L'Inter passa al Franchi per il rotto della cuffia e al 119′ trova il gol del successo grazie a Romelu Lukaku. Una partita infinita in cui non sono bastati 90 minuti e due tempi supplementari a decretare chi fosse il più degno di passare il turno e incontrare il Milan. Poi, lo spunto del belga e Inter che vivrà un nuovo derby di Coppa Italia. Per la soddisfazione di Antonio Conte che aveva scelto una formazione iniziale ricca di rincalzi, dove ha spiccato la presenza di Chris Eriksen dal primo minuto.

Il danese è stato schierato come play basso davanti alla difesa trasformando il 3-5-2 inziale in un più concreto 3-1-4-2 chiedendo all'ex Tottenham maggior filtro e soprattutto la dettatura dello spartito per i compagni. Il risultato non è stato dei più esaltanti, con Eriksen che è rimasto in campo per tutti i 120 minuti, anche dopo le diverse sostituzioni di Conte e l'inserimento in mediana anche di Brozovic. Più che un esperimento, da parte del tecnico nerazzurro, è stata la possibilità data al giocatore di esprimersi in un ruolo particolare, che avrebbe potuto conferire a lui stesso e alla squadra, più qualità.

Conte ha seguito soprattutto nel primo tempo, quasi passo a passo la partita del danese. "Abbassati, abbassati" ha iniziato a dirgli, indicandogli la via. "Vieni a prenderti la palla!". Una serie di direttive per facilitargli il compito ed evitare inutili pressioni, eppure per Eriksen la gara è stata un continuo saliscendi con un finale in calando impressionante. Nel primo tempo ha impiegato 20 minuti a entrare le suo ruolo e iniziare ad entrare nella manovra. Nella ripresa, Conte lo ha lasciato in campo, ma non c'è mai stato un acuto. Così come nei supplementari anche quando i cambi hanno stravolto la squadra: Eriksen non è uscito ed ha alzato il proprio ruolo con l'inserimento di Brozovic. Ma senza alcuna nota di merito.

Mai una accelerazione, un cambio di ritmo o i passaggi filtranti e decisivi per distinguersi e fare la differenza che da inizio stagione gli è stata chiesta in un ruolo di regia che pure gli competerebbe per qualità e tecnica. Invece, al suo attivo si registrano un paio di conclusioni verso Terracciano e qualche passaggio in mediana, mai però qual ‘quid' che non solo Conte gli sta chiedendo da sempre. Dunque, Fiorentina-Inter da partita delle possibilità, si è trasformata in una nuova conferma di una incompatibilità tra il giocatore e l'attale realtà nerazzurra. Il successo non è passato dalle sue giocate e nel finale si è pian piano ecclissato.