Per Bergamo la pandemia di Covid-19 è stata letale. La zona lombarda è stata tra le più colpite dal contagio con picchi che hanno messo in ginocchio l'intera bergamasca con percentuali altissime di infetti e di deceduti. Oggi, a distanza di oltre due mesi l'emergenza sanitaria è passata ma ha lasciato un segno indelebile nelle persone. Molti sono morti, altri sono guariti dal coronavirus ma la paura è stata molta e a ricordarlo c'è anche Gian Piero Gasperini che con la malattia ha dovuto convivere e vincere. "Ho avuto anch'io il Covid 19, quando siamo tornati dalla trasferta Champions di Valencia ero a pezzi, di notte sentivo le sirene e pensavo: non posso andarmene proprio ora. Il dolore della città, la riconoscenza verso le persone ci spingerà in Champions League"

La personale ‘guerra' di Gasperini si consuma in casa, mentre il contagio sale alle stelle. Sono i giorni di bollettini allarmanti, sirene di ambulanze per strada, terapie intensive oramai al collasso, malati sempre più numerosi, così come i numeri dei deceduti. Il tecnico dell'Atalanta non ha paura di ammettere che in quei momenti ci si sentiva come se si fosse "in guerra": "Prima di Valencia e nelle due notti successive a Zingonia ho dormito poco – ricorda in una intervista alla Gazzetta – Non avevo la febbre, ma mi sentivo le ossa a pezzi e fuori sembrava di essere ai tempi della guerra: ogni due minuti passava una ambulanza a sirene spiegate. Avevo perso il gusto, ma non sapevo di avere il virus. Poi, i test sierologici sostenuti un paio di settimane fa hanno confermato: ho avuto il Covid-19″.

Gasperini adesso sta bene, è tornato ad allenare i suoi ragazzi, in attesa di riprendere con le date stabilite dalla Federcalcio e della Lega in accordo con il Governo, prima il campionato e poi l'ultima storica fase di Champions League: "Alcuni pensano che tornare in campo sia immorale dopo quanto sia accaduto e davanti al rischio che possa ripetersi. Ma è l'unico modo per riprendere verso la normalità. Il dolore subito da Bergamo permetterà all'Atalanta ad aiutare la città, nel rispetto del dolore di tutti. Non mi piacciono due cose della ripartenza: giocare senza tifosi e le cinque sostituzioni". La prima è una misura necessaria, la seconda una scelta: "Nel finale le squadre si stancano, si aprono, commettono errori. In quel momento viene fuori chi si è preparata meglio, ha più da dare. Con le 5 sostituzioni si snatura il senso del gioco".