Tre sconfitte in altrettanti scontri diretti giocati nel mese di gennaio tra Serie A e Coppa Italia. Due pesanti (1-3 contro la Juventus e 0-3 contro l'Atalanta in campionato) ed entrambi in casa, l'ultima è arrivata nel derby perso contro l'Inter nei supplementari (2-1, decisiva la punizione di Eriksen) e senza Ibrahimovic (espulso, ha chiesto scusa alla squadra). Cosa succede al Milan? Dipende da che lato si vuole inquadrare la questione e quale valore si attribuisce alle attenuanti, a cominciare dai riflessi del Covid sulla rosa e dagli infortuni. Calhanoglu è ancora positivo; Krunic, Theo Hernandez, Rebic hanno pagato dazio al contagio. Bennacer non si è ancora del tutto ristabilito dal problema muscolare e all'ex Empoli adesso si è aggiunto Kjaer. La stessa assenza di Ibra è stata ammortizzata bene ma non è stata indolore per Pioli e la squadra.

Luci e ombre nei risultati di gennaio del Milan

Non è un campanello d'allarme, perché nel corso di una stagione molto lunga e dopo una lunga sequenza di risultati positivi una fase d'appannamento può capitare. Però, il trend del mese di gennaio (all'appello manca ancora la partita con il Bologna) ha riservato luci e ombre. Tre vittorie e tre ko in 6 match, tra cui il successo faticoso e arrivato solo ai calci di rigore contro il Torino negli ottavi di Coppa Italia. Lo dice anche la sequenza delle gare giocate e gli esiti tutt'altro che esaltanti:

  • 6 gennaio – Serie A – Milan-Juventus 1-3
  • 9 gennaio – Serie A – Milan-Torino 2-0
  • 12 gennaio – Coppa Italia – Milan-Torino 5-4 dcr
  • 18 gennaio – Serie A – Cagliari-Milan 0-2
  • 23 gennaio – Serie A – Milan-Atalanta 0-3
  • 26 gennaio – Coppa Italia – Inter-Milan 2-1

Le statistiche preoccupanti nella sfida contro l'Inter

I dati raccolti nella sfida coi nerazzurri, al netto della follia di Zlatan e della sostituzione forzata del difensore danese avvenuta dopo una ventina di minuti), lasciano riflettere sul momento che sta attraversando il ‘diavolo'. La supremazia della squadra di Conte è stata netta e, in particolare nella ripresa, schiacciante. Addirittura per 40 minuti, nella fase cruciale dell'incontro, il Milan ha avuto un possesso palla quasi inesistente negli ultimi due quarti di gara (supplementari compresi): 49″ dal 16° al 30° e 1'21" dal 31° al 55° che in totale fa 2'10".

L'inferiorità numerica per l'espulsione di Ibra offre una spiegazione parziale rispetto a quanto accaduto e non basta a giustificare un possesso palla a tutto beneficio dell'Inter (65% vs 35%) così come i tiri in porta (27 vs 5, di cui 10 nello specchio della porta e ben 18 scoccati dall'area rossonera), il numero dei calci d'angolo (12 vs 0),delle parte effettuate (0 vs 8), delle grandi occasioni create (3 vs 0) e di quelle mancate (2 vs 0).