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Così Byron Moreno ha preso in giro l’Italia e poi sconfitto se stesso

Byron Moreno è stato uno dei personaggi più discussi della storia del calcio recente. La sua direzione di gara nella celebre Corea del Sud-Italia dei Mondiali 2002 fa ancora discutere e gridare al complotto. Dopo essere stato radiato e arrestato per droga, è tornato addirittura a lavorare in una scuola per arbitri.
A cura di Marco Beltrami
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byron moreno

Sguardo fisso e volto imperturbabile, mentre i giocatori azzurri lo accerchiavano protestando a gran voce. Impossibile non ripensare a questa immagine dell'ormai ex arbitro Byron Moreno, passato alla storia per una delle direzioni di gara più discusse e contestate di sempre, quella di Corea del Sud-Italia, in occasione dei Mondiali del 2002. Il classe 1969 dopo quegli episodi controversi ha trovato comunque il modo di far parlare di sé. Prima la radiazione e l'inchiesta per un altro arbitraggio "anomalo" e poi l'arresto dopo essere stato sorpreso con 6 kg di eroina.

Byron Moreno e l'arbitraggio della vergogna ai Mondiali 2002

Il 18 giugno 2002 tutta l'Italia si fermò per assistere agli ottavi di finale dei Mondiali tra la nostra rappresentativa, all'epoca guidata da Trapattoni e i padroni di casa della Corea del Sud. Quella che era una delle Nazionali azzurre più forti di sempre (Buffon, Maldini, Cannavaro, Gattuso, Totti, Del Piero, Vieri solo per citarne alcuni dei protagonisti), partiva con i favori del pronostico e invece incassò ai supplementari una clamorosa sconfitta per mano del golden goal del perugino Ahn Jung-Hwan. Una delusione resa ancor più cocente dalla sensazione molto concreta di aver subito un torto, alimentata poi dai riferimenti al possibile complotto anti-azzurri. Protagonista assoluto l'arbitro Byron Moreno, con una serie di decisioni arbitrali che ancora oggi a distanza di 18 anni fanno discutere.

Dal rigore concesso in apertura alla Corea (e poi parato da Buffon), fino agli interventi duri e non sanzionati con il rosso su Coco e Zambrotta, dal mancato rigore su Totti punito addirittura con il secondo giallo per simulazione ed espulsione, al gol annullato per un fuorigioco inesistente a Tommasi, e con la sensazione costante di fischiare a senso unico. Un atteggiamento già percepito in campo dagli azzurri, e dalla nostra panchina con la memorabile immagine di Trapattoni che prese a pugni la panchina sfogandosi contro il delegato della Fifa.

Al vetriolo le parole del Pupone dopo la partita, per esternare i dubbi sul direttore di gara sudamericano: "Questa sera è successa una cosa scandalosa, dall'inizio abbiamo capito che era una partita messa male. Quel tizio era prevenuto contro di noi. Quel tizio è in sovrappeso di almeno una ventina di chili, uno così non riesce mai a stare vicino all'azione e sulla mia espulsione si è visto benissimo. Quando mi ha cacciato fuori era lontano trenta metri, ma di cosa volete si sia accorto? Quando ha fischiato, secondo me stava dando il rigore, poi si è pentito. Mi guardava fisso, aveva una faccia da matto. Quello era in malafede". Anche Paolo Maldini, mise da parte la sua proverbiale pacatezza: "E' uno scandalo, uno scandalo. Noi ci siamo sempre comportati bene, ma non è giusto sopportare in silenzio tutte queste ingiustizie. E' ora che ci facciamo sentire. Non avrei mai pensato di chiudere così".

Tutta Italia puntò il dito all'epoca contro Byron Moreno, basti pensare che il suo cognome diventò addirittura sinonimo di "venduto" con tanto di iniziative curiose (in Sicilia in un paesino gli dedicarono addirittura dei bagni pubblici). Dal canto suo il fischietto ecuadoriano tornò a parlare di quella partita, in un'intervista alla TV sudamericana, con parole che sollevarono un ulteriore polverone: "Per la partita mi darei otto. Alla fine ho chiesto di parlare con Totti e Trapattoni, ma nessuno dei due ha voluto. Non ho danneggiato l'Italia, posso non aver visto delle espulsioni ma non ho danneggiato nessuno. Trapattoni poi è stato un codardo: espulso Totti, ha messo Tommasi e in campo l'unico capace di attaccare era Del Piero. È stato un codardo come sempre. Il rigore di Totti? Se c'è un calciatore che vuol danneggiare l'azione, in quell'occasione, è proprio Totti". Parole che portarono Giovanni Trapattoni alla replica perentoria a mezzo Twitter: "Codardo io? Io invece reputo Moreno molto coraggioso (o folle) per essere tornato a difendere quell'arbitraggio. Caro Byron, la prigione e gli anni non sembrano averti trasmesso un minimo di umiltà".

Perché Moreno fu radiato in patria

Il riferimento del Trap all'esperienza in prigione di Byron Moreno fa riferimento a quanto accaduto all'arbitro nelle stagioni successive a quel Corea-Italia, che confermarono ulteriormente il suo essere un personaggio particolare, confermando la tesi di chi lo vedeva in malafede in occasione della sfida dei Mondiali. Il fischietto classe 1969 venne infatti radiato a causa di un altro arbitraggio anomalo, in patria nella sfida tra Liga di Quito e Barcelona Sporting Club. 13′ di recupero concessi, con tanto di rigore inesistente che "aiutò" la squadra di casa (città in cui lo stesso Moreno era candidato al consiglio comunale, anche se non fu eletto) a ribaltare il risultato. Una decisione, quella della Federazione, confermata anche per la sua mania di protagonismo che lo portò ad essere ospite anche in diverse trasmissioni televisive in Italia, e anche in eventi pubblici dove fu accolto in malo modo dai tifosi.

Come se non bastasse, poi Byron Moreno venne addirittura arrestato per motivi non legati al calcio. L'ex arbitro infatti venne sorpreso all'aeroporto JFK di New York, mentre cercava di entrare negli Stati Uniti in possesso di circa 6 chili di eroina. Condannato a due anni dalla corte distrettuale di New York, venne scarcerato poi con ampio anticipo per buona condotta dove finì però sotto inchiesta per evasione fiscale. In patria poi Moreno è tornato a lavorare in una scuola arbitri, dove insegna i fondamenti del mestieri ai giovani arbitri. Una vera e propria contraddizione, evidenziata anche dalle parole di Buffon di qualche anno fa: "Moreno arrestato per sei chili di droga? Secondo me Moreno li aveva già nel 2002, ma non nelle mutande, in  corpo… A parte le battute, quando gente di sport entra in vicende di stupefacenti, vuol dire che si sta raschiando il fondo del barile. Vuol dire anche che si è perso il vero senso dello sport, che sarebbe anche quello di salvare tanti ragazzi dalla strada e da giri pericolosi, come quelli della droga".

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