Il cordoglio, la commozione e le emozioni per la morte di Diego Armando Maradona sono ancora forti. Nel frattempo la procura di San Isidro ha aperto un'indagine per fare chiarezza sulle ultime ore di vita del Pibe de Oro, ucciso secondo l'esame autoptico da un edema polmonare acuto secondario rispetto ad un'insufficienza cardia cronica. Tra gli aspetti da chiarire, quelli volti a definire con precisione l'ora del decesso, e chi sia stato l'ultimo a vederlo vivo.

Diego Armando Maradona si trovava nella sua abitazione, alle prese con la riabilitazione dopo l'intervento alla testa per rimuovere un ematoma subdurale. Le sue condizioni nei giorni precedenti al decesso sembravano buone a giudicare da un video registrato da una vicina, in cui saluta anche un bambino. Cosa è successo nelle prime ore della mattina del giorno della morte? A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato il suo legale Matias Morla che ha fatto riferimento a ritardi nei soccorsi, parlando di "idiozia criminale". La Procura di San Isidro, sta lavorando in primis per capire l'ora precisa della morte di Maradona che secondo i dati della polizia scientifica, si sarebbe concretizzata tra le 10 e le 12.

In una testimonianza un infermiere di nome Ricardo ha rivelato di essersi preso cura di Maradona nella notte tra martedì e mercoledì dichiarando davanti agli inquirenti che alle 6.30, il Pibe “dormiva e respirava” normalmente. Una notte tranquilla dunque secondo questo componente del personale sanitario che prima di andare via si è avvicinato alla grande gloria argentina, rilevando che era vivo. Al suo posto è arrivata l’infermiera Gisela, ex dipendente di tre noti centri medici che ha assicurato di aver sentito Maradona urinare, senza però entrare nella stanza dove si trovava l’ex campione.

C’è molta confusione però attorno a questa versione perché la stessa Gisela si sarebbe contraddetta sul fatto di aver visto personalmente Maradona, per poi rettificare (la stessa potrebbe essere dunque entrata nella stanza dell'ex numero 10 partenopeo quando questo era già deceduto). Infatti secondo il fascicolo, l’ultima persona ad aver visto vivo l’argentino sarebbe stata proprio Gisela. Ma se la versione di quest’ultima dovesse essere confermata, allora l’ultima persona ad aver avuto un contatto visivo con il Pibe sarebbe stato il suo collega Ricardo alle 6.30 e nemmeno  il nipote che l'avrebbe salutato la sera prima intorno alle 23. Le testimonianze degli infermieri, non combaciano con quanto dichiarato dall'avvocato Morla: "Lasciato solo 12 ore senza soccorsi, così è morto".

A proposito di Morla un altro aspetto da chiarire è quello relativo ai soccorsi, arrivati sul posto con "più di mezz'ora di ritardo" a suo dire. Secondo le prime ricostruzioni, analizzando anche i tabulati telefonici e i video delle telecamere di sicurezza, la prima chiamata alla società medica svizzera per chiedere soccorso sarebbe stata effettuata alle 12.17, con il servizio che è stato poi richiesto alle 12.23, arrivando 5’ più tardi. Conti alla mano l’ambulanza ci avrebbe messo 11 minuti per arrivare presso l’abitazione. Anche in quest'aspetto dunque c'è una discrepanza con quanto dichiarato dal legale del Pibe.

Nella stanza di Maradona, al momento dell'arrivo dei primi sanitari sono stati trovati dei panini, preparati dal cuoco la sera prima e rimasti praticamente intatti, e diverse scatole di farmaci psicotropi come rivelato dalla stampa argentina. Una situazione che ha alimentato anche i dubbi relativi al tipo di soccorso necessario per l'occasione. Il Clarin infatti ha spiegato: "L'obiettivo dei pubblici ministeri sarà determinare se l'assistenza sanitaria a domicilio fosse adeguata per un paziente come Maradona". Anche per questo si attendono i risultati della perizia psicologica.