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Il mito di Franco Baresi, da capitano col braccio alzato a tedoforo per le Olimpiadi Milano-Cortina

Franco Baresi è morto a 66 anni, la sua ultima apparizione coincise con il ruolo di tedoforo alle Olimpiadi invernali lo scorso febbraio 2026. Chiusura perfetta di un cerchio sportivo magico, che è sempre andato oltre il semplice terreno di gioco.
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Raccontare chi sia stato e cos'abbia rappresentato Franco Baresi, scomparso all'età di 66 anni, per il calcio va oltre le semplici frasi di circostanza legate ai colori di maglia o ai campanilismi di giornata: è stato e resterà un patrimonio inestimabile del nostro movimento e non solo, rappresentando nel modo più genuino, leale, pulito l'Italia a livello mondiale. Rivoluzionario silenzioso, ha anticipato visioni in campo anni fa nemmeno immaginabili, percorrendo una carriera unica, vincendo tutto e ripetutamente, conquistando stima e rispetto nel tempo, anche da parte delle ultime generazioni che di lui han vissuto semplicemente attimi memorabili attraverso videoclip, filmati sul web o i racconti dei più anziani.

Fino all'ultimo passo d'addio, consumato in quel di Milano-Cortina, Olimpiadi invernali in cui è stato tedoforo emozionato e orgoglioso, con cui ha concluso il suo cerchio personale nel mondo dello sport: "Un'emozione enorme, la più grande della mia intera carriera sportiva".

Per essere definita tale significa che quel giorno, il 6 febbraio 2026, per Franco Baresi fu davvero epico: "Hai quella torcia tra le dita e sai che contiene la storia dello sport, e un po' anche quella della civiltà umana" le sue parole successive a ricordare un momento indescrivibile. "Avevo scoperto solo in un secondo momento di essere stato scelto e siamo stati bravi, insieme a Beppe [Bergomi, ndr], a mantenere il segreto: davvero questa cosa non la sapeva nessuno"

"È stato pazzesco, mi tremavano le gambe e forse anche la mano. Mi ha emozionato entrare nello stadio, portare il fuoco lì dentro, proprio io. Ho sempre pensato che gli atleti siano la parte migliore dello sport. Il mondo cambia, i soldi lo hanno un po’ stravolto, ma il senso olimpico è immortale" ha poi concluso ricordando quella che sarà anche la sua ultima, vera, apparizione in pubblico.

Franco Baresi in una delle sue ultime apparizioni pubbliche
Franco Baresi in una delle sue ultime apparizioni pubbliche

Il mito di Franco Baresi: da "piscinìn" a "Kaiser" tra braccia al cielo e il Pallone d'Oro

Immortale come la sua figura che giganteggia nel mondo del calcio in particolare ma anche in quello dello sport in generale. Iconico, inarrivabile e non solo per modi di dire: la sua immagine resta impressa in oltre 20 anni di calcio giocato, vinto e vissuto. La maglia fuori dai pantaloncini, quel braccio con la fascia da capitano sempre alzato al cielo, indice di leadership silenziosa che si esprimeva ben al di fuori del circolo chiuso di uno spogliatoio.

Attraversando epoche con lo stesso carisma e qualità sportive ed umane uniche, quasi a fari spenti e profilo basso, dal "piscinìn" scartato dall'Inter a "Kaiser Franz" che mai vinse un Pallone d'Oro, accarezzato in quel 1989 in cui a trionfare fu l'amico e compagno Marco Van Basten. Quello stesso trofeo che però, l'allora Presidente Silvio Berlusconi, volle omaggiarlo con una versione originale conservata con gelosia tra le mura di casa.

Franco Baresi ora non c'è più, se ne è andato all'età di 66 anni, dopo una lunghissima battaglia contro un nodulo polmonare, che ha affrontato come faceva di fronte agli avversari più tosti: con rispetto, determinazione e la solita innata classe di leader silenzioso.

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