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Bielsa lascia l’Uruguay dopo il flop dei Mondiali: “I giocatori non si sentivano a loro agio con me”

In una lunghissima conferenza stampa Bielsa ha spiegato cosa è successo davvero all’Uruguay: “Ho avuto riunioni con i giocatori affinché mi dicessero cosa non gli piaceva del mio modo di lavorare”
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Dopo tre anni finisce il ciclo di Marcelo Bielsa all'Uruguay, un addio doloroso e segnato dal grande fallimento dei Mondiali che si sono conclusi ai gironi in clima teso, con lo spogliatoio spaccato e i giocatori che ormai non lo seguivano più. Il commissario tecnico ha chiuso il capitolo con una conferenza stampa di un'ora e mezza in cui ha provato a spiegare cosa è successo, smontando le teorie uscite negli ultimi giorni e chiarendo tutti i punti, a cominciare dal rapporto con la sua squadra e alle richieste che sono state avanzate negli ultimi giorni: "Ho conquistato i giocatori? No. Si sentivano a loro agio con me? No. Posso anche dire che con due o tre dei giocatori ho un rapporto di affetto".

L'addio di Bielsa all'Uruguay

È un saluto amaro in cui l'allenatore non nega di aver fatto male raccogliendo soltanto due punti contro Capo Verde, Arabia Saudita e Spagna. Troppo poco perfino per rientrare nel gruppo delle migliori terze, così la Celeste ha detto addio ai Mondiali tra mille polemiche e Bielsa ha lasciato la panchina con rammarico: "Questa chiusura è molto dolorosa a causa delle speranze che nutrivo quando ho intrapreso il progetto, a causa di come è finito male e a causa dello sforzo in cui ho coinvolto molte persone, soprattutto i giocatori, che hanno dimostrato un'enorme capacità di impegno. Non ho scuse per spiegare perché la squadra abbia ottenuto solo due punti su nove".

La questione più delicata è il rapporto con i suoi giocatori che da fuori sembrava deteriorato. L'ormai ex CT dell'Uruguay ha raccontato invece che c'era dialogo con il suo gruppo anche riguardo alle cose negative e che ha accolto le loro richieste: "Il rapporto con i giocatori non è stato ciò che ci ha impedito di ottenere i risultati che meritavamo. Ho avuto riunioni con i giocatori affinché mi dicessero cosa non gli piaceva del mio modo di lavorare. La prima cosa che mi hanno detto è che davo troppe informazioni, ho ridotto a meno della metà. Ho ridotto i messaggi, li ho chiarificati e resi più accessibili. Non hanno funzionato e ho smesso di farli"Poi ha difeso il suo lavoro dagli attacchi esterni: "Un ex giocatore della nazionale uruguaiana dice che si è visto chiaramente in campo che il gruppo e l'allenatore erano disuniti. E io dico esattamente il contrario. Eravamo abbastanza uniti da correre il 20% in più dell'Arabia, il 30% in più di Capo Verde e il 25% in più della Spagna".

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