La Serie A rischia di perdere almeno 700 milioni se il campionato non dovesse concludersi. È uno scenario da incubo, per il campionato italiano. Uno scenario comune anche alle grandi leghe europee, tutte unite nel timore di veder sfumare una parte dei ricavi dei diritti televisivi. Lo spostamento di un anno di Europei e Copa America, il primo rinvio così consistente di una grande manifestazione internazionale a squadre, libera il calendario e facilita soluzioni alternative per completare comunque la stagione. Nella storia del calcio, però, e non solo nel periodo delle due guerre mondiali, restano tracce di campionati bloccati e di fatto mai terminati.

La Lazio e lo scudetto del 1915

In Italia è successo solo nel 1915. La Serie A, che allora si chiamava ancora Prima Categoria, si è fermata ferma il 23 maggio, quando i primi fanti attraversano il Piave calmo e placido. Allora, il torneo era diviso in due gironi, Nord e Centro-Sud, con finale scudetto fra le due prime. Allora, con una partita da giocare, erano in testa il Genoa e la Lazio. Il campionato non terminò, molti calciatori morirono in guerra. Nel 1919, a posteriori, lo scudetto venne assegnato al Genoa in quanto, in sostanza, le squadre del nord avevano sempre vinto e si erano dimostrate tecnicamente più forti. Non a caso, la Lazio continua a chiedere l'assegnazione ex-aequo di quello scudetto.

I campionati sospesi durante la Seconda guerra mondiale

La sospensione dei campionati si concentra negli anni delle guerre mondiali. Nel 1939 la First Division inglese si ferma dopo tre giornate: si giocheranno solo dei tornei a livello regionale. L'invasione della Polonia comporta inevitabilmente la cancellazione del campionato nazionale, iniziato a marzo e interrotto dopo 14 giornate. In testa c'è il Ruch Chorzow, ma il titolo non viene assegnato. In Unione Sovietica i campionati vanno avanti fino al 1941, in Austria e Germania fino al 1944-45 con la Gauliga, interrotta a campionato in corso in quella stagione. In Germania la formula prevede una serie di tornei regionali, che qualificano le prime alla fase finale per l'assegnazione del titolo. Nel 1944-45 il campionato viene interrotto e mai più ripreso. Al momento dello stop, si è conclusa solo la lega nella regione di Amburgo.

L'Armata Rossa ferma il campionato in Ungheria

Nel 1948, si blocca il campionato in Uruguay per uno sciopero dei calciatori che va avanti per un anno. Lo guida Obdulio Varela, il leader della Celeste che darà al Brasile la prima pesante delusione calcistica della sua storia. È l'uomo simbolo della nazionale che vince il Mondiale del 1950, l'icona del Maracanazo insieme a Ghiggia, autore del gol della vittoria. È lui che ha inviato i compagni a entrare in campo senza guardare gli oltre centomila spettatori sugli spalti perché “los de afuera son de palo”, perché chi sta fuori dal campo non conta.

La storia torna a entrare di forza nel destino del calcio in Europa nel 1956. Il 4 novembre l'Armata Rossa è alle porte di Budapest per reprimere la rivolta degli studenti. Il campionato di prima divisione, che si esaurisce nell'anno solare e coinvolge 12 squadre, è quasi terminato. Ma non finirà. L'Honved di Budapest è in testa con una partita da giocare. L'unica avversaria possibile per il titolo è il Vörös Lobogó, terzo ma con 4 gare da disputare. Il campionato, comunque, non viene attribuito.

I tre grandi ungheresi Csibor, Kocsis e Hidegkuti che si allenano vicino Parigi nell’ottobre del 1956
in foto: I tre grandi ungheresi Csibor, Kocsis e Hidegkuti che si allenano vicino Parigi nell’ottobre del 1956

I disordini a Cipro nel 1963

Sette anni dopo, i disordini del dicembre 1963 fra la comunità greca e la comunità turca dell'isola comportano l'interruzione e poi la definita sospensione del campionato cipriota. In base alla costituzione, il giovane Stato aveva un presidente greco-cipriota, capo di Stato e di governo, e un vicepresidente turco-cipriota con diritto di veto. Ma la presenza mista, nei primi anni, non si traduce in un'alleanza di programma. Gli scontri armati nascono dopo la proposta di 13 modifiche da parte del presidente Makarios che, per i turchi, mirano a mettere le strutture della Repubblica in mani greche.

Caso unico: il campionato assegnato in Jugoslavia nel 1999

La rivoluzione islamica fermerà poi il calcio in Iran nel 1979. Dieci anni dopo, il campionato colombiano finisce nel sangue, dopo l'omicidio dell'arbitro Alvaro Ortega. Nel 1999, la guerra nei Balcani costringe la Federcalcio locale a fermare la Prva Liga della Repubblica Federale di Jugoslavia, che comprende Serbia, Montenegro, e le regioni di Vojvodina e Kosovo. Il 24 marzo 1999, la NATO avvia i bombardamenti aerei. Il campionato, dopo 24 giornate, viene interrotto. Il titolo però viene assegnato al Partizan di Belgrado, che è in testa davanti all'Obilić, imbattuto ed escluso dalle coppe europee l'anno successivo in quanto di proprietà di Željko Ražnatović, la “Tigre” Arkan, accusato di genocidio e crimini contro l'umanità. A fine marzo, viene anche spiccato ai suoi danni un mandato di cattura internazionale. È questo l'unico caso in Europa di campionato interrotto, non ripreso ma comunque assegnato. Un precedente a cui si è fatto più volte riferimento in questi giorni di incertezza sul destino dei campionati.

Zeljko Raznatovic, noto come Arkan
in foto: Zeljko Raznatovic, noto come Arkan

Gli ultimi precedenti

In tempi più recenti, in Egitto la prima divisione viene solo sospesa di tre mesi nel 2010-11 come conseguenza della Rivoluzione che porterà alle dimissioni di Mubarak. Per il calcio egiziano, però, non c'è pace. Il primo febbraio 2012 allo stadio di Port Said i tifosi del Masry attaccano con pietre, bottiglie, petardi, i sostenitori ospiti dell'Al Ahly. La polizia non apre i cancelli e di fatto li intrappola: 74 le vittime, 500 i feriti. Il governo cancella il campionato per due anni.

Molto più recente l'ultimo caso, che risale allo scorso ottobre in Cile. Le imponenti manifestazioni di protesta contro il governo del presidente Pinera, che costringono a reintrodurre il coprifuoco per la prima volta dalla dittatura di Pinochet, causano diversi morti e convincono la Federcalcio della necessità di fermare tutti i campionati a sei giornate dalla fine. Il pericolo globale rappresentato dal coronavirus, dunque, è un caso unico dal secondo dopoguerra. E richiederà misure senza precedenti per il calcio moderno.