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Padovano: “Nella Champions del ‘96 pensammo Vialli fosse fuori di testa. Lippi disse: Non calciate i rigori”

A trent’anni dal trionfo della Juventus nella finale di Champions League contro l’Ajax, Michele Padovano ripercorre per Fanpage.it la cavalcata bianconera tra aneddoti, leadership e senso di appartenenza. Dal ricordo di Vialli ai rigori contro l’Ajax: “Lippi con una frase ci caricò tantissimo”.
Padovano fa il giro di campo con la coppa insieme a Torricelli e Paulo Sousa.
Padovano fa il giro di campo con la coppa insieme a Torricelli e Paulo Sousa.

Ci sono squadre che vincono e squadre che restano. La Juventus del 1996 appartiene alla seconda categoria. A distanza di trent’anni dalla notte dello stadio Olimpico di Roma, quel gruppo continua a vivere nella memoria dei tifosi bianconeri come un simbolo di appartenenza, personalità e fame di vittoria. Michele Padovano, uno dei protagonisti di quella cavalcata europea culminata con la vittoria della Champions League contro l’Ajax, ricorda tutto con lucidità sorprendente: i volti, la tensione, i dettagli più folli e quelli più umani.

Tra il primo gol di quella stagione europea al rigore calciato a van der Sar, dal senso di appartenenza che oggi si è un po’ perso alla gioia per la vittoria: un racconto, per Fanpage.it, che diventa molto più di una semplice celebrazione nostalgica. È il ritratto di una squadra che aveva trasformato la mentalità in identità: per questo motivo quel 22 maggio 1996 è ancora nella memoria di tanti tifosi della Vecchia Signora e appassionati di calcio.

A distanza di tanti anni, qual è il primo ricordo che le viene in mente della finale di Roma?
“Angelo Di Livio in mutande che saltella dalla gioia come un bambino. È proprio l’emblema di quella serata. È l’immagine che mi è rimasta dentro con più affetto.”

Padovano e il trofeo della Champions League.
Padovano e il trofeo della Champions League.

Qualche settimana fa vi siete ritrovati con mister Lippi proprio per questo fantastico anniversario…
"Si, è stato bellissimo. Siamo andati a trovare il mister ed è stato un omaggio a un uomo che è stato fondamentale per noi. Ha un posto nella storia della Juventus e del calcio italiano”.

Nelle ultime settimane ho rivisto tutte le partite di quella stagione europea della Juventus e ho avuto la sensazione di una squadra mentalmente fortissima. È solo una mia percezione o era così?
“Sì, credo che tu abbia colto nel segno. Era una squadra composta da grandissimi uomini e grandissimi calciatori, tutti con enorme personalità. Entravamo in campo convinti di poter vincere. E questo traspariva anche dalle giocate e dall’intensità che mettevamo".

Dentro quello spogliatoio pieno di leader, chi era il vero punto di riferimento?
“Luca Vialli. Senza alcun dubbio. Era il leader perfetto per quel tipo di calcio e incarnava esattamente quello che voleva Lippi: sacrificio, personalità, intensità e mentalità vincente. Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Per tutti noi era il riferimento".

A proposito di Vialli. Cosa avete pensato quando lo avete visto con la telecamera alla vigilia di Juventus-Real Madrid?
"Quello è un documento storico. Luca era avanti anni luce. Quel giorno girava con la telecamera ovunque, in albergo e al campo, cercando di sdrammatizzare la tensione. Noi pensavamo fosse fuori di testa, perché la tensione si tagliava col coltello. Oggi quel video è un ricordo preziosissimo".

Abbiamo parlato dei leader… e il compagno più scaramantico?
"Da buon napoletano direi Ciro Ferrara, anche se non ricordo rituali particolari. Però faccio fatica a pensare che non fosse scaramantico".

Padovano arrivava da anni di gavetta. Aveva mai immaginato di giocare e vincere una finale di Champions League?
“Quando fai il calciatore sogni sempre di arrivare più in alto possibile. Forse sono arrivato tardi alla Juventus, questo è il mio unico rammarico. Però sono grato alla società perché mi ha dato la possibilità di giocare in uno dei club più grandi del mondo e di fare parte di una squadra che ha fatto la storia".

Cosa aveva quella Juventus che oggi, secondo lei, manca un po’ oggi?
"L’appartenenza. Noi facevamo capire subito a chi arrivava cosa significasse indossare quella maglia. Era un gruppo in gran parte italiano, che non è una questione razzista o contro gli stranieri, e questo aiutava tantissimo a trasmettere certi valori".

Padovano festeggia con i compagni di squadra.
Padovano festeggia con i compagni di squadra.

Non tutti lo ricordano ma Padovano segnò il primo gol europeo di quella stagione…
“Eccome. Fu un gran bel gol di testa a Dortmund. E pensa che mi annullarono anche un gol validissimo: avrei potuto fare doppietta all’esordio in Champions con la Juventus. Però va bene così: il primo gol di quella Champions lo segnai io e ne vado orgoglioso.”

La finale di Roma è stata già raccontata, anche da lei, in tutti le salse: le chiedo se ricorda la camminata fino al dischetto prima del rigore…
“Come dimenticarla? Però ero tranquillo. Ho sempre tirato i rigori in tutte le squadre dove ho giocato. Lippi sapeva che poteva contare su di me. Mi chiese soltanto che rigore volessi tirare e io gli dissi: ‘Scegli tu, per me è uguale’.”

Marcello Lippi riusciva a entrare nella testa dei giocatori come pochi: ricordi una frase o un gesto particolare prima della finale contro l’Ajax?
"Sì, una cosa bellissima. A fine allenamento qualcuno voleva provare i rigori, ma lui disse: ‘Non li calciate, tanto la vinciamo prima’. Ci caricò in maniera eccezionale. L’Ajax era favorita per la vittoria, non noi".

Vialli alza la coppa nel cielo di Roma.
Vialli alza la coppa nel cielo di Roma.

Dopo la vittoria ai rigori, qual è stata la telefonata o il pensiero che la emozionò di più di quella notte?
"Sentire la mia famiglia. Per me viene sempre prima di tutto. E ancora oggi penso che la famiglia sia l’unica cosa davvero importante nella vita".

Quando i tifosi della Juventus la fermano oggi, a distanza di trent'anni, le parlano ancora di quella Champions League e di quella notte?
"Assolutamente sì. Quando vado in giro a presentare il mio libro sento ancora un affetto incredibile. Dopo trent’anni ricordano quella squadra e quel gruppo. A volte mi imbarazza quasi tutto questo amore. E nei momenti più difficili della mia vita i tifosi della Juventus non mi hanno mai fatto mancare una parola di incoraggiamento. Questo non lo dimenticherò mai".

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