In America c’è qualche sceneggiatore pagato dal divino che crea storie per dare sempre ragione ai colleghi di Hollywood. Questa è l’unica affermazione che mi viene da fare ripensando alle vicende che hanno coinvolto le due pattinatrici di figura su ghiaccio, Nancy Kerrigan e Tonya Harding nel 1994.

Nancy Kerrigan è una ragazza di Woburn, Massachusetts ed è l’emblema dei tanti sogni americani che poi hanno spesso un plot simile. Il padre è un saldatore, guadagna il giusto per una famiglia numerosa come quella dei Kerrigan, ma fa anche altri tre lavori per sostenere il desiderio e il talento della figlia che inizia a fare pattinaggio su ghiaccio sulla pista di Stoneham.

Tra sacrifici e vittorie, Nancy inizia a fare sul serio dal 1988, quando si piazza dodicesima ai Campionati nazionali, scalando la classifica negli anni successivi, quinta nel 1989, quarta nel 1990, terza nel 1991. I Campionati USA non sono in quel periodo una gara secondaria, tanto è vero che ai Mondiali di Monaco di Baviera del 1991 lei è terza, dietro la regina dei ghiacci del momento Kristi Yamaguchi e Tonya Harding (eccola che spunta l’altra). Tutte e tre statunitensi.

Come di consueto l’anno successivo fa un passo in avanti, vincendo il bronzo olimpico ad Albertville ’92 (prima sempre la Yamaguchi) e l’argento ai Mondiali di Oakland, con la Yamaguchi che rivince e dice basta, passando al professionismo.

Nel 1993, senza la meravigliosa atleta californiana, vince i Campionati nazionali ma ai Mondiali di Praga stecca, arrivando quinta. L’anno dopo c’erano di nuovo le Olimpiadi invernali, perché era il momento di sfalsarle rispetto a quelle estive, dandogli così maggiore enfasi. Nancy era bella, ma di una bellezza particolare, con un po’ di scucchia che la rendeva ancora più dolce. E poi era leggera e sinuosa sul ghiaccio, un incanto vederla, non sembrava facesse alcuna fatica nel volare sui pattini.

Tonya Harding era anche lei un percorso possibile del sogno americano. Anche lei veniva da una famiglia normale ed era sofferente d’asma. Nonostante questo problema fumava ma soprattutto pattinava con la determinazione e la cocciutaggine di chi non è prescelto e deve per forza seguire i desideri e le indicazioni materne (guardare il film “Tonya” per capire il rapporto con la madre).

Divenne una pattinatrice di furia e muscoli, potente ed esplosiva. In quei Campionati USA 1991 in cui la Kerrigan arrivò per la prima volta sul podio, lei vinse grazie al fatto che dopo la Midori Itō era l’unica ad aver eseguito un triplo axel in una competizione ufficiale. Questa figura esaltò tutti e lei la ripeté altre tre volte quell’anno, di cui una ai Mondiali quando arrivò seconda dietro la Yamaguchi.

Dal 1992 in avanti non gli riuscì più il triplo axel e la sua carriera insieme alla sua vita dopo il matrimonio burrascoso con  Jeff Gyllooly presero una brutta piega. Terza ai Campionati USA ma è alle Olimpiadi che ha la scottatura più bruciante: è quarta, a un pelo proprio dalla Kerrigan che ormai le è stabilmente davanti.

Arriviamo così al 6 gennaio 1994, Detroit, giorno che precede i Campionati Nazionali, che danno il pass per le Olimpiadi di Lillehammer. Nancy Kerrigan si allena con il suo meraviglioso vestito bianco, esce dal campo gara e viene aggredita con un manganello, venendo colpita sul ginocchio destro. Le immagini fanno subito il giro del mondo e gli inquirenti arrivano presto alla verità. A colpirla è stato Shane Stant, ingaggiato per seimila dollari da Jeff Gyllooly, ex marito di Tonya Harding e Shawn Eckard, amico di Gylloly e guardia del corpo della Harding durante le competizioni. Tutto confluiva verso la pattinatrice che aveva un solo enorme motivo per aver chiesto di colpire la Kerrigan, andare alle Olimpiadi norvegesi e pensare di poterle vincere senza l’avversaria numero uno.

Lei però disse subito che aveva sentito della volontà di Gyllooly di colpire l’avversaria ma assolutamente di non aver né istigato né chiesto di colpirla. E qui avviene l’americanata più interessante e cinematograficamente imperdibile. La Harding non viene squalificata e va alle Olimpiadi (aveva intanto vinto i Campionati nazionali), la seconda in classifica, la povera Michelle Kwan, che nel film non sapevano che fargli fare, viene esclusa e a Lillehammer va Nancy Kerrigan, che si era ripresa dal colpo e poteva partecipare.

L’Hamar Olympic Amphitheatre divenne così una sorta di arena gladiatoria dove le due dovevano sfidarsi a viso aperto. Sfidarsi sì, ma doveva comunque vincere la bella, brava e martoriata. Nancy Kerrigan vinse un argento a dire la verità che sapeva di poco, perché fu più brillante dell’oro ucraino di Oksana Baiul (ma gli Europei si sa, non c’arrivano a certe finezze e il giudice tedesco Jan Hoffman assegna il decimo di punto in più all’ucraina che ne decreta la vittoria). Tonya Harding invece è a dir poco agitata. Inizia il suo programma libero, ma si ferma, piange disperata al tavolo dei giudici chiedendo di poter iniziare perché si era rotto il laccio di uno dei pattini. Insomma la cattiva arriva ottava e siamo tutti contenti così.

Tornate in America tutti sono convinti della colpevolezza della Harding, è stata lei la mandante. Lei paga una multa di 160.000 dollari per evitare il processo, ma sia la Federazione USA che l’ISU in pratica la bandiscono a vita. Per lei è finita.

Poi si continua così. Nancy Kerrigan fonda la "Nancy Kerrigan Foundation" allo scopo di aiutare i non vedenti, mentre di Tonya Harding esce prima un video hard messo in giro sempre da quel genio di Gylloly e poi diventa anche boxeur professionistica. Le rette delle loro vite non si incroceranno più, ma i loro nomi resteranno per sempre attaccati. Proprio quello che nessuna delle due avrebbe mai voluto.