Dopo l'annuncio ufficiale del Barcellona sul trasferimento di Arthur alla Juventus è arrivato anche quello di Miralem Pjanic ai catalani: nelle casse della Juve finiranno 60 milioni più 5 di bonus. Due operazioni perfezionate nelle ultime ore, con la necessità di chiuderle entro il 30 giugno così da registrare a bilancio importanti plusvalenze e sistemare i conti a margine di una stagione anomala, condizionata dalla crisi economica provocata dal Covid-19 e scandita dal lungo periodo di lockdown che ne ha dilatato i tempi.

A 30 anni, il centrocampista bosniaco firma un quadriennale e farà il debutto nella Liga dopo aver giocato in Francia (Metz, Lione) e in Italia (Roma, Juventus). A Torino arrivò nell'estate del 2016 per la somma di 32 milioni di euro e un contratto fino al 2021 con stipendio netto di 4.5 milioni di euro. Due anni più tardi, nell'agosto del 2018, mise nero su bianco in calce al rinnovo con il quale si legò alla "vecchia signora" fino al 2023 e beneficiò di un aumento d'ingaggio importante (6.5 milioni, 11.4 al lordo) figurando tra i calciatori più pagati.

La sua cessione determina una plusvalenza importante per il club bianconero, come comunicato dalla stessa Juventus. Venduto a un costo di mercato superiore (60 milioni) rispetto al valore attuale (circa 50 milioni), l'operazione permette alla Juventus di mettere a bilancio una plusvalenza di 41.8 milioni di euro: "Tale operazione genera un effetto economico positivo di circa € 41,8 milioni, al netto del contributo di solidarietà e degli oneri accessori".

Altra considerazione di tipo economico relativa all'addio dell'ex romanista e alla convenienza economica di una transazione del genere: con la sua partenza la società compie un'operazione determinante per il futuro abbassando anche il monte ingaggi. La cifra destinata ai compensi di Arthur è di 5 milioni di euro ma c'è un aspetto ulteriore da prendere in esame. Ciò comporterà un peso lordo minore sui conti e la possibilità di accedere agli incentivi fiscali per i lavoratori stranieri che arrivano in Italia (per effetto del "decreto crescita").