Il Bologna può riprendere gli allenamenti collettivi interrotti di colpo nei giorni scorsi a causa del sospetto caso di positività di un membro dello staff tecnico. Buone notizie erano arrivate già dopo il primo tampone, che aveva escluso il contagio al Covid-19. Il secondo e definitivo test – fa sapere il club rossoblù attraverso una nota ufficiale – effettuato sul componente del grupo/squadra ha dato esito negativo. Fugati così tutti i dubbi emersi martedì scorso, i felsinei possono riprendere l'attività di lavoro programmata in vista della ripresa del campionato fissata per il 20 giugno.

Il via libera da parte del Governo alla ripartenza della Serie A non ha, però, dissolto tutti i dubbi sugli effetti di un eventuale caso di positività riscontrato a stagione in corsa. La domanda è sempre la stessa: cosa accadrà, si fermerà di nuovo il torneo? Al riguardo il protocollo non aiuta poiché quello licenziato dal Comitato tecnico/scientifico è identico al documento previsto per gli allenamenti di gruppo delle squadre.

Allo stato dei fatti, se un calciatore ha contratto il morbo (e gli esami ne danno riscontro) deve andare in isolamento domiciliare. La parte restante della squadra verrà a sua volta isolata: avrà la possibilità di svolgere allenamenti di gruppo ma non potrà lasciare il centro sportivo prima del termine delle 2 settimane di quarantena e dei risultati dei test medici. Cosa significa? Non potrà giocare in campionato.

La Lega di Serie A ha auspicato che questa norma di cautela molto rigida (in Inghilterra e in Spagna hanno adottato il modello tedesco con l'isolamento del singolo soggetto che non impedisce alla squadra di andare comunque in campo) possa essere almeno modificata prima dell'inizio del campionato. La proposta è di dimezzare il periodo d'isolamento (da 14 a 7 giorni) e di applicarlo al solo il contagiato.