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Emre Can deve la vita alla Juventus. “Mi chiamarono e mi dissero: hai un tumore, ti devi operare”

Il centrocampista tedesco di origini turche ha vestito i colori bianconeri tra il 2018 e il 2020, senza riuscire a fare breccia nei cuori juventini. Una parentesi professionale che, però, ha coinciso con un momento personale particolare, che di fatto gli ha salvato la vita.
A cura di Alessio Pediglieri
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L'esperienza sportiva di Emre Can con la Juventus non è di certo indimenticabile: il centrocampista di origini turche vestì il bianconero tra il 2018 e il 2020, arrivando dal Liverpool per poi partire per la sua attuale squadra il Borussia Dortmund. Una parentesi che il giocatore non ricorda in modo entusiasmante ma che oggi la ricorda con grande rispetto, perché fu comunque determinante per la sua vita.

Cresciuto nella scuola calcio dell'Entriacht Francoforte e prelevato sin da giovanissimo nel Bayern Monaco, Emre Can ha subito iniziato a giocare ad altissimi livelli, sia in campionato sia assaporando la nazionale. Di origini turche ma di nazionalità tedesca, il classe '94 ha poi provato l'esperienza inglese, in Premier League al Liverpool, prima di trasferirsi a parametro zero alla Juventus nell'estate del 2018.

L'arrivo di Emre Can a Torino nel 2018: dal Liverpool a parametro zero
L'arrivo di Emre Can a Torino nel 2018: dal Liverpool a parametro zero

Entra a far parte del centrocampo di Allegri, che lo impiegherà non appena può per poi subire l'avvicendamento in panchina con l'arrivo di Sarri che, al contrario, non vede funzionale l'utilizzimo del tedesco e così Emre Can finisce ai margini del progetto e dopo una stagione e mezza, nel gennaio 2020 abbandona Torino e l'Italia per tornare in Bundesliga dove ritroverà la sua seconda giovinezza con il Borussia Dortmund. Una parentesi, quella bianconera che sul profilo sportivo gli ha permesso comunque di vincere una Supercoppa Italiana (contro il Milan) e lo scudetto 2018-2019, anche se non da protagonista.

Ed è per quello che oggi, Emre Can rivive il periodo a Torino senza nostalgie calcistiche particolari, con sole 37 presenze e 4 gol all'attivo. Ma con una certezza nel cuore, quella che dovrà considerare per sempre il trasferimento alla Juventus come un evento che gli ha cambiato per sempre, e in meglio, la vita. A sottolinearlo è lo stesso centrocampista in una recente intervista a DAZN in cui è ritornano al 2018 quando scelte la Serie A: "Il trasferimento a Torino è valso solamente per un motivo" racconta Emre. "Svolsi le regolare visite mediche e un paio di mesi dopo i medici mi richiamarono. Mi dissero che avevo un tumore tiroideo e che necessitavo di un immediato intervento. Non sapevo nulla di quanto stesse accadendo, non avevo mai sentito parlare di una tiroide e tanto meno che si potesse avere un tumore".

Tutto accade dopo il suo esordio ufficiale in maglia bianconera avvenuto il 18 agosto, nella vittoriosa trasferta di Serie A contro il Chievo subentrando allo scadere al connazionale Khedira. Ma la sua avventura con la realtà torinese e italiana subisce un brusco stop nei mesi successivi proprio per la diagnosi di un cancro alla tiroide: "Mi avvisarono in tempo e questo ha cambiato molto nella mia vita. Perché puoi avere tanti soldi, puoi avere tutto, ma alla fine la salute è la cosa più importante. La malattia fa parte della vita" ha sottolineato Emre, oggi completamente ristabilito "e consiglio a tutti di fare dei controlli: non importa quanto una persona creda di essere sana, perché se scopriamo queste cose in tempo, si può agire per bene". Come accadde per lui in un controllo medico di routine post contratto: "Sarò sempre estremamente grato ai dottori della Juventus" che gli salvarono la vita.

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