Spazzatura. Vergogna. Ridicolo. Disgustoso. Sono alcuni dei termini usati dai tifosi del Barcellona per definire la cessione di Arthur alla Juventus e l'arrivo di Miralem Pjanic in blauagrana. Un'operazione che, in termini di bilancio, è convenuta ai due club in virtù delle plusvalenze registrate a bilancio che permettono di sistemare i conti al 30 giugno e – cosa più importante – a margine di una stagione pesantemente condizionata dall'impatto devastante della pandemia.

Nel mirino c'è il presidente, Josep Bartomeu, accusato di aver sostanzialmente svenduto il blasone del club intavolando una trattativa da "commedia" (si legge anche questo tra gli sfoghi apparsi in calce al tweet ufficiale) e che dimensiona la società a livello di una squadra di medio cabotaggio, una squadra che lascia partire un calciatore di 23 anni, stimato da Messi che lo ha addirittura paragonato a Xavi, per uno di 30 ed è costretta a farlo per mettere la più classica "pezza" al bilancio. "Ci hai trasformato in una caricatura, sei un imbroglione", è la media dei concetti espressi contro il numero uno dei catalani.

Qualcun altro si spinge oltre e, con ironia pungente, immagina quale sarà la prossima pedina sacrificata. "Forse de Jong… di questo passo, non si può mai sapere cosa accadrà". Cosa avverrà, invece, sembra abbastanza chiaro ai media molto vicini all'ambiente blaugrana. Possibile che il presidente del Barcellona abbia deciso di mettersi un cappio al collo avallando una transazione di questa portata? La spiegazione più plausibile è in una data (il 2021) e nell'appuntamento fissato per le elezioni presidenziali.

In buona sostanza, l'attuale massimo dirigente (Bartomeu) sta mettendo un po' d'ordine nel libro mastro, trovando la quadra tra entrate e uscite, ricalibrando il budget attuale per chiudere la propria gestione nel migliore dei modi possibili. Se verrà riconfermato o meno, al momento non sembra una priorità né una preoccupazione. Il peso di un'operazione come quella Pjanic peserà sulla prossima presidenza.