"Il ciccione sta per morire". Il ciccione è Diego Armando Maradona. La persona che ne parla in questo modo era il suo ‘amico medico di fiducia, Leopoldo Luque. L'ultimo audio WhatsApp inviato a un confidente risale al 25 novembre scorso, poco prima che l'ex Pibe de Oro esalasse l'ultimo respiro in quella stanza dei giochi arredata alla meglio (il gabinetto chimico era nei pressi del letto) e in condizioni fisiche gravissime, accende di nuovo i riflettori sugli ultimi giorni di vita dell'ex campione argentino. Abbandonato a se stesso, senza un'assistenza medica adeguata, ‘curato' con psicofarmaci che ne tenessero a bada gli impulsi, obeso e ormai fuori di sé: è così che ‘El Diez' è arrivato al capolinea dopo una lunga agonia, a margine di un'esistenza esaltante e tormentata.

L'autopsia ha svelato come il suo stato di salute fosse compromesso da tempo per gli abusi e per  gli eccessi che nel corso degli anni l'hanno portato a un passo dalla morte e in riabilitazione. Il cuore di D10s funzionava male, era ingrossato e pesava il doppio, appariva segnato dalle cicatrici causate da micro-infarti ma in casa non c'era nemmeno un defibrillatore e non era seguito da un cardiologo. Aveva difficoltà respiratorie ma la residenza era sfornita di una bombola d'ossigeno. Soffriva di cirrosi epatica, nessuno epatologo lo ha mai visitato. E, cosa peggiore, non esisteva nemmeno un medico di base che effettuasse anche i controlli più comuni. Ecco perché i magistrati della Procura di San Isidro, titolare dell'inchiesta sulla sua morte, hanno aperto il fascicolo per negligenza e abbandono di persona, prefigurando l'ipotesi di omicidio colposo nei confronti dei due personaggi chiave.

L'unico dottore che aveva il compito di seguire Maradona era proprio Luque, il neurochirurgo che lo ha operato alla testa un mese prima che morisse. Il suo è sempre stato un ruolo centrale nella gestione dell'ex calciatore, lo testimonia anche una lettera spedita nel 2020 al dipartimento di giustizia di Miami in riferimento a una causa dell'ex Pibe contro la ex moglie, Claudia Villafañe. In quel documento è chiarita la sua posizione: "Sono responsabile della salute fisica e mentale di Diego Maradona".

Ed è intorno a Leopoldo Luque che i procuratori Laura Capra, Patricio Ferrari e Cosme Iribarren, hanno ricostruito, pezzo dopo pezzo, i dettagli di una vicenda triste e biasimevole al tempo stesso. La sua figura è centrale nell'inchiesta mentre un passo più indietro c'è la psichiatra Agustina Cosachov, come emerso dall'analisi delle conversazioni e da altro materiale probatorio. È stata lei a prescrivere farmaci antidepressivi come la venlafaxina, inadeguati per un paziente già provato da una patologia cardiaca come Maradona. La nomina di una commissione medica di specialisti sarà il prossimo passo per suffragare o smentire il castello accusatorio messo in piedi dai magistrati. E per far luce, definitivamente, sulla morte di Maradona.