Il Torino si prepara alla ripartenza della stagione prevista dal prossimo 20 giugno, data molto più probabile dell'iniziale 13. Le ultime discussioni sui protocolli, le verifiche sulle condizioni di salute dei vari giocatori, la ripresa degli allenamenti graduali fino alle attuali sedute di gruppo hanno rallentato il rientro effettivo tra le varie squadre di Serie A. Che hanno messo in un cassetto perplessità e recriminazioni, cercando di fare di necessità virtù. La priorità attuale è tornare il prima possibile in forma, poi si valuteranno tutti gli altri elementi, dalle date del calendario, alle sedi in cui giocare, dagli orari  e indicazioni alla formula. quest'ultimo punto, però, è un tema caldo soprattutto da parte del presidente granata Urbano Cairo che non ha mai celato il proprio punto di vista.

Archiviata la fase del ritorno agli allenamenti, accettata anche l'idea di concludere questa tormentatissima stagione, adesso il pensiero va alle modalità per effettuare il rush finale senza ulteriori impedimenti. La linea di fondo è stata tracciata da Lega e Federcalcio che hanno previsto un termine delle gare entro il 10 agosto. Ciò permetterà di giocare in modo regolare, anche se con un tour de force impegnativo, in cui si scenderà in campo circa tutti i giorni tra turni nel weekend e infrasettimanali. Fin qui, tutti sono moderatamente d'accordo ma si inizia a storcere il naso sul famoso ‘piano B' quello relativo ad eventuali playoff o playout in caso di nuovi contagi e – dunque – di nuovi rallentamenti.

"Cambiare le regole in corsa non è mai una cosa positiva" ha sottolineato il patron del Torino che ha dato il suo verdetto sui playoff e playout, che rappresenterebbero la classica ciambella di salvataggio in caso di slittamento di partite per nuovi contagi che obbligherebbero giocatori e squadre coinvolte a periodi di quarantena di 14 giorni. Una soluzione che è stata affrontata dalla Lega e dalla Federcalcio che permetterebbe tecnicamente di concludere in modo snello il campionato, coinvolgendo solamente le squadre inserite in determinati punti della classifica. Ma aprirebbe il fianco a nuove discussioni, tuttora rimaste aperte.

Dopotutto Cairo non è l'unico presidente a commentare negativamente l'eventuale piano B. C'era stato anche il suo pari, a Lecce, Saverio Sticchi Damiani, che aveva paventato perplessità molto simili: "L'opzione dei playoff e dei playout non ha molto senso, parrebbe più una sorta di spareggio più che una scelta equa per determinare chi ha meriti. I verdetti arrivano sempre e solo dal campo, se una competizione è un campionato ogni partita è importante".

I due problemi che nascerebbero con i playoff e i playout

Il nodo dei diritti televisivi. Non è un aspetto di secondaria importanza perché le tv che sono già state penalizzate da oltre due mesi di stop (DAZN e Sky) non accetterebbero di buon grado un ulteriore abbassamento del numero delle gar da poter trasmettere ai propri abbonati. E' ciò che si verificherebbe in caso di playoff e playout. Al di là della messa in palio nei 90 minuti con tutte gare che diverrebbero fondamentali per ogni club, il punto è un altro: preservare il bacino d'utenza complessivo. Si perderebbe tutta quella visibilità che arriverebbe attraverso le società escluse, con una revisione ultriore di contratti con sponsor e pubblicità. Al ribasso.

Le regole verrebbero cambiate in corsa. Da un campionato già falsato dal Covid-19 e che ripresenterà al via nuove gerarchie tutte da ristabilire all'interno delle 20 squadre impegnate, l'inserimento in corsa di playoff e playout rischia di stravolgere ulteriormente dinamiche ed equilibri già precari. Si affronterebbe una stagione tecnicamente divisa in tre parti separate e darebbe il la per eventuali spiacevoli colpi di coda di chi, scontento o consideratosi penalizzato, agirebbe per vie terze, i tribunali con ricorsi e appelli. Una ‘grana' che la Federcalcio e la Lefa stanno cercando in ogni maniera di evitare da subito ma che potrebbe palesarsi all'orizzonte con nubi cariche di tempesta.