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17 Settembre 2021
15:54

Bilancio Juventus da profondo rosso: perdite per 210 milioni, è record in Italia

Un risultato negativo da record per ila Juventus: mai nessuno in Italia aveva registrato un rosso così elevato. Colpa del Covid-19, ma anche di costi che si sono rivelati estremamente gravosi, come nel caso di Cristiano Ronaldo. Dagli Agnelli sono già arrivati 75 milioni come anticipo dell’aumento di capitale approvato a fine agosto.
A cura di Benedetto Giardina
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Profondo rosso. Le previsioni di Exor erano state addirittura rosee, per i conti della Juventus: il club bianconero ha chiuso la stagione 2020/21 con quasi 210 milioni di perdite, riscrivendo un nuovo record negativo nel calcio italiano. Mai nessun club della Serie A ha chiuso con un tale passivo. Colpa del Covid-19, ma non solo. L'impatto della pandemia è quantificato in circa 70 milioni di euro per quanto riguarda i mancati ricavi, mentre l'impatto sui costi non risulta significativo, poiché l'aumento dovuto alle misure di sicurezza sanitarie è stato compensato dai risparmi correlati alla mancata disputa di gare. Il buco creatosi al termine della passata stagione verrà coperto mediante l'utilizzo della riserva da sovrapprezzo azioni, pari a 227,5 milioni di euro. Inoltre, a fine agosto, il Cda ha approvato la proposta di aumento di capitale fino a 400 milioni di euro, per far fronte ai danni causati dalla pandemia nel corso del triennio 2020-2022, inclusi quelli previsti per l'esercizio in corso. Una stima di effetti negativi per 320 milioni di euro, motivo per cui il club bianconero ha deciso sin da subito di correre ai ripari: mettendo soldi in cassa, ma anche cercando di ridurre i costi, come dimostra la cessione di Cristiano Ronaldo al Manchester United.

Le cifre che hanno portato la Juventus a liberare Ronaldo

Al 30 giugno 2021, la Juventus ha perso 209,9 milioni di euro. È il terzo club italiano nella storia a superare la soglia dei 200 milioni di euro di rosso, dopo la Roma del 2019/20 e l'Inter del 2006/07, ma alza ulteriormente l'asticella del primato per quanto riguarda le perdite annue. I ricavi sono crollati, da 573,4 a 480,7 milioni di euro, con costi operativi in aumento da 414,1 a 449,3 milioni di euro. Non è solo il botteghino a piangere (rispetto alla stagione 2019/20, giocata per metà a porte chiuse, la Juventus ha perso 41,5 milioni di euro), ma anche sul fronte della cessione dei calciatori si è avuto un netto ribasso. Le plusvalenze della stagione 2019/20 avevano permesso ai bianconeri di segnare 172 milioni come proventi da gestione dei diritti dei calciatori, voce che per l'ultimo esercizio è scesa a 43,2 milioni di euro. Stando a quanto comunicato dalla Juventus, inoltre, le cessioni di Romero e Ronaldo hanno generato delle minusvalenze già in questo esercizio: 4,8 milioni per l'argentino e 14 milioni per CR7, per un totale di 18,8 milioni di euro.

L'addio del portoghese permetterà alla Juventus di respirare, almeno sul fronte dei costi. Gli stipendi per i tesserati, nell'ultima stagione, sono aumentati di quasi 39 milioni di euro, passando da 259,3 a 298,2 milioni in un anno. Una variazione dovuta al fatto che nell'esercizio precedente il club e i giocatori hanno raggiunto un accordo, legato al contesto pandemico, per differenziare i pagamenti. Con l'emergenza sanitaria ancora in corso e con i conti in rosso, però, la Juventus ha dovuto pensare anche a tagliare. E lo stipendio di Ronaldo, dinanzi a quelli di tutto l'organico, era inevitabilmente il principale indiziato. Anche a costo di non ottenere una plusvalenza, come avvenuto d'altronde, cedendolo al Manchester United per 15 milioni di euro fissi (più eventuali 8 milioni di bonus legati ai risultati sportivi).

Il "bond Ronaldo" pesa ancora sull'indebitamento della Juve

Resta sostanzialmente invariato l'indebitamento finanziario netto, pari a 389,2 milioni di euro. Un peggioramento di 4 milioni legato principalmente a operazioni di consolidamento della B&W Nest, la società che gestisce il J Hotel, dalla quale il club ha acquistato la quota di partecipazione detenuta da Lindbergh Hotels nel 2020. La fetta maggiore di debiti, però, riguarda quelli verso gli obbligazionisti, pari a 176 milioni di euro. Effetto del bond emesso agli inizi del 2019, durante la prima stagione di Ronaldo in bianconero: qualcosa in più di una semplice coincidenza, ma Ronaldo è andato via e il bond resta, con i sottoscrittori sempre presenti. L'indebitamento, ad ogni modo, beneficia dei flussi positivi della gestione operativa, pari a 42 milioni di euro, assorbiti sia dalle operazioni di calciomercato, sia da altri investimenti.

Aumento di capitale e Superlega, da cosa passa il futuro della Juventus

Il futuro della Juventus passa ora dall'aumento di capitale e dal piano di sviluppo che vede come traguardo il 2024. Tutto dipenderà però dalla pandemia e dalle misure restrittive che continueranno ad essere adottate: il club bianconero prevede e auspica «una sostanziale normalizzazione del contesto economico generale a partire dal secondo semestre del 2022», incoraggiata anche dalle parziali riaperture a cui stiamo assistendo a partire da questa stagione. L'aumento di capitale, intanto, servirà a rafforzare la struttura patrimoniale proprio per cercare di perseguire gli obiettivi strategici del piano di sviluppo: Exor, che detiene il 63,8% della Juventus, si è impegnata a sottoscrivere la propria quota (che può arrivare al massimo a 255 milioni) e lo scorso 27 agosto ha già effettuato un versamento da 75 milioni come anticipo di tale quota.

Per il resto, c'è il campo. Quello dove la Juventus, per la prima volta in dieci anni, si è ritrovata senza scudetto sul petto, ma anche quello dove ancora nessuno è riuscito a mettere piede: il campo della Superlega. La Juve è ancora parte integrante del progetto, insieme a Barcellona e Real Madrid, e ad oggi «non è possibile prevedere con certezza gli esiti e i futuri sviluppi del progetto Super League, della cui legittimità la Juventus rimane convinta». Una battaglia ancora in corso, con la Uefa e le altre federazioni, per cercare di disegnare un futuro alternativo. Il presente, intanto, è dipinto di rosso: quello dei 210 milioni di perdite da cui ripartire.

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