L’estate calcistica del 1997 fu monotematica. A partire dai primi di giugno, momento in cui Moratti confermò che l’interesse dell’Inter era forte, con il seguito delle tre partite al Tournoi de France, tutti in Italia, in Spagna e non solo parlavano del passaggio di Ronaldo nella squadra nerazzurra. Il 9 instupidì tutta la difesa italiana nella partita terminata 3-3 in Francia, poi quel Brasile fortissimo vinse la Copa America in Bolivia, con altre prove fantasmagoriche del nuovo acquisto dell’Inter e poi insieme alla Ronaldinha andò in vacanza. Tornò a inizio agosto, si mise a disposizione di Simoni e da quel momento iniziò il countdown per la prima partita ufficiale. Il 31 agosto 1997 scese in campo a San Siro per la sfida fra Inter e Brescia.

In realtà quell’estate arrivarono all’Inter tanti altri calciatori, ben 31, tra cui Francesco Moriero per un solo milione di lire dal Milan, Taribo West per 6 miliardi dall’Auxerre, Diego Simeone dall’Atletico Madrid per 13 miliardi. Dal Nacional di Montevideo arrivò anche un ventunenne uruguaiano che in patria aveva fatto sfracelli, ma in Europa non conosceva nessuno. Quel calciatore era Alvaro Recoba.

Oggi e nel 1997 ventuno anni sono pochi, soprattutto se arrivi in una grande squadra da sconosciuto, ma il Recoba appena arrivato all’Inter sembrava davvero un ragazzino delle scuole medie, con una specie di caschetto e una faccia con due guanciotte che facevano molto mascotte. Senza nessuno squillo apparente anche lui arrivò alla prima ufficiale con l’Inter contro il Brescia, ma dovette sistemarsi comodamente in panchina per far spazio a Ronaldo e gli altri “grandi” che avevano preso il campo prima di lui.

Ronaldo, che ancora qualcuno chiamava Ronaldinho come in Brasile, fa vedere che è davvero una cosa nuova. Quello che impressiona è il fatto che quando riceve palla e si gira non lo fermi con nulla, nemmeno con i falli. Sfiora almeno tre volte il gol, prende la traversa su punizione, ma la palla non entra. Il Brescia fa due azioni di alleggerimento, nella prima Banin tira fuori di molto, nella seconda Hubner è marcato male da Galante e nella sua prima partita in A gira di sinistro in area di rigore e segna. Siamo al 73’ e tre minuti prima, al posto di Ganz, era entrato quel pulcino uruguaiano di cui sopra, in cui pochi riponevano grandi speranze.

Passano sei minuti e accade qualcosa che sembra venire da un altro pianeta. Cauet non trova spazio sulla sinistra e la passa a Recoba sui 30 metri, molto defilato. Recoba stoppa e tira di sinistro. La palla traccia una linea velocissima e assurdamente potente verso l’incrocio dei pali. Lo stadio ci mette un secondo prima di esplodere perché il tiro, il calciatore, il contesto e le attese sembrano completamente fuori contesto. Passano otto minuti e l’irreale diventa grottesco. Punizione da 45 metri, Recoba tira di sinistro e la mette nell’altro incrocio dei pali. Pagliuca è il primo ad abbracciarlo perché è uno degli uomini più vicini all’uruguaiano. Questo dovrebbe spiegare dove era posizionato il pallone.

Il primo piede che “Sciuscià” Moriero pulisce è quel sinistro che non si vedeva da Branco almeno. È lo stesso Recoba a spiegare in poche parole cosa successe quel giorno:

"Ero orgoglioso di giocare insieme a Ronaldo, uno dei giocatori più forti che abbia mai visto. Al debutto stagionale dell'Inter tutta la gente era venuta per vedere lui e sono quelle partite dove dici ‘Andiamo a vedere Ronaldo, vinceremo 3-4 a zero e sarà una festa'. Invece il Brescia è passato in vantaggio e noi facevamo fatica perché era la prima di campionato. Quando mancavano venticinque minuti Simoni mi dice di entrare. Alla seconda palla che ho toccato ho pareggiato, poi subito dopo c'è stata la punizione e anche se c'era Ronaldo che poteva calciarla l'ho tirata io. Quella partita ha segnato me ma anche tanti tifosi, perché quando mi incontravano mi hanno sempre detto ‘Io c'ero alla partita contro il Brescia'".

La partita finisce, ma tutto continua, quel campionato che vedrà la fine nella partita Juve-Inter dello scontro Iuliano-Ronaldo, la stagione, con la vittoria della Coppa UEFA per l’Inter, e l’intera carriera di Recoba, il quale sarà sempre il calciatore degli attimi, potenzialmente devastanti, ma spesso troppo pochi per essere il migliore di tutti. Alvaro Recoba però è ancora oggi un giocatore indimenticabile, non solo per le perle clamorose che ha distribuito nelle sue varie squadre, ma anche per un modo di intendere il calcio da un punto di vista tecnico e tattico tutto suo. Le parole più belle su di lui sono del suo presidente-innamorato all'Inter, Massimo Moratti:

"Recoba è sempre rimasto un sogno: tu lo mettevi in campo e sapevi che poteva farti in ogni momento la cosa più bella che avevi mai visto".