Chi è Giorgio Furlani, il dirigente del Milan inviso ai tifosi: perché lo contestano da tre anni

Il clima di tensione in casa Milan è sfociato nella contestazione della Curva Sud prima della partita di San Siro contro l'Atalanta: nel mirino c'è Giorgio Furlani, amministratore delegato della società diventato uno dei volti più discussi della gestione RedBird. A lui era rivolta la coreografia fatta con le luci degli smartphone che recitava "GF out", ultimo atto di una protesta cominciata già fuori dallo stadio con cori, striscioni e fanzine contro la proprietà.
La rabbia della tifoseria è esplosa dopo i risultati deludenti delle ultime settimane ed è culminata con il terzo gol dell'Atalanta che ha che ha spinto molti tifosi a lasciare San Siro prima della fine della partita. Ma la contestazione affonda le proprie radici nel 2023, anno dell'allontanamento dal club di Paolo Maldini, considerato da gran parte della tifoseria il vero punto di rottura con la società.
Chi è Giorgio Furlani
Classe 1979, milanese e tifoso del Milan, Furlani ha costruito la sua carriera nel mondo della finanza come dirigente d'azienda lavorando in realtà internazionali come come Lehman Brothers e Silver Point Capital. Il suo legame con il calcio nasce con l'arrivo in Elliott Management: nel 2018 il fondo americano ha preso il controllo del Milan dopo il fallimento di Yonghong Li e in quel momento il dirigente è entrato a far parte del Consiglio di Amministrazione con Gazidis.
È rimasto in rossonero anche dopo l'arrivo della RedBird Capital Partners di Gerry Cardinale, anche lui oggetto della contestazione della tifoseria. Con lui Furlani è diventato amministratore delegato del Milan, trasformandosi in una delle figure centrali della società: è suo il compito di supervisionare la strategia del club, rappresentarlo pubblicamente e approvare la linea del mercato, il punto che più di tutti gli viene recriminato.

Perché i tifosi del Milan lo contestano
La rottura definitiva tra Furlani e la piazza è arrivata nel 2023 con l'addio di Maldini. L’ex capitano si era scontrato più volte con la società su visione e ambizioni del progetto: da una parte la proprietà puntava su sostenibilità economica e controllo dei costi, dall'altra l'ex giocatore chiedeva investimenti più importanti per consolidare la crescita della squadra dopo lo Scudetto del 2022. Il rapporto si è chiuso bruscamente e quella decisione ha lasciato una frattura profonda nella tifoseria.
Da quel momento la dirigenza è finita stabilmente nel mirino della Curva Sud. Alla base della contestazione ci sono accuse precise: un Milan percepito come privo di identità, senza grandi investimenti e gestito soprattutto secondo logiche finanziarie, temi ribaditi anche nel manifesto pubblicato dalla Curva pochi giorni prima della protesta di San Siro. Nel mirino non c'è solo Furlani ma anche il proprietario del club Gerry Cardinale, il presidente Paolo Scaroni e i giocatori, mentre vengono lasciati fuori l'allenatore Massimiliano Allegri e il ds Igli Tare.

Il nodo del mercato
La problematica principale per i tifosi è la mancanza di ambizioni. Dopo lo Scudetto del 2022 chiedevano a gran voce innesti per alzare il livello della squadra e continuare a vincere, ma la gestione del mercato ha preso una direzione diversa che ha fermato la potenziale crescita del Milan. La stagione attuale ne è diventata il simbolo: I rossoneri erano partiti con l'obiettivo di lottare per il titolo, ma a due giornate dalla fine si ritrovano ancora in corsa per un posto in Champions League dopo diversi passi falsi che hanno alimentato ulteriormente la contestazione contro la società.