulla ricarica".
Quindi il problema è anche di comunicazione?
"Sì. Nelle dichiarazioni dicono sempre: ‘Noi abbiamo ragione, voi non capite'. Poi però propongono continuamente di cambiare. A me non è piaciuta l'aggressività con cui dicevano ai piloti di stare zitti, per poi rimangiarsi tutto alla terza gara e fare modifiche. Non ho un giudizio tecnico definitivo. Facciano quello che credono, basta che ascoltino un po' i piloti e ci facciano divertire".
Questi regolamenti ti convincono?
"Io mi sto divertendo a guardare la Formula 1 quest'anno, però non sono convinto che questi siano i regolamenti giusti. C'è troppa parte elettrica. Lo dicono i piloti, lo dicono tutti. Se poi vuoi tornare indietro, fallo. Ma non dire prima che sono tutti stupidi e poi cambi idea. Dici semplicemente: ‘Abbiamo ripensato il regolamento, secondo noi è meglio tornare indietro'. Fallo, punto".